Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25755 del 30/10/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 30/10/2017, (ud. 06/06/2017, dep.30/10/2017),  n. 25755

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – rel. Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10921/2012 proposto da:

GENERAL SECURITY GROUP S.R.L., IN LIQUIDAZIONE, in persona del

Liquidatore B.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CELIMONTANA 38, presso lo studio dell’Avvocato BENITO PANARITI,

rappresentata e difesa dall’Avvocato MICHELE PICERNO, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale

mandatario della CARTOLARIZZAZIONE CREDITI INPS S.C.C.I.,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso lo

studio dell’avvocato ANTONINO SGROI, che lo rappresenta e difende

unitamente agli avvocati CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, giusta

delega in atti;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE, EQUITALIA ESATRI

S.P.A.;

– intimati –

nonchè da:

MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Ministro pro tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

GENERAL SECURITY GROUP SRL IN LIQUIDAZIONE, EQUITALIA ESATRI S.P.A.,

I.N.P.S. ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 856/2011 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 30/12/2011 R.G.N. 431/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/06/2017 dal Consigliere Dott. UMBERTO BERRINO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato D’ALOISIO CARLA;

udito l’Avvocato GIACOBBE DANIELA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

A) La società General Security Group s.r.l. in liquidazione proponeva opposizione nei confronti di un verbale di accertamento (n. 517 del 14.7.06 – ricorso del 3.5.07) con cui l’INPS considerava subordinato il rapporto di lavoro intrattenuto dalla stessa opponente con oltre 100 lavoratori con la forma del contratto a progetto. B) Emessa cartella esattoriale in relazione a detto verbale, la predetta società proponeva opposizione contro la stessa (ricorso 14.3.08). C) Rigettate entrambe le opposizioni e proposti appelli separati dalla soccombente, la Corte d’appello di Milano, nel contraddittorio dell’appellante, dell’INPS, del Ministero del Lavoro e di Equitalia, riuniva le impugnazioni e le rigettava (sentenza 30.12.11). D) La Corte d’appello riteneva: a) validamente motivato l’accertamento; b) inoppugnabile la decisione del Comitato Regionale per i rapporti di lavoro; c) inammissibili i vizi dedotti circa la cartella esattoriale essendo tardiva l’opposizione; d) infondate le censure di merito in quanto nella specie il rapporto di lavoro (servizi di guardiania, portierato e reception per complessi immobiliari) aveva i caratteri della subordinazione; e) infondate le doglianze circa l’ammontare delle sanzioni, perchè dedotte con riferimento a parametri normativi relativi alle sanzioni amministrative e non a quelle civili. E) Propone ricorso per cassazione la General Security Group s.r.l. in liquidazione con cinque motivi. F) Resistono con controricorso l’INPS ed il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Quest’ultimo propone, a sua volta, ricorso incidentale affidato a tre motivi.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Coi primi tre motivi del ricorso principale, dedotti per violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto, per vizio di motivazione e per illogicità della sentenza, la società General Security Group s.r.l. in liquidazione lamenta che la Corte di merito, nel respingere le doglianze relative ai denunziati vizi di forma del verbale di accertamento ispettivo e della cartella esattoriale, non ha spiegato le ragioni del rigetto. Inoltre, la ricorrente aggiunge che la cartella esattoriale in questione subordinava espressamente il rimedio della sua eventuale impugnazione all’osservanza del termine di quaranta giorni e non a quello di venti giorni per l’opposizione agli atti esecutivi.

1.a. Osserva la Corte che le predette censure, racchiuse in un solo motivo, denotano evidenti profili di inammissibilità: invero, le doglianze peccano di autosufficienza laddove non sono indicati in modo specifico quali furono in concreto i motivi d’appello mossi alla decisione di rigetto delle eccezioni formulate per vizi di natura formale e nemmeno sono spiegate le ragioni per le quali una tale decisione dovrebbe ritenersi errata. Inoltre, si fa riferimento ad un diverso termine di decadenza indicato nella cartella esattoriale opposta senza che questa sia stata prodotta. Al riguardo le Sezioni unite di questa Corte hanno statuito (Cass. Sez. Un. n. 22726 del 3/11/2011) che “in tema di giudizio per cassazione, l’onere del ricorrente, di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, così come modificato del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 7, di produrre, a pena di improcedibilità del ricorso, “gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda” è soddisfatto, sulla base del principio di strumentalità delle forme processuali, quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo di parte, anche mediante la produzione del fascicolo nel quale essi siano contenuti e, quanto agli atti e ai documenti contenuti nel fascicolo d’ufficio, mediante il deposito della richiesta di trasmissione di detto fascicolo presentata alla cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata e restituita al richiedente munita di visto ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 3, ferma, in ogni caso, l’esigenza di specifica indicazione, a pena di inammissibilità ex art. 366 c.p.c., n. 6, degli atti, dei documenti e dei dati necessari al reperimento degli stessi”.

