Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25798 del 18/11/2013


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Civile Sent. Sez. U Num. 25798 Anno 2013
Presidente: RORDORF RENATO
Relatore: CECCHERINI ALDO

SENTENZA

sul ricorso 25315-2012 proposto da:
VIS VIVA S.R.L., in persona del legale rappresentante
pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
ANTONIO BERTOLONI 27, presso lo studio degli avvocati
LUCA PETRONE, VOLPI ROBERTO, che la rappresentano e
difendono unitamente agli avvocati MARTINO EBNER, EBNER
VITTORIO GLAUCO, per delega a margine del ricorso;

Data pubblicazione: 18/11/2013

- ricorrente contro

AUTORITA’ DI BACINO PILOTA DEL FIUME SERCHIO, in
persona del Segretario Generale pro-tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

rappresenta e difende ope legis;
PROVINCIA DI LUCCA, in persona del Presidente protempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE
ANGELICO 45, presso lo studio dell’avvocato BUCCELLATO
FAUSTO, che la rappresenta e difende unitamente
all’avvocato LORENZO CORSI, per delega a margine del
controricorso;
– controricorrenti nonchè contro

COMUNE DI BAGNI DI LUCCA, COMITATO ISTITUZIONALE
DELL’AUTORITA’ DI BACINO, BACINO PILOTA DEL FIUME
SERCHIO;
– intimati –

avverso la sentenza n. 95/2012 del TRIBUNALE SUPERIORE
DELLE ACQUE PUBBLICHE, depositata il 22/06/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 22/10/2013 dal Consigliere Dott. ALDO
CECCHERINI;
uditi gli avvocati Roberto VOLPI, Vittorio Glauco
EBNER, Lorenzo CORSI, Marinella DI CAVE dell’Avvocatura
Generale dello Stato;

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott.
UMBERTO APICE, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Nelle more del procedimento per il rilascio dell’autorizzazione a favore della Vis Viva s.r.l. per la costruzione di un impianto idroelettrico nel
comune di Bangi di Lucca, sul torrente Lima, l’Autorità di bacino del fiume
Serchio, con deliberazione 20 febbraio 2007 n. 172, adottò dei criteri integrativi per la definizione del Deflusso Minimo Vitale del bacino del fiume

mento idroelettrico dei corsi d’acqua affluenti, con un numero di derivazioni superiore a 100 tra quelle in attività e quelle in progetto, si disponeva
che, per l’ubicazione di nuovi impianti per la produzione di energia elettrica e con esclusione di quelli del tipo ad acqua fluente, dovesse essere
mantenuto esente da derivazioni un tratto di alveo posto a monte
dell’opera di presa, e un tratto di alveo posto a valle dell’opera di restituzione d’impianti esistenti, di lunghezza pari almeno al doppio del tratto di
alveo compreso tra l’opera di presa e l’opera di restituzione degli impianti
predetti. Con una successiva deliberazione del 19 giugno 2007, n. 156, la
stessa autorità individuò gli impianti ad acqua fluente in quelli che utilizzano la portata naturale del corso d’acqua senza condotta o canale derivatore, e comprendenti solo l’opera di sbarramento e la centrale incorporata o
affiancata alla traversa di sbarramento.
2.

Avendo la Provincia di Lucca, competente per il rilascio

dell’autorizzazione, chiesto il parere dell’Autorità di Bacino circa la compatibilità dell’impianto in progetto con le deliberazioni nn. 152 e 156 del
2007, l’autorità espresse, con provvedimento 7 gennaio 2008, parere sfavorevole, sull’assunto che l’impianto in progetto non fosse definibile ad
acqua fluente secondo i criteri della deliberazione n. 156/2007, e che di
fatto esisteva già a valle una derivazione d’acqua, a distanza inferiore a
quella prevista dalla deliberazione n. 152/2007. La Provincia con deliberazione 8 aprile 2008 n. 146, si pronunciò definitivamente in senso negativo
nella procedura di valutazione d’impatto ambientale, facendo proprie le
motivazioni del parere dell’autorità di bacino. Infine, con determinazione
17 ottobre 2008, n. 477, il Servizio Difesa del Suolo della Provincia di Lucca concluse il procedimento con il rigetto della domanda di concessione,
motivato con il fatto che l’[email protected] della compatibilità ambientale del
1
I. est.
Il co
dr. Ald eccherini

Serchio. In essa, sul presupposto del notevole incremento dello sfrutta-

progetto, prescritto dalla legge regionale n. 79 del 1998, aveva avuto esito
negativo.
3. La società ha proposto ricorso davanti al Tribunale superiore delle
acque pubbliche (TSAP) impugnando, tra l’altro, le determinazioni di rigetto 8 aprile 2008 n. 146 e 17 ottobre 2008 n. 477, la deliberazione
dell’autorità di bacino n. 156 del 2007, e il parere della medesima autorità
7 gennaio 2008 n. 25.

spinto il ricorso.
5. Contro questa sentenza, ricorre Vis Viva s.r.l. per nove motivi, illustrati anche con memoria.
Resiste la Provincia di Lucca con controricorso e con memoria ex art.
378 c.p.c.
Resiste anche l’autorità di bacino pilota del fiume Serchio con controricorso.

