Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25731 del 15/11/2013


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Civile Sent. Sez. L Num. 25731 Anno 2013
Presidente: VIDIRI GUIDO
Relatore: DE RENZIS ALESSANDRO

SENTENZA
sul ricorso n. 2751512010 proposto
DA
TRENITALIA S.p.A.,., in persona dell’institore Avv. Antonino Russo, giusta procura speciale 12.03.2008 rep. n.

Z5;4 3

72872 notaio Paolo Castellini di Roma, rappresentata e difesa dall’Avv. Salvatore Trifirò, elettivamente domiciliata in
Roma, Piazza G. Mazzini n. 27 (già elettivamente domiciliata in Roma, Lungotevere Michelangelo n. 9), presso lo studio Trifirò & Partners, come da procura in atti
Ricorrente

Data pubblicazione: 15/11/2013

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CONTRO
-CARUSO ENRICO
-SALVATI MICHELE

elettivamente domiciliati in Roma, preso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentati e difesi dall’Avv. Lorenzo FranceschiniSdel foro di Milano (con studio in Via Lario n. 26) come da procura in calce al controricorso
Controricorrenti
per la cassazione della sentenza n. 369/10 della Corte di
Appello di Milano del 9.04.2010/24.05.2010 (R.G. n.
118 ell’anno 2008).
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza
del 410/.2013 dal Cons. Dott. Alessandro De Renzis;
udito l’Avv. Bianca Maria D’Ugo, per delega dell’Avv. Salvatore Trifirò, per la ricorrente Trenitalia S.p.A.;
sentito il P.M., in persona del Sost. Proc. Gen. Dott. Giulio
Romano, che ha concluso per l’improcedibilità del ricorso.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
La Corte di Appello di Milano con la sentenza n. 369 del
2010, nel confermare la decisione di primo grado del Tribunale di Milano n. 2368 del 2008, ha osservato che agli
originari ricorrenti ENRICO CARUSO, MICHELE SALVATI e
PAOLO POLO, dipendenti di TRENITALIA S.p.A. e respon-

-POLO PAOLO

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sabili di più biglietterie e dei bacini di Sesto San GiovanniCotogno e Mantova, si attagliava la figura professional di
“responsabile di linea/unità operativa” di livello B del CCNL
di settore del 16.04.2003, svolgendo funzioni di coordina-

personale e gestendo beni aziendali ed anche denaro.
La TRENITALIA ricorre per cassazione con due motivi, illustrati con memoria ex art. 378 CPC.
I lavoratori resistono con controricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e
falsa applicazione dell’art. 21 del CCNL delle Attività Ferroviarie in relazione all’art. 1362 Cod. Civ.
La ricorrente sostiene che il giudice di appello non ha correttamente interpretato la richiamata norma collettiva alla
stregua delle deposizioni rese dai testi escussi, da cui risulterebbe che nel caso in esame era assenti due elementi
essenziali per la qualificazione della figura professionale di
“responsabile di linea/ unità operativa”,

ossia la gestione

del personale, accentrata presso la Direzione Regionale, e
la gestione contabile del prodotto venduto effettuata in automatismo.
Con il secondo motivo la ricorrente deduce violazione e
falsa applicazione degli artt. 115 e 116 CPC, per avere erroneamente valutato la sentenza impugnata le risultanze

mento e supervisione e avendo alle loro dipendenze altro

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istruttorie derivanti dalle deposizioni della teste della società e dell’informatore sindacale di Trenitalia, le uniche
che era stato possibile valutare, non avendo provato la
controparte quanto dedotto nel ricorso di primo grado.

sono privi di pregio e vanno disattesi, in quanto attraversi)
di essi si tenta una rivalutazione delle risultanze processuali, volta a ridimensionare la portata dell’attività svolta
dai dipendenti.
Ciò porta a dichiarare inammissibile il ricorso anche perché
si deposita soltanto uno stralcio del contratto di categoria
senza che si indichino in modo specifico ed esaustivo le
violazioni dei canoni ermeneutici da parte del giudice di
PLP Vule
appello, violazioni che avrebbero porta& ad evidenziare le
ragioni attraverso le quali s’i era concretizzata la falsa applicazione dell’art. 21 del contratto collettivo.
3. In conclusione il ricorso è destituito di fondamento e va
rigettato.
Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
PQM
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese, che liquida in € 100,00 per esborsi ed € 4.500,00 per
compensi, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma addì 9 ottobre 2013

2. I motivi, che possono essere esaminate congiuntamente,

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