Ebbene, nella fattispecie quest’ultimo onere non risulta essere stato assolto in quanto in calce al presente ricorso principale è fatto solo generico riferimento alla produzione dei fascicoli di parte dei gradi di merito.

2. Col quarto motivo, formulato per illogicità della motivazione su un punto decisivo della controversia, la ricorrente rileva che l’applicazione, nella fattispecie, della sanzione civilistica della trasformazione del rapporto giuridico da rapporto di lavoro a progetto in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato era in contrasto con le risultanze degli atti, non avendo l’Inps assolto all’onere della prova della simulazione dei rapporti intercorsi tra le parti e dell’esistenza degli indici della subordinazione. In ogni caso la Corte territoriale aveva erroneamente ritenuto che nella fattispecie fossero presenti gli indici rilevatori della subordinazione con riferimento alla posizione lavorativa dei collaboratori a progetto indicati dagli ispettori dell’Inps in occasione dei loro accertamenti.

2.a. Il motivo è infondato.

Anzitutto, come questa Corte ha già avuto modo di affermare (Cass. sez. lav. n. 17127 del 17.8.2016), “in tema di lavoro a progetto, il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 69,comma 1 (“ratione temporis” applicabile, nella versione antecedente le modifiche di cui alla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 23, lett. f)), si interpreta nel senso che, quando un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa sia instaurato senza l’individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso, non si fa luogo ad accertamenti volti a verificare se il rapporto si sia esplicato secondo i canoni dell’autonomia o della subordinazione, ma ad automatica conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, sin dalla data di costituzione dello stesso”. Orbene, la Corte territoriale, con accertamento di fatto esente da rilievi di legittimità, ha appurato che, avuto riguardo all’oggetto sociale dell’appellante società, dalla stessa definito come “fornitura di servizi di portierato e guardiania in outsourcing” o “servizi di programmazione, studio, realizzazione e gestione di servizi di guardiania, portierato, antitaccheggio e reception per complessi immobiliari, per strutture ed infrastrutture di qualsiasi specie e natura, siano essi privati o pubblici”, le predette indicazioni non potevano costituire “progetti” o “programmi” di lavoro specifici, in quanto privi della individuazione di qualunque risultato da raggiungere, altro non trattandosi che della normale attività, coincidente con l’oggetto sociale, svolta dalla società, ed altro non richiedendosi ai 101 lavoratori, per i quali erano stati elevati gli addebiti contributivi, che la mera messa a disposizione delle proprie energie lavorative per l’espletamento della normale attività di servizio fornita dalla General Security alle imprese committenti. Da ciò la Corte di merito ha tratto il logico convincimento che fondatamente gli ispettori del lavoro avevano applicato il D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 69, comma 1, nel momento in cui avevano finito per considerare i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa instaurati senza l’individuazione di uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso, come rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto.

2.b. Quanto alla questione del regime probatorio sollevata dalla ricorrente principale si osserva che questa Corte (Cass. sez. lav. n. 6405 del 13.3.2017) ha affermato che “in tema di obbligazioni contributive nei confronti delle gestioni previdenziali ed assistenziali, l’accertamento dell’esistenza, tra le parti, di un contratto di lavoro subordinato in luogo di un lavoro a progetto (per la mancanza di uno specifico progetto), benchè regolarmente denunciato e registrato, concretizza l’ipotesi di “evasione contributiva” di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 8, lett. b), e non la meno grave fattispecie di “omissione contributiva” di cui alla lettera a) della medesima norma, in quanto la stipulazione di un contratto di lavoro a progetto privo dei requisiti prescritti dalla legge implica occultamento dei rapporti o delle retribuzioni o di entrambi e fa presumere l’esistenza della volontà datoriale di realizzarlo allo specifico fine di non versare i contributi o i premi dovuti, sicchè grava sul datore di lavoro inadempiente l’onere di provare la mancanza dell’intento fraudolento e, quindi, la sua buona fede, che non può tuttavia reputarsi assolto in ragione dell’avvenuta corretta annotazione dei dati omessi o infedelmente riportati nelle denunce sui libri di cui è obbligatoria la tenuta; in tale contesto, spetta al giudice del merito accertare la sussistenza, ove dedotte, di circostanze fattuali atte a vincere la suddetta presunzione, con valutazione intangibile in sede di legittimità se congruamente motivata”.