RAGIONI DELLA DECISIONE
6. Con i primi tre motivi di ricorso si denunciano vizi di motivazione
della sentenza impugnata. I primi due vertono sull’affermazione che l’impianto progettato, oggetto della controversia, fosse a bacino invece che ad
acqua fluente. Il Tribunale superiore delle acque pubbliche non avrebbe
tenuto conto della consulenza tecnica stragiudiziale depositata, nella quale
si dimostrava come nella prassi e nella letteratura specializzata, e
all’opposto di quanto ritenuto dall’amministrazione e ritenuto corretto dal
tribunale, per impianti ad acqua fluente s’intendono quelli privi di serbatoi
di regolazione, essendo ininfluente la presenza o l’assenza di canali di derivazione o restituzione (primo motivo). Inoltre il tribunale si sarebbe contraddetto assumendo, da un lato, che l’autorità di bacino avrebbe valutato
in concreto se nell’impianto il parametro di deflusso minimo vitale fosse
effettivamente compromesso, e, dall’altro, che essa si sarebbe limitata a
registrare l’incompatibilità astratta del d.m.v. con i criteri introdotti dalla
stessa autorità (secondo motivo). Con il terzo motivo si deduce che
l’affermazione della sentenza impugnata – per cui nella disciplina imposta
dall’autorità di bacino la costruzione d’impianti idroelettrici a distanza inferiore a quella predeterminata sarebb sempre e comunque incompatibile
11 cons. 1. est.
2
dr. Aldo ccherini

4. Il Tribunale superiore, con sentenza 22 giugno 2012 n. 95, ha re-

con il parametro del d.m.v. – sarebbe in contraddizione con il contenuto
della delibera n. 152/2007 della medesima autorità, che faceva eccezione
per gli impianti ad acqua fluente, quale dovrebbe qualificarsi quello in oggetto. Questo motivo prosegue poi con la discussione un diverso passo
della motivazione della sentenza impugnata, circa la contraddittorietà tra il
riconoscimento della maggiore coerenza della deliberazione n. 121 del
2002 e l’affermazione della correttezza della posteriore deliberazione n.

7. Le censure così sintetizzate sono fondate.
A proposito del punto in discussione, costituito dall’identificazione
delle caratteristiche tecniche dell’impianto progettato e della sua conseguente assoggettabilità – in punto di rispetto del deflusso minimo vitale alla disciplina degli impianti a bacino piuttosto di quelli ad acqua fluente,
l’impugnata sentenza si limita premettere che “contrariamente a quanto
ritenuto dall’impresa attuale ricorrente, quello in esame non può considerarsi come un impianto ad acqua fluente.”.
L’affermazione, del tutto immotivata, non consente di comprendere
se, secondo il giudice di merito, l’impianto progettato possedesse delle
caratteristiche tecniche oggettivamente diverse da quelle affermate dalla
società ricorrente, che ne sosteneva la conformità alla descrizione degli
impianti definibili “ad acqua fluente” contenuta nella consulenza stragiudiziale di parte depositata. In tal caso, il punto riguarderebbe l’accertamento
di un fatto, rilevante per la decisione e controverso, in ordine al quale sarebbe stato necessario indicare la ragione della conclusione raggiunta dal
collegio.
8.

L’assenza di qualsiasi precisazione a questo riguardo,

nell’impugnata sentenza, non permette di escludere ipotesi alternative, le
quali peraltro non escluderebbero il vizio di legittimità denunciato. E’ anche possibile, infatti, che, a giudizio del tribunale superiore, non si trattasse propriamente di una questione di fatto, e che, pur riconoscendosi la
conformità dell’impianto progettato alle caratteristiche tecniche esposte
dalla società ricorrente, il dissenso vertesse sulla sua corretta qualificazione: in tal caso, tuttavia, sarebbe stato necessario chiarire la ragione per la
quale la contestata qualificazione fatta propria dall’autorità di bacino fosse

Il cons
dr. Aldo

1. est.
herini

3

152 del 2007.

corretta, nonostante la diversa accezione della nozione di “impianto ad
acqua fluente” sostenuta dalla società ricorrente. Ciò avrebbe indirizzato la
motivazione a una discussione sul punto, molto contestato nelle difese della ricorrente, della legittimità della definizione di quel tipo d’impianti accolta dall’autorità di bacino con le deliberazioni n. 152 e 156 del 2007 (costituenti atti generali: v. Cass. Sez. un. 24 febbraio 2011 n. 4448), restando
da verificare se la questione rientrasse nei limiti della discrezionalità tecni-

della normativa di settore richiamata dalla società con il nono motivo di
ricorso (art. 2 d.lgs. n. 387 del 2003; decreto del Ministero attività produttive in data 24 ottobre 2005, attuativo del d.lgs n. 79 del 1999).
9. Solo all’esito di tali accertamenti, sollecitati dalle tesi difensive della società ricorrente, potrebbe acquistare rilevanza decisoria, nel presente
giudizio, l’ulteriore questione, della legittimità delle citate deliberazioni dell’autorità di bacino, nn. 152 e 156 del 2007 sotto il profilo della compatibilità con il diritto comunitario, sollevata con l’ottavo motivo di ricorso, per
violazione di legge; motivo che resta assorbito, al pari di tutti gli altri, dalla cassazione della sentenza in accoglimento dei primi tre motivi.
10.

La sentenza impugnata è pertanto cassata in accoglimento dei

primi tre motivi di ricorso. La causa è rinviata al Tribunale Superiore delle
Acque Pubbliche in altra composizione che, all’esito di un nuovo esame, si
pronuncerà motivatamente, anche ai fini del regolamento delle spese, sulla questione sopra indicata al n. 7, e, se del caso, valuterà i profili di legittimità di cui ai punti 8 e 9, consequenziali a tali accertamenti.
P. q. m.
La Corte accoglie i primi tre motivi di ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per il regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale superiore delle Acque Pubbliche in
altra composizione.
Così deciso a Roma, nella camera di consiglio delle Sezioni unite civile
della Corte suprema di cassazione, il giorno 22 ottobre 2013.

ca dell’amministrazione del bacino, o non fosse vincolata dalle previsioni

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