Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25725 del 14/12/2016


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Cassazione civile, sez. I, 14/12/2016, (ud. 24/06/2016, dep.14/12/2016),  n. 25725

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERNABAI Renato – Presidente –

Dott. GIANCOLA Maria C. – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

Intesa San Paolo s.p.a., elettivamente domiciliata in Roma, via

Vittorio Veneto 108 presso l’avv. Roberto Malizia, rappresentata e

difesa, per procura speciale in calce al ricorso, dall’avv. Roberto

Malizia e dall’avv. Giovanni Civello, che indicano rispettivamente

per le comunicazioni i nn. di fax n. 06/42916217 e 02/55194542 e gli

indirizzi di p.e.c.: robertomalizia.ordineavvocatiroma.org –

giovanni.civello.milano.pecavvocati.it;

– ricorrente –

nei confronti di:

I.M.E., elettivamente domiciliato in Roma, via

Silvio Pellico 24, presso lo studio dell’avv. Giuseppe Valvo (fax

06/3728646, p.e.c. giuseppe.valvo.ordineavvocatiroma.org) dal quale

è rappresentato e difeso, per delega a margine del controricorso,

unitamente all’avv. Roberto Marinoni (p.e.c.

roberto.marinoni.milano.pecavvocati.it, fax n. 02/784497);

– controricorrente –

nonchè sul ricorso incidentale condizionato proposto da:

I.M.E., come sopra rappresentato e difeso;

– ricorrente incidentale condizionato –

nei confronti di:

Intesa San Paolo s.p.a., come sopra rappresentata e difesa;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 3672/13 della Corte d’appello di Milano emessa

in data 12 febbraio 2013 e depositata 1’8 ottobre 2013, R.G. n.

2269/2008;

sentito il Pubblico Ministero in persona del sostituto procuratore

generale dott. Lucio Capasso che ha concluso per il rigetto del

ricorso principale, assorbito il ricorso incidentale condizionato.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. I.M.E. ha convenuto davanti al Tribunale di Milano Banca Intesa s.p.a. per sentirla condannare al risarcimento dei danni, patrimoniali e non, derivanti dalla colpevole esecuzione di falsi ordini di bonifico con addebito sul suo conto corrente.

2. Si è costituita la Banca che ha contestato la sussistenza della responsabilità per colpa e ha chiesto il rigetto delle domande.

3. Il Tribunale di Milano con sentenza n. 1595 del 31 gennaio 2008 ha respinto le domande dell’attore.

4. La Corte di appello, con sentenza n. 3672/13, in accoglimento dell’appello di I.M.E. ha accertato la responsabilità di Intesa San Paolo s.p.a. (subentrata a Banca Intesa) e l’ha condannata al pagamento della somma, pari all’equivalente in euro, al momento del saldo, di 165.464,97 dollari USA.

5. Ricorre per cassazione INTESA SAN PAOLO s.p.a. che si affida a cinque motivi di ricorso.

6. Si difende con controricorso e propone ricorso incidentale condizionato I.M.E. cui Intesa San Paolo replica con controricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

che:

7. Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione o falsa applicazione degli artt. 1856, 1710 e 1176 c.c. e quindi delle norme “elastiche” sulla diligenza, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. La ricorrente rileva che la Corte di appello nel valutare la diligenza impiegata dalla banca nell’adempimento dei propri obblighi di mandataria ha erroneamente omesso di valutare che le norme contrattuali non prevedevano affatto i modi di trasmissione da parte del cliente degli ordini e delle disposizioni da eseguire, in particolare non escludevano affatto la trasmissione attraverso corriere che era frequentemente usata dall’ E. anche per importi di rilevante entità. Una corretta applicazione delle norme contrattuali e delle norme sulla diligenza del mandatario avrebbe dovuto pertanto condurre la Corte distrettuale a escludere che, in relazione alle operazioni contestate, la banca abbia negligentemente omesso particolari e necessari controlli.

8. Il motivo è infondato. La Corte di appello non ha desunto affatto dall’interpretazione delle norme contrattuali il carattere anomalo della trasmissione degli ordini per corriere nè tanto meno ha ritenuto che tale modo di trasmissione fosse vietato dal contratto. Ha invece rilevato che tale modo di trasmissione non era espressamente previsto dal contratto e ha ritenuto riferendosi alla comune prassi bancaria che tale modalità richiedesse comunque una maggiore cautela da parte degli operatori bancari in specie se l’ordine di bonifico come nel caso in esame fosse relativo a importi rilevanti.

9. Con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione o falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Ritiene la ricorrente che la Corte distrettuale non ha valutato secondo il criterio del prudente apprezzamento il contratto di conto corrente laddove ha ritenuto anomala la trasmissione di ordini mediante corriere nonostante la mancata previsione nel contratto di modalità di trasmissione degli incarichi del cliente.

10. Il motivo riproduce sostanzialmente le censure del precedente motivo e si sostanzia in una contestazione del merito della decisione senza peraltro circostanziare le critiche con una specifica indicazione delle norme contrattuali non prudentemente valutate.

11. Con il terzo motivo di ricorso si deduce l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Secondo la ricorrente la Corte distrettuale ha omesso di valutare i controlli eseguiti dai funzionari della banca prima di procedere all’accredito dei bonifici, disposti apparentemente dall’ E., e consistiti, in particolare, nella eseguita comparazione delle firme apposte sugli ordini contestati, pervenuti per corriere, con lo specimen rilasciato dall’ E. alla banca, e nel colloquio telefonico che sarebbe intercorso fra la funzionaria ( A.S.), addetta al controllo della disponibilità della provvista e della conformità della firma allo specimen, e il sig. E. che si trovava in (OMISSIS) al momento della ricezione del corriere.

12. Anche questo motivo censura la valutazione dei fatti e delle prove compiuta dalla Corte di appello. In particolare contesta che la banca non abbia usato una cautela adeguata nell’eseguire gli ordini di bonifico contestati. Tale contestazione, che, ai sensi del nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, non può che investire l’inesistenza stessa della motivazione o l’omesso esame di fatti decisivi, appare invece incentrata sulla valutazione compiuta dalla Corte di appello dei fatti e delle acquisizioni istruttorie. In particolare la Corte di appello ha preso in esame il confronto eseguito dalla funzionaria fra la firma apposta sugli ordini di bonifico e lo specimen in possesso della banca, confronto che, quanto al secondo ordine, non aveva dato un risultato positivo, per essere la firma apposta sull’ordine non attribuibile, con certezza, all’ E.. Ha ritenuto comunque che il semplice raffronto fra la firma apposta sugli ordini di bonifico e lo specimen non era da considerarsi sufficiente in considerazione dell’invio degli ordini per corriere e della rilevanza del loro importo. Per altro verso la Corte di appello ha argomentatamente escluso l’attendibilità della deposizione della funzionaria e ha ritenuto pertanto non provate le conversazioni telefoniche, contestate dall’odierno controricorrente, con le quali sarebbe stato annunciato il primo ordine e confermato il secondo.

13. Con il quarto motivo di ricorso si deduce, in via gradata, nullità della sentenza per omissione e inidoneità della motivazione prevista dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. La ricorrente afferma la nullità della sentenza impugnata per la sostanziale inesistenza della motivazione sul punto della ritenuta anomalia della trasmissione per corriere degli ordini.

14. Come già si è detto la Corte di appello non è venuta meno all’obbligo di motivare le ragioni della sua decisione e in particolare quanto alla trasmissione degli ordini per corriere ne ha valutato l’inusualità, sia in generale che con riferimento al rapporto contrattuale fra la banca e il sig. E. e ha correttamente desunto la necessità di una particolare cautela, da parte della banca, nell’esecuzione degli ordini inviati per corriere. Cautela che non ha riscontrato nel comportamento della banca per come è emerso dall’istruttoria. Non condividere tale motivazione non può equivalere a ritenerla inesistente mentre le censure relative all’omesso esame di fatti decisivi, di cui al precedente motivo, non possono, per quanto si è detto, ritenersi fondate.

15. Con il quinto motivo di ricorso si deduce violazione o falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., comma 1, dell’art. 246 c.p.c. e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. La ricorrente contesta la applicazione da parte della Corte di appello delle norme citate sulla valutazione delle prove e in particolare quanto alla deposizione della teste A. lamenta il giudizio sulla sua inattendibilità perchè frutto della violazione del canone del prudente apprezzamento, della confusione fra incapacità a deporre e inattendibilità del teste e della omessa valutazione della mancata proposizione, da parte della banca, di una azione di manleva nei confronti della teste. Quanto al controllo sui tabulati TELECOM, effettuato al fine di accertare la effettiva comunicazione telefonica della banca con la (OMISSIS) prima di procedere all’operazione contestata, la ricorrente rileva il carattere non probante di tale accertamento. Quanto ai fatti oggetto di omesso esame la ricorrente rileva che la Corte di appello non ha tenuto conto della consuetudine dei contatti telefonici, del preannuncio del primo ordine da parte di E., del riscontro testimoniale del contatto telefonico della A. con il cliente, dell’effettiva presenza dell’ E. in (OMISSIS) da dove provenne il corriere con l’esatta indicazione dell’indirizzo del mittente.

16. Il motivo censura la valutazione operata dalla Corte di appello delle risultanze istruttorie ribadendo la propria divergente lettura che non coglie nel segno laddove prospetta violazione di disposizioni del codice di rito e del codice civile su assunzione e valutazione dei mezzi di prova e sull’onere della prova. La Corte di appello ha ritenuto l’inattendibilità della deposizione A. (non la sua incapacità a testimoniare) in ragione della sua responsabilità nei confronti della banca per l’eventuale commissione di condotte non rispondenti a criteri di normale diligenza e non in ragione dell’avvenuta (o non avvenuta) proposizione di una azione di manleva nei suoi confronti. Il riscontro con i tabulati costituiva una attività istruttoria necessaria alla luce delle dichiarazioni della A. che non hanno trovato conforto quanto alla utenza (OMISSIS) senza che ciò sia stato valutato come decisivo dalla Corte di appello. Infine i fatti cui la ricorrente fa riferimento consistono in realtà in acquisizioni istruttorie (deposizione A. sul preannuncio del primo ordine da parte di E., deposizione Chiesa sul contatto telefonico della A. con il cliente) che, come si è detto, la Corte distrettuale ha giudicato non attendibili. Per altro verso i fatti di cui la ricorrente lamenta la mancata valutazione consistono in circostanze (consuetudine dei contatti telefonici fra la banca e il cliente, presenza di E. in (OMISSIS) al momento dell’arrivo del corriere postale contenente gli ordini di bonifico) che non appaiono affatto univoche e decisive nel convalidare la versione dei fatti e le tesi difensive della ricorrente.

17. Con il ricorso incidentale condizionato si deduce violazione dell’art. 216 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 (con riferimento al mancato accoglimento del primo motivo di appello formulato dall’ E.). Secondo il ricorrente incidentale la Corte di appello ha violato o falsamente applicato l’art. 216 c.p.c., che impone alla parte che intende avvalersi di una scrittura disconosciuta di chiederne la verificazione a prescindere dalla finalità della produzione in giudizio del documento. Il motivo, da ritenere comunque assorbito, ripropone una censura infondata perchè la banca non ha affatto dedotto la autenticità della sottoscrizione e ha prodotto le fotocopie degli ordini solo ai fini di un confronto di attendibilità con lo specimen, confronto che la Corte di appello ha ritenuto insufficiente e comunque negativo quanto al secondo ordine.

18. Il ricorso principale va pertanto respinto restando assorbito quello incidentale. A carico della ricorrente vanno poste le spese del giudizio di cassazione.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale, assorbito l’incidentale. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in 5.600 Euro, di cui 200 per spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dell’art. 13, comma 1 bis, dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 24 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 dicembre 2016

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