Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25832 del 13/11/2020

Cassazione civile sez. III, 13/11/2020, (ud. 29/09/2020, dep. 13/11/2020), n.25832

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 03563/2014 R.G. proposto da:

EQUITALIA SUD SPA, società con socio unico, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

TARVISIO 2, presso lo studio dell’avvocato MARCO FIERTLER, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

G.A., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIA ALINA FILIPPELLI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1838/2013 del TRIBUNALE di COSENZA, depositata

il 14/10/2013;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio non partecipata

del 29/09/2020 dal relatore Dott. DE STEFANO Franco.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

la Equitalia Sud spa a socio unico, nella dichiarata qualità di successore di Equitalia E.Tr. spa, ricorre, con atto notificato a far tempo dal 27/01/2014 ed articolato su due motivi, per la cassazione della sentenza n. 1838/13 con cui il Tribunale di Cosenza aveva comunque accolto l’impugnativa di G.A., pronunciando sul suo appello avverso la sentenza del Giudice di pace di quel capoluogo che aveva, in carenza di prova della notifica degli atti da essa presupposti e restato contumace il convenuto, dichiarato la nullità delle cartelle sottese alla iscrizione ipotecaria eseguita dall’agente della riscossione per debiti di varia natura e fondata su violazioni del codice della strada e canoni idrici insoluti;

in particolare, con l’atto di gravame l’agente della riscossione aveva dedotto di non essersi costituita per non essere mai risultata iscritta a ruolo la causa ed invocato gli artt. 294 e 345 c.p.c., per potere produrre la prova della ritualità delle notifiche, ma proponendo poi eccezione di difetto di giurisdizione, di incompetenza per materia, di difetto di passiva legittimazione (individuando quella esclusiva dell’ente impositore) e di ultrapetizione per essere stato pronunciato l’annullamento delle cartelle dinanzi alla mera richiesta di agire solo sull’iscrizione ipotecaria;

il tribunale, peraltro, ha:

– rigettato le istanze di rimessione in termini, ascrivendo a colpa del convenuto la mancata sua costituzione per irrilevanza delle certificazioni del sistema automatizzato dell’ufficio del Giudice di pace;

– respinto l’eccezione di difetto di giurisdizione;

– riconosciuto il difetto di competenza del giudice adito per la natura esecutiva dell’atto impugnato;

– senza provvedere sulla sentenza di primo grado resa dal giudice dichiarato incompetente, deciso il merito della controversia, rilevando la carenza di rituale prova delle notifiche degli atti presupposti alle cartelle impugnate;

– infine annullato non le cartelle, ma l’iscrizione ipotecaria, con condanna dell’appellante alla cancellazione;

l’intimato resiste con controricorso;

a seguito di ordinanza interlocutoria 20/02/2020, n. 4430, il ricorso è stato rimesso dalla sezione tributaria di questa Corte, cui in un primo momento era stato assegnato, alla sezione individuata come tabellarmente competente.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

la ricorrente propone due mezzi di censura:

– col primo (rubricato “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – per violazione o falsa applicazione di norme di diritto: violazione degli art. 294 e 345 c.p.c.”) essa contesta la ratio decidendi dell’imputabilità al convenuto della mancata costituzione in giudizio, nonostante la prova della somministrazione a quello di informazioni errate da parte della cancelleria sulla mancata iscrizione a ruolo;

– col secondo (rubricato “art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti – omessa pronuncia sull’eccezione di violazione dell’art. 112 c.p.c.”) lamenta avere il tribunale omesso di provvedere sulla sorte delle cartelle annullate dalla sentenza di primo grado in violazione dell’art. 112 c.p.c., per non avere il ricorrente mai invocato tale pronuncia;

il primo motivo è inammissibile: in primo luogo, per radicale difetto di idonee rappresentazioni in ricorso dei documenti in base ai quali la ricorrente vorrebbe provare la raffigurazione di carenza di ogni sua colpa dinanzi al giudice del merito; in secondo luogo, perchè non è adeguatamente attinta da censura la chiara ratio decidendi della gravata sentenza, corrispondente a quanto statuito da Cass. 08/08/1997, n. 7343, sull’irrilevanza delle certificazioni di cancelleria dinanzi alla prova, che non si contesta trovarsi in atti, della rituale iscrizione a ruolo; in terzo luogo, perchè non integra una non imputabile impossibilità di costituzione neppure l’erronea indicazione sulla non iscrizione a ruolo ad opera dell’attore, a tanto potendo, sia pure con l’accollo dei relativi oneri erariali o fiscali, sopperire il diligente convenuto; in quarto luogo, perchè non si censura neppure l’argomento della preclusione davanti al giudice di appello, se non altro in un giudizio cui si applica il testo dell’art. 345 c.p.c., anteriore alla sua novella del 2012, della produzione di quei documenti che potrebbero dirsi indispensabili secondo la giurisprudenza di questa Corte (ribadita da Cass. Sez. U. 04/05/2017, n. 10790) nonostante la stessa imputabilità della mancata produzione in precedenza; infine, perchè anche la norma invocata avrebbe comunque richiesto una valutazione della indispensabilità dei documenti, su cui il ricorrente non si sofferma;

il secondo motivo è, correttamente interpretando la pronuncia gravata ed i suoi effetti, invece infondato: se è vero che al rilievo di incompetenza del Giudice di pace (sia pure in base ad argomenti poi sconfessati dalla sopravvenuta giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Corte, a partire da Cass. Sez. U. 22/07/2015, n. 15354) è correttamente seguita la pronuncia sul merito della controversia da parte del giudice di appello che coincidesse con quello competente in primo grado (per tutte: Cass. 12/11/2010, n. 22958/10; Cass. ord. 09/12/2011, n. 26462, resa ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1), è altrettanto vero che nessuna pronuncia esplicita è stata resa sulla sentenza del primo giudice, nonostante la chiarezza della statuizione della sua incompetenza;

ma, in tal caso, anche a prescindere dalle pure evidenti carenze di rappresentazione in ricorso degli atti ed altri elementi processuali rilevanti, può bene intendersi che il rilievo di incompetenza abbia travolto, sia pure senza una formale enunciazione in dispositivo, l’intera sentenza del Giudice di pace, siccome incompetente, quale effetto ex lege: ed allora la censura in esame si rivela infondata, perchè tale effetto di integrale caducazione della sentenza di primo grado esclude che sia mancata una pronuncia al riguardo, mentre, stavolta correttamente, quella del tribunale si limita a dichiarare la nullità della sola iscrizione ipotecaria e non anche delle cartelle;

in conclusione il ricorso, inammissibile il primo motivo ed infondato – correttamente interpretata la sentenza – il secondo, va rigettato, con condanna della soccombente ricorrente alle spese del presente giudizio di legittimità;

infine, poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono i presupposti processuali (a tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il comma 1-quater all’art. 13 del testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002 (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra le innumerevoli altre successive: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore del controricorrente, liquidate in Euro 2.200,00 (duemiladuecento/00) per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 29 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 novembre 2020

 

 

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