Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25719 del 14/12/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 14/12/2016, (ud. 16/09/2016, dep.14/12/2016),  n. 25719

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2698/2014 proposto da:

(OMISSIS) S.N.C., C.F. (OMISSIS), P.G. C.F. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA G. PISANELLI 2, presso lo

studio dell’avvocato FRANCESCA ROMANA FUSELLI, rappresentati e

difesi dall’avvocato ALESSANDRO FASTOSO, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrenti –

contro

MANPOWER S.R.L. P.IVA., (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

PIAZZA FRANCESCO MOROSINI 12, presso lo studio dell’avvocato IVAN

CARPIGO, rappresentato e difeso dall’avvocato ANNA LUISA CAIMMI, per

delega a margine del controricorso;

– contraticorrente –

e contro

CURATELA FALLIMENTO (OMISSIS) S.N.C. P.IVA (OMISSIS), elettivamente

domiciliato in ROMA, V. MONTE ZEBIO 19, presso lo studio

dell’avvocato GIOVANNI MARIA DEIANA, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIOVANNI PIETRO SANNA, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 503/2013 della CORTE D’APPELLO DI CAGLIARI

SEZIONE DISTACCATA DI SASSARI, emessa il 06/12/2013 e depositata il

12/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANDREA SCALDAFERRI;

udito l’Avvocato Ivan Carpigo, per la Manpower S.r.l., che si riporta

al controricorso.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

1. E’ stata depositata in Cancelleria, e regolarmente comunicata, la seguente relazione: “Il consigliere relatore, letti gli atti depositati, rilevato che P.G., in proprio e quale legale rappresentante della (OMISSIS) s.n.c., ha proposto ricorso per cassazione della sentenza della Corte d’appello di Cagliari, sezione di Sassari, che ha rigettato il reclamo proposto avverso la sentenza del Tribunale di Nuoro dichiarativa del fallimento della società stessa e del socio illimitatamente responsabile;

che il creditore istante Manpower s.r.l. (già Manpower s.p.a.) e la Curatela del Fallimento della società ricorrente resistono con controricorso;

considerato che con il primo motivo il ricorrente denuncia, a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza impugnata poichè la motivazione resa dal giudice di merito consisterebbe in una motivazione meramente apparente, atteso che la corte distrettuale si sarebbe limitata ad aderire alla decisione del tribunale senza operare alcuna analisi degli elementi di fatto e senza riportare, inoltre, ragioni idonee e sufficienti a giustificare la decisione;

che con il secondo motivo denuncia la violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 10 e delle norme concernenti la qualità di imprenditore commerciale, in quanto la corte distrettuale avrebbe errato nel considerare assoggettabile a fallimento la società (OMISSIS) nonostante fosse ormai priva di tale qualità a seguito della cessazione effettiva dell’attività (conseguente all’affitto dell’azienda) avvenuta più di un anno prima della dichiarazione di fallimento, a nulla rilevando la mancata cancellazione dal registro delle imprese e dovendo ricondurre l’attività posta in essere dopo l’affitto di azienda all’ambito della liquidazione di fatto e non all’esercizio di impresa;

che con il terzo motivo il ricorrente lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, poichè il giudice di merito non avrebbe esaminato quanto dedotto nella consulenza di parte da cui si sarebbe potuta evincere la mancata sussistenza dello stato di insolvenza in capo alla società;

ritenuto che il primo motivo di ricorso appare infondato nella censura concernente la motivazione apparente atteso che la corte distrettuale sembra aver rettamente motivato la sua decisione basandosi su specifici elementi di prova presi in considerazione espressamente dal giudice di primo grado; il motivo appare inammissibile, inoltre, relativamente alla denunciata insufficienza della motivazione, visto il disposto dell’art. 360 c.p.c., n. 5, come riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 (applicabile ratione temporis al caso di specie), che esclude ogni rilevanza del semplice difetto di sufficienza della motivazione (cfr. Cass.: S.U. n. 8053/14);

che il secondo motivo di ricorso appare infondato poichè il giudice di merito sembra aver correttamente applicato il principio secondo cui, concordemente alla giurisprudenza di questa Corte, il termine di un anno entro il quale l’imprenditore che abbia cessato la sua attività può essere dichiarato fallito ai sensi della L. Fall., art. 10 (nel testo modificato dal D.Lgs. n. 5 del 2006 e dal D.Lgs. n. 169 del 2007, applicabile al caso di specie) decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese, senza possibilità per l’imprenditore medesimo di dimostrare il momento anteriore dell’effettiva cessazione dell’attività (cfr.: Cass. n. 8092/16, n. 12214/12);

che il terzo motivo di ricorso appare inammissibile, stante la genericità del richiamo a elementi documentali che sarebbero stati forniti dall’appellante e la mancanza di una puntuale indicazione di fatti decisivi che non sarebbero stati esaminati dalla corte d’appello;

ritiene pertanto che il ricorso possa essere trattato in Camera di consiglio a norma dell’art. 380 bis c.p.c., per ivi, qualora il collegio condivida i rilievi che precedono, essere rigettato”.

2. In esito alla odierna adunanza camerale, il Collegio, letti gli atti e sentito il relatore, condivide integralmente le considerazioni esposte nella relazione, sì che il rigetto del ricorso si impone.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso, in favore di ciascuna delle controparti, delle spese di questo giudizio di cassazione, in Euro 4.100,00 (di cui Euro 100,00 per esborsi) oltre spese generali forfetarie e accessori di legge.

Dà inoltre atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 dicembre 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA