Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25759 del 15/11/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 25759 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: CIRILLO FRANCESCO MARIA

PU

SENTENZA

sul ricorso 10660-2010 proposto da:
INPDAP – ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA PER I
DIPENDENTI DELL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA 97095380586,
in persona del Presidente/Commissario Straordinario
Avv. PAOLO CRESCIMBENI, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso lo studio
2013
1908

dell’avvocato

GIUSEPPE

CIPRIANI

(Avvocatura

dell’ISTITUTO), che lo rappresenta e difende giusta
delega in atti;
– ricorrente contro

1

Data pubblicazione: 15/11/2013

COMUNE FIRENZE 01307110484, in persona del Sindaco
pro tempore MATTEO RENZI, elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA DORA l, presso lo studio dell’avvocato
LORIZIO MARIA ATHENA, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato PERUZZI SERGIO giusta delega

– controricorrente
avverso la sentenza n.

1369/2007

della CORTE

D’APPELLO di FIRENZE, depositata il 04/12/2007,
R.G.N. 540/06;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 15/10/2013 dal Consigliere Dott.
FRANCESCO MARIA CIRILLO;
udito l’Avvocato GIUSEPPE CIPRIANI;
udito l’Avvocato MARIA ATHENA LORIZIO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIANFRANCO SERVELLO che ha concluso
per l’inammissibilità del ricorso;

2

in atti;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
1. Con sentenza del 5 dicembre 2005 il Tribunale di Firenze,
accogliendo la domanda proposta dall’INPDAP nei confronti del
Comune

di

Firenze,

condannava

quest’ultimo al

rilascio

dell’immobile sito nella Via Modigliani della medesima città ed

somma di euro 1.690.245,29, oltre rivalutazioni, interessi e con
il carico delle spese.
2.

Avverso tale pronuncia proponeva appello il Comune

soccombente e la Corte d’appello di Firenze, con sentenza del 4
dicembre 2007, in parziale riforma di quella di primo grado,
condannava il Comune alla minore somma di euro 240.241,09,
compensando per un terzo le spese di entrambi i gradi di
giudizio.
Osservava la Corte territoriale che nel caso in esame il
Comune, pur essendo in ritardo nella restituzione dell’immobile
fin dal 1983, aveva sempre continuato a pagare l’indennità di
occupazione pari a lire 30 milioni annui; sicché il danno
lamentato dall’INPDAP, dovendosi rapportare, in quanto lucro
cessante, alla differenza tra le somme che il locatore avrebbe
potuto ricavare dalla locazione o dalla vendita del bene e
quelle effettivamente versate dal conduttore, non era
ipsa,

in re

e doveva essere provato dal locatore. Dalla documentazione

in atti risultava che tra le parti vi era la seria
determinazione a stipulare un nuovo contratto di locazione alla
scadenza del precedente, il che costituiva prova del danno,
3

al risarcimento dei danni per l’occupazione senza titolo, per la

poiché era evidente che il nuovo contratto sarebbe stato
stipulato ad un canone più elevato del precedente. Pertanto,
alla luce dei conteggi operati dal c.t.u. – e tenendo altresì
presente che l’offerta del Comune di Firenze non riguardava
l’intero immobile in questione, ma solo una parte inferiore – la

trascritta.
3. Avverso la sentenza della Corte d’appello di Firenze
propone ricorso l’INPDAP, con atto affidato a due motivi, nel
quale premette che la pronuncia impugnata è stata oggetto di
revocazione, con sentenza del 26 febbraio 2010, da parte della
Corte d’appello di Firenze, la quale ha rideterminato il danno
in favore dell’ente ricorrente nella maggiore somma di euro
650.929,26.
Resiste il Comune di Firenze con controricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. La Corte osserva in via preliminare che il ricorso è
inammissibile.
Ed invero la stessa parte ricorrente ha precisato, come si è
detto, che la sentenza della Corte d’appello di Firenze oggetto
del presente ricorso – ossia la sentenza n. 1369 depositata il 4
dicembre 2007 – è stata oggetto di revocazione da parte della
medesima Corte, con successiva pronuncia n. 245 del 2010,
depositata il 26 febbraio 2010 e presente in atti. In tale
seconda sentenza la Corte fiorentina non si è limitata alla c.d.
fase rescindente del giudizio di revocazione, ma ha svolto anche
4

Corte giungeva alla liquidazione della minore somma sopra

quella rescissoria (art. 402 cod. proc. civ.), determinando una
diversa e maggiore entità del danno in favore dell’INPDAP.
Su tale dato di fatto concorda anche il Comune di Firenze nel
controricorso.
Come questa Corte ha riconosciuto in altri casi, in tema di

sia stata riformata nel senso voluto dal ricorrente – per avere
la corte di appello modificato in sede di giudizio di
revocazione la propria sentenza fatta oggetto di ricorso di
legittimità – questi ha perso qualsiasi interesse ad una
pronuncia sul proprio ricorso, che, per tale ragione, va
dichiarato inammissibile (sentenza 12 novembre 2007, n. 23515,
in linea con quella delle Sezioni Unite 29 novembre 2006, n.
25278).
2. Il ricorso, pertanto, è inammissibile.
A tale esito segue la condanna della parte ricorrente al
pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in
conformità ai soli parametri introdotti dal decreto ministeriale
20 luglio 2012, n. 140, sopravvenuto a disciplinare i compensi
professionali.
PER QUESTI MOTIVI

La Corte

dichiara inammissibile

il

ricorso e condanna il

ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione,
liquidate in complessivi euro 15.200, di cui euro 200 per spese,
oltre accessori di legge.

5

giudizio di cassazione, nel caso in cui la sentenza impugnata

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza

Sezione Civile, il 15 ottobre 2013.

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