Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25767 del 15/11/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 25767 Anno 2013
Presidente: PICCIALLI LUIGI
Relatore: FALASCHI MILENA

ORDINANZA
sul ricorso 16024-2011 proposto da:
SIDERBETON ITALIANA SRL 00511730871, elettivamente
domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la CASSAZIONE,
rappresentata e difesa dall’avvocato ESTERINI GIOVANNI giusta
procura a margine del ricorso;
– ricorrente contro
CONDOMINIO DI VIA CERVO 44/A ACIREALE 90026900879,
in persona dell’Amministratore pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA TRACIA 4, presso lo studio dell’avvocato
CARDAMONE LUIGI, rappresentato e difeso dall’avvocato
CUNDARI GAETANO giusta procura speciale a margine del
controricorso;
– controricorrenti –

Data pubblicazione: 15/11/2013

avverso la sentenza n. 192/2011 della CORTE D’APPELLO di
CATANIA del 16/02/2011, depositata il 18/02/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
27/09/2013 dal Consigliere Relatore Dott. MILENA FALASCHI;
è presente il P.G. in persona del Dott. AURELIO GOLIA.

Nel giudizio di primo grado, svolto dinanzi al Tribunale di
Catania – Sezione distaccata di Acireale, conseguente alla
proposizione da parte del Condominio di via Cervo n. 44/A
in Acireale di istanza per ottenere la condanna
dell’Impresa di costruzioni SIDERBETON ITALIANA s.r.1.,
quale costruttrice – venditrice alla eliminazione a proprie
cure e spese dei difetti di costruzione dell’edificio
condominiale realizzato dalla società convenuta, nella
resistenza della impresa costruttrice, espletata
istruttoria, il giudice adito, con sentenza n. 283 del
22.12.2005, condannava l’impresa edile ad eliminare i
difetti accertati in giudizio, eseguendo i lavori indicati
dal c.t.u. alle lettere a), b), d) ed h) della relazione

CONSIDERATO IN FATTO

peritale.
Avverso la menzionata sentenza proponeva appello la
medesima società SIDERBETON ITALIANA, cui resisteva
l’appellato Condominio, la Corte di appello di Catania,
respingeva il gravame e per l’effetto confermava la
decisione impugnata.

Ric. 2011 n. 16024 sez. M2 – ud. 27-09-2013
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(A

Con ricorso notificato il 25 maggio 2011 e depositato il 14
giugno 2011, la SIDERBETON ITALIANA s.r.l. ha impugnato per
cassazione la richiamata sentenza della Corte di appello di
Catania (notificata il 26 marzo 2011) prospettando un unico

insufficiente e/o contraddittoria motivazione della
sentenza impugnata per erronea ed insufficiente valutazione
del contenuto degli atti e documenti di causa, con
riferimento all’art. 360, comma l, n. 5 c.p.c., nonché
violazione dell’art. 1669 c.c..
Con controricorso si è costituito il CONDOMINIO intimato.
Il consigliere relatore, nominato a norma dell’art. 377
c.p.c., ha depositato la relazione di cui all’art. 380 bis
c.p.c. proponendo il rigetto del ricorso.
All’udienza camerale il Procuratore Generale ha rassegnato
conclusioni conformi a quelle di cui alla relazione.
RITENUTO IN DIRITTO
Vanno condivise e ribadite le argomentazioni e le
conclusioni di cui alla relazione ex art. 380 bis c.p.c.
che di seguito si riporta:

“Con l’unica censura la società

ricorrente, dedotto il vizio di motivazione nonché la
violazione e falsa applicazione

dell’art. 1669

c.c.,

lamenta che mentre la pretesa fatta valere in giudizio
riguarda le infiltrazioni verificatesi nelle pareti esterne
ed interne dell’androne e del vano scala condominiale, la

Ric. 2011 n. 16024 sez. M2 – ud. 27-09-2013
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motivo con il quale ha denunciato la omessa e/o

Corte abbia ritenuto che il vizio integri gli estremi del
grave difetto di cui all’art. 1669 c. c. , pur vertendosi in
tema di vendita e non già dl Appalto.
Il motivo è infondato.

indagini tecniche svolte dal consulente d’ufficio, che
vizi lamentati dal condominio riguardano infiltrazioni di
acqua presenti in più punti nel rivestimenti interni
nell’androne dell’edificio in prossimità del portoncino di
ingresso, oltre alle infiltrazioni d’acqua piovana dalla
pavimentazione davanti all’androne d’ingresso.
La Corte del merito ha altresì rilevato che le cause di
tale “dissesto”, che riguardano importanti parti comuni
dell’edificio condominiale, sono da addebitare, per la
parte superiore, alla scarsa efficienza del sistema della
pensilina di riparo dalle acque ~teoriche (consistente
nella insufficiente pendenza della parte orizzontale
trasparente con conseguente difficoltà di evacuazione, come
si evince dalla macchia

di

‘copioso’ ristagno d’acqua,

nonché nel degrado dell’impermeabilizzazione perimetrale
orizzontale e dalla possibilità, lasciata all’acqua
battente,

dl interessare il portoncino sottostante

per

l’inefficienza, in atto, della guaina impermeabilizzante
presente sulla facciata stessa), per la restante parte alla
mancanza di sufficiente pendenza e alla carente

Ric. 2011 n. 16024 sez. M2 – ud. 27-09-2013
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La Corte d’appello ha accertato, alla stregua delle

impermeabilizzazione della superficie posizionata sotto
detta pavimentazione, smentita la deduzione della
sufficienza della pendenza di appena 1’1* di

parte

appellante (odierna ricorrente), dalle macchie che si

sistema di smaltimento delle acque meteoriche. Tale essendo
la situazione di fatto, corretto è l’inquadramento delle
evidenziate alterazioni nell’ambito dei gravi

difetti di

costruzione che danno luogo alla garanzia prevista
dall’art. 1669 c.c., posto che questi non si identificano
solo con i fenomeni che influiscono sulla staticità
dell’edificio, ma possono consistere in quelle alterazioni
che, pur riguardando direttamente una parte dell’opera,
incidono sulla struttura e funzionalità globale, menomando
in modo apprezzabile il godimento dell’opera medesima, coma
appunto si verifica nel caso di infiltrazioni di acqua e di
umidità attraverso le murature condominiali interne ed
esterne dell’androne a causa della non corretta tecnica di
costruzione sia della pensilina di protezione della porta
di ingresso sia della pavimentazione (cfr. Casa. 15 aprile
1999 n. 3753; Casa. 4 novembre 2005 n. 21351; Casa. 3
gennaio 2013 n. 84), atteso peraltro il poco tempo decorso
dal compimento delle finiture dell’edificio.

Nè – contrariamente a quanto suppone la società ricorrente
– l’operatività della garanzia di cui all’art. 1669 cod.

tic. 2011 n. 16024 sez. M2 – ud. 27-09-2013
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riscontrano in corrispondenza di un pluviale di scarico del

civ. è esclusa in ragione del fatto che si verta in ipotesi
di vendita giacchè l’azione di responsabilità per rovina e
difetti di

cose immobili, prevista

dal/’art. 1669

cod.

civ., può essere esercitata non solo dal committente contro

che abbia costruito l’immobile sotto la propria
responsabilità, allorché lo stesso venditore abbia assunto,
nei confronti dei terzi e degli stessi acquirenti, una
posizione di

diretta

responsabilità nella costruzione

dell’opera, e sempre che si

tratti di

gravi

difetti,

quali, a/ di fuori dell’ipotesi di rovina o di evidente
pericolo

di

rovina, pur senza influire sulla

dell’edificio, pregiudichino o menomino

stabilità

in modo rilevante

il normale godimento, la funzionalità o l’abitabilità del
medesimo (cfr Caso. 16 febbraio 2012 n. 2238).
In definitiva, si riconferma che sembrano emergere le
condizioni per procedere nelle forme di cui all’art. 380
bis c,p.c., ravvisandosi la manifesta infondatezza del
ricorso.”.
Gli argomenti e le proposte contenuti nella relazione di
cui sopra, alla quale non sono state rivolte critiche di
sorta, sono condivisi dal Collegio, e, pertanto, il
ricorso va rigettato.
Il ricorso va, pertanto, rigettato.

Ric. 2011 n. 16024 sez. M2 – ud. 27-09-2013
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l’appaltatore, ma anche dall’acquirente contro il venditore

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in
dispositivo, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
La Corte, rigetta il ricorso;

di questo grado di giudizio, che liquida in complessivi e.
2.500,00, di cui e. 200,00 per esborsi.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
VI – 2 Sezione civile della Corte di Cessazione, il 27
settembre 2013.

condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese

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