Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25815 del 14/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 14/12/2016, (ud. 10/11/2016, dep.14/12/2016),  n. 25815

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1449/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

e contro

GIBIESSE SAS, G.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 967/16/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE, di del 17/04/2014, depositata il 16/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MAURO MOCCI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., Delib. di procedere con motivazione sintetica ed osserva quanto segue.

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione nei confronti della sentenza con la quale la Commissione tributaria regionale della Toscana, dopo aver dato atto che il giudizio si era estinto nei confronti di S.P. e C.F. – per avere detti soci definito D.L. n. 98 del 2011, ex art. 30, la lite pendente – pronunziando nei confronti della Gibiesse s.a.s. e del socio G.M., aveva dichiarato inammissibile l’appello proposto dall’Ufficio avverso la CTP di Firenze. Quest’ultima aveva accolto i ricorsi proposti dalla società e dai soci avverso avvisi, con i quali era stato accertato un maggior reddito d’impresa rispettivamente ai fini IRAP, IVA ed IRPEF per l’anno 2006.

Nella decisione impugnata, la CTR ha affermato che il contenuto del gravame sarebbe consistito in una ripetizione pura e semplice del ricorso di primo grado, senza riportare chiaramente i motivi per i quali l’appellante si doleva delle affermazioni contenute nella decisione di primo grado, così derivandone l’inammissibilità dell’appello, D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 53.

La società intimata non si è costituita.

In esito alla trattazione del ricorso in camera di consiglio, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., il Collegio ha disposto l’integrazione del contraddittorio nei confronti del G., ma neppure costui – una volta portata a termine la notifica del ricorso – si è costituito in giudizio.

Il ricorso è affidato ad un unico mezzo.

Con la sua doglianza, l’Agenzia denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 1, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, sostenendo che la detta norma non richiederebbe che i motivi di appello debbano essere enunciati in forma rigorosa e formalistica, essendo invece sufficiente che, dal contesto dell’appello, potessero desumersi le ragioni di dissenso rispetto alla decisione impugnata.

Il motivo si palesa fondato.

Questa Corte ha ripetutamente affermato che “nel processo tributario, ove l’Amministrazione finanziaria si limiti a ribadire e riproporre in appello le stesse ragioni e argomentazioni poste a sostegno della legittimità del proprio operato, come già dedotto in primo grado, in quanto considerate dalla stessa idonee a sostenere la legittimità dell’avviso di accertamento annullato, è da ritenersi assolto l’onere di impugnazione specifica previsto dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, secondo il quale il ricorso in appello deve contenere i “motivi specifici dell’impugnazione” e non già “nuovi motivi”, atteso il carattere devolutivo pieno dell’appello, che è un mezzo d’impugnazione non limitato al controllo di vizi specifici della sentenza di primo grado, ma rivolto ad ottenere il riesame della causa nel merito (Cass. N. 3064 del 2012; n. 14031 del 2006).

Più in generale, e con riferimento anche all’appello proposto dal contribuente, è stato sottolineato che “la specificità dei motivi di appello (finalizzata ad evitare un ricorso generalizzato e poco meditato al giudice di seconda istanza) esige che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell’appellante, volte ad incrinare il fondamento logico giuridico delle prime, ragion per cui alla parte volitiva deve sempre accompagnarsi una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice.

Tale, esigenza, tuttavia, non può impedire che il dissenso della parte soccombente investa la decisione impugnata nella sua interezza e che esso si sostanzi proprio in quelle argomentazioni che suffragavano la domanda disattesa dal primo giudice, essendo innegabile che, in tal caso, sottoponendo al giudice d’appello tali argomentazioni – poichè ritenute giuste ed idonee al conseguimento della pretesa fatta valere – si adempia pienamente all’onere di specificità dei motivi (Cass. n. 14908 del 2014; Cass. n. 14031 del 2006).

Ciò ricorre nel caso in esame, ove, come risulta dal gravame interamente trascritto in ricorso, l’appellante, riproponendo le ragioni dell’accertamento, ha contestato in toto la decisione di primo grado (con particolare riguardo all’asserzione del primo giudice relativa all’assenza di presunzioni gravi, precise e concordanti).

Deve dunque procedersi alla cassazione della sentenza con rinvio alla CTR della Toscana, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Toscana in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 10 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 dicembre 2016

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