Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25767 del 02/12/2011

Cassazione civile sez. trib., 02/12/2011, (ud. 16/11/2011, dep. 02/12/2011), n.25767

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 15353/2007 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

D.C.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 49/2006 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

PARMA, depositata il 22/04/2006;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/11/2011 dal Consigliere Dott. SALVATORE BOGNANNI;

Preso atto che il P.G. non ha formulato osservazioni sulla relazione

ex art. 380 bis c.p.c., notificatagli.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. L’agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza della commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna, sez. stacc. di Parma, n. 49/22/06, depositata il 22 aprile 2006, con la quale, accolto l’appello del contribuente contro quella di primo grado, veniva riconosciuta la pretesa di D.C.A. circa il rimborso dell’Irap pagata per gli anni 1998-01, quale agente di commercio. In particolare il giudice di appello affermava che non era dato riscontrare un’attività autonoma svolta con organizzazione nel caso in specie, giusta la documentazione in atti. L’intimato non ha svolto alcuna difesa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. Col primo motivo la ricorrente deduce violazione di varie norme di legge, in quanto la CTR non considerava che alcun rimborso era dovuto, atteso che il contribuente svolgeva un’attività autonoma con organizzazione in forma d’impresa.

Il motivo è fondato, dal momento che in tema di IRAP, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio dell’attività di agente di commercio di cui alla L. 9 maggio 1985, n. 204, art. 1, è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'”id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni (Cfr. anche Cass. Sez. U., Sentenza n. 12108 del 26/05/2009, Sent. n. 3673 del 2007). Invece non risulta che D.C. avesse fornito prova in tal senso nel caso in specie.

3. Col secondo motivo la ricorrente denunzia vizio di motivazione, giacchè l’intimato aveva fruito di prestazioni di lavoro dipendente nel 2000, giusta anche i dati riportati nelle dichiarazioni fiscali, senza che la CTR indicasse le ragioni, per le quali riteneva che la documentazione in atti dimostrasse che non c’era apporto di collaboratori.

La censura va condivisa, atteso che il giudice di appello non indicava, se non genericamente, le ragioni per cui riteneva provata la mancanza di organizzazione d’impresa.

4. Ne discende che il ricorso va accolto, con la conseguente cassazione della sentenza impugnata senza rinvio ex art. 384 c.p.c., comma 2, poichè non occorrono ulteriori accertamenti di fatto, e la causa va perciò decisa nel merito, con il rigetto del ricorso introduttivo di D.C..

5. Quanto alle spese dell’intero giudizio, sussistono giusti motivi per compensarle, tenuto anche conto dell’esito alterno di esso nei gradi di merito.

P.Q.M.

LA CORTE Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata senza rinvio, e, decidendo nel merito, rigetta quello introduttivo, e compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 16 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 2 dicembre 2011

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