Pertanto, nella fattispecie, essendo stata congruamente accertata l’insussistenza della valida instaurazione di contratti a progetto, la qual cosa comportava la loro trasformazione in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, competeva alla parte datoriale inadempiente, avente interesse ad avvalersi ai fini contributivi della speciale disciplina allora vigente per i contratti a progetto, fornire la prova in concreto della loro validità.

Va, altresì, evidenziato che il motivo è inammissibile nella parte in cui viene sostanzialmente riproposto il contenuto delle censure formulate in sede di appello, nel tentativo, non consentito nel giudizio di legittimità, di rivisitazione del merito istruttorio già adeguatamente scrutinato dai giudici di seconde cure.

3. Col quinto motivo, proposto per violazione del principio del contraddittorio nel procedimento applicativo delle sanzioni amministrative, la ricorrente segnala che nella fattispecie era ravvisabile una anomalia rappresentata dal fatto che l’autorità amministrativa che aveva proceduto all’accertamento era la stessa che aveva irrogato la sanzione, il tutto con inevitabile ripercussioni sulla garanzia di imparzialità di tale organo, tanto che alcun esito aveva sortito la richiesta di audizione del rappresentante della società opponente rivolta da quest’ultima al Comitato regionale, mentre terze persone sue concorrenti avevano assistito alla raccolta delle dichiarazioni in sede amministrativa.

3.a. Osserva la Corte che il motivo è inconferente in quanto è incentrato su questioni attinenti ad aspetti dello speciale procedimento di cui alla L. n. 689 del 1981, non investendo, in tal modo, la “ratio decidendi” sulla quale è basata l’impugnata sentenza, vale a dire la riscontrata mancanza, all’esito delle verifiche giudiziali di merito adeguatamente svolte, di un progetto specifico e di un risultato da perseguire – attraverso le prestazioni dei lavoratori assoggettati all’accertamento – atti a giustificare la valida instaurazione dei relativi contratti oggetto di causa ai fini del corrispondente regime contributivo.

In definitiva il ricorso principale è infondato e va, pertanto, rigettato.

4. Col primo motivo del ricorso incidentale il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali lamenta l’insufficienza della motivazione con riguardo al fatto che, a fronte del giudicato implicito formatosi sulla eccepita carenza di legittimazione passiva dell’Amministrazione statale, accolta in primo grado, la Corte d’appello aveva affermato che tale eccezione era fondata solo nella misura in cui il primo giudice aveva ritenuto che l’azione giudiziale non era esperibile avverso il provvedimento negativo sul ricorso amministrativo emesso dal Comitato regionale per i rapporti di lavoro.

5. Col secondo motivo del ricorso incidentale si evidenzia la contraddittorietà e l’illogicità della motivazione dell’impugnata sentenza di cui al precedente motivo, ribadendosi che proprio le argomentazioni adoperate dalla Corte di merito avrebbero dovuta indurla al convincimento del difetto di legittimazione passiva dell’amministrazione erariale.

6. Col terzo motivo del ricorso incidentale, proposto per violazione e falsa applicazione dell’alt. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, la difesa erariale rileva che la pretermissione della Direzione regionale, convenuta in primo grado e la citazione in giudizio del solo Ministero del Lavoro viziavano irrimediabilmente l’appello, ma che su tale censura, la Corte di merito aveva omesso di pronunziarsi.

7. Osserva la Corte che i tre motivi del ricorso incidentale, che per ragioni di connessione – dovute all’unica questione del difetto di legittimazione ad essi sottesa – possono essere esaminati congiuntamente, sono inammissibili. Invero, non può non ravvisarsi una evidente carenza di interesse del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in merito alla questione dell’eccezione del difetto di legittimazione passiva nei termini in cui è stata decisa dalla Corte di merito, stante la natura dirimente della totale soccombenza della società appellante che è stata condannata anche al pagamento delle spese, sia in favore dello stesso Ministero che dell’Inps.

Pertanto, il ricorso incidentale è inammissibile.

8. Rigettato il ricorso principale e dichiarato inammissibile quello incidentale, va disposta la compensazione delle spese del presente procedimento tra la società ricorrente ed il Ministero del Lavoro in considerazione della loro reciproca soccombenza nell’attuale giudizio di legittimità. Invece, la soccombenza della ricorrente principale nei confronti dell’Inps comporta la sua condanna al pagamento in favore dell’ente previdenziale delle spese del presente giudizio nella misura liquidata come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale, dichiara inammissibile il ricorso incidentale, compensa le spese tra la ricorrente principale ed il ricorrente incidentale, condanna la ricorrente principale al pagamento delle spese nei confronti dell’Inps nella misura di Euro 4200,00, di cui Euro 4000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e spese generali al 15%.

Così deciso in Roma, il 6 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 ottobre 2017

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