Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25712 del 15/11/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 25712 Anno 2013
Presidente: MERONE ANTONIO
Relatore: CHINDEMI DOMENICO

SENTENZA

sul ricorso 14143-2009 proposto da:
SACS DI CREMONINI GIANMARCO & C. SAS in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA VIA FRANCESCO FERRARA 30, presso
lo studio dell’avvocato FIORINI PIER PAOLO,
rappresentato e difeso dall’avvocato BACCIGALUPI
2013

PATRIZIA giusta delega in calce;
– ricorrente –

2926
contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI SARZANA in persona
del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

Data pubblicazione: 15/11/2013

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende
ope legis;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 42/2008 della COMM.TRIB.REG.
di GENOVA, depositata il 22/04/2008;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica

CHINDEMI;
udito per il ricorrente l’Avvocato BACCIGALUPI che si
riporta;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. ENNIO ATTILIO SEPE che ha concluso per
l’inammissibilità in subordine rigetto del ricorso.

udienza del 23/10/2013 dal Consigliere Dott. DOMENICO

R.G. 14143/2009
Fatto
La Commissione tributaria regionale della Liguria, con sentenza n. 42/11/08, depositata il
22.4.2008,accoglieva l’appello dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione
tributaria provinciale di La Spezia n. 2/06/2006, ritenendo la legittimità dell’avviso di irrogazioni
sanzioni, relativo all’anno 2004, nei confronti di Cremonini Gianfranco, titolare della società Sacs
seguito di verbale di ispezione Inps,in data 12.11.2004 la presenza di 3 lavoratori irregolarmente
occupati e non registrati nel libro matricola
Proponeva ricorso per cassazione la società deducendo i seguenti motivi:
a) difetto di giurisdizione del giudice tributario sulle controversie relative alle sanzioni irrogate
dagli uffici finanziari per l’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture obbligatorie a
seguito della sentenza della Corte Costituzionale 14/5/2008, n. 130;
b) omessa e/o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in
relazione all’art. 360, n. cinque, c.p.c., con riferimento alla esistenza del vincolo di
subordinazione dei lavoratori
c) omessa e/o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in
relazione all’art. 360, n. cinque, c.p.c., per omessa e/o erronea valutazione delle risultanze
probatorie
L’Agenzia delle entrate si è costituita con controricorso. La società ha presentato memoria
Il ricorso è stato discusso alla pubblica udienza del 23.10.2013, in cui il PG ha concluso come in
epigrafe.
Motivi della decisione
Il ricorso è infondato.
1. In relazione al primo motivo, se è vero infatti che a seguito della sentenza della Corte

di Cremonini Gianmarco & C. s.a.s, ai sensi dell’art. 3 1. 73/2002, essendo stata accertata, a

Costituzionale n. 130 del 2008, con cui è stata dichiarata la illegittimità costituzionale del D.Lgs. n.
546 del 1992, art. 2 (come sostituito dalla L. n. 448 del 2001, art. 12, comma 2) nella parte in cui
attribuisce alla giurisdizione tributaria le controversie relative a tutte le sanzioni irrogate dagli
Uffici finanziari, anche quando conseguano a violazione di disposizioni non aventi natura
fiscale(quali quelle in esame), la presente controversia appartiene alla giurisdizione del giudice
ordinario (Cass. S.U. 15846/2008), la pronuncia del giudice delle legge non può incidere su una
situazione già esaurita, quale – nella specie – il giudicato implicito sulla giurisdizione formatosi a
seguito della decisione di merito pronunciata in primo grado e non impugnata in sede d’appello in
punto di difetto di giurisdizione, sebbene tale difetto fosse stato già rilevato dalla Corte
1
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Costituzionale con le ordinanze n. 34 e 35 del 2006 e 395/2007, che avevano sottolineato
l’imprescindibile collegamento tra la giurisdizione del giudice tributario e la natura tributaria del
rapporto.
L’interpretazione dell’art. 37 cod. proc. civ., secondo cui il difetto di giurisdizione “è rilevato, anche
d’ufficio, in qualunque stato e grado del processo”, deve tenere conto dei principi di economia
processuale e di ragionevole durata del processo (“asse portante della nuova lettura della norma”),
della progressiva forte assimilazione delle questioni di giurisdizione a quelle di competenza e
essa un servizio reso alla collettività con effettività e tempestività, per la realizzazione del diritto
della parte ad avere una valida decisione nel merito in tempi ragionevoli. (Cass. Sez. U, Sentenza n.
24883 del 09/10/2008; cfr anche Cass. Sez. U, Ordinanza n. 2067 del 28/01/2011; Cass. Sez. U,
Sentenza n. 26019 del 30/10/2008; Cass. Sez. U, Sentenza n. 26019 del 30/10/2008;
Il principio costituzionale della durata ragionevole del processo consente,quindi, come nella
fattispecie, di escludere la rilevabilità davanti alla Corte di cassazione, del difetto di giurisdizione
qualora sul punto si sia formato un giudicato implicito, per effetto della implicita pronuncia sul
merito in primo grado e della mancata impugnazione, al riguardo, dinanzi al giudice di appello.
È, quindi, inammissibile l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata per la prima volta in sede di
legittimità in mancanza di prova di avere appellato la sentenza del giudice tributario anche con
riferimento alla giurisdizione, così ponendo in essere un comportamento incompatibile con la
volontà di eccepire il difetto di giurisdizione e prestando acquiescenza al capo implicito sulla
giurisdizione della sentenza di primo grado, ai sensi dell’art. 329, comma 2 cod. proc. civ.
2. Il secondo motivo difetta di autosufficienza in quanto non vengono riprodotti o allegati i
documenti attestanti una diversa causale della presenza dei lavoratori all’interno della società ai
quali questa Corte non può accedere direttamente e la cui conoscenza è necessaria per valutare la
fondatezza della censura di difetto di motivazione dell’atto proposta in questa sede.
3. Anche l’ultimo motivo va rigettato.
L’ art. 3, comma 3, D.L. 22 febbraio 2002, n. 12, (nel testo originario, introdotto dalla Legge di
Conversione 23 aprile 2002 n. 73, applicabile alla specie ratione temporis), è stata dichiarato
incostituzionale, per “lesione del diritto di difesa garantito dall’art. 24 Cost.”, dalla competente
Corte (sentenza 12 aprile 2005 n. 144) “nella parte in cui non consente al datore di lavoro di provare
che il rapporto di lavoro irregolare ha avuto inizio successivamente al primo gennaio dell’anno in
cui è stata constatata la violazione”.
Tale norma è stato introdotta per inasprire ulteriormente il trattamento sanzionatorio per coloro che
continuino ad impiegare lavoratori irregolarmente, nonostante le agevolazioni di varia natura volte
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dell’affievolirsi dell’idea di giurisdizione intesa come espressione della sovranità statale, essendo

ad incentivare l’emersione del lavoro sommerso. Il predetto meccanismo presuntivo esclude
qualsiasi obbligo dell’ente, che irroga la sanzione, di provare l’effettiva prestazione di attività
lavorativa subordinata per il periodo intermedio compreso tra il giorno di accertamento
dell’infrazione ed il primo gennaio dello stesso anno e prescrive al medesimo ente di commisurare
la sanzione a quella durata, fino a prova contraria, facente carico all’autore della violazione. (Cass.
Sez. U, del 13/01/2010 n. 356)
Non opera più, a seguito della citata sentenza della Corte Costituzionale n. 144/2005, il diverso
relativa, comminandosi la sanzione in base al tempo intercorso tra l’inizio dell’anno e la
constatazione della violazione, fatta salva la prova contraria da parte del datore di lavoro.
I motivi di ricorso sottopongono, inammissibilmente, all’esame di questo giudice di legittimità
mere questioni fattuali, in ordine alle quali nella sentenza impugnata non si riscontra nessuna
violazione di legge o carenza motivazionale.
Il verbale di accertamento dell’ispettorato del lavoro e dei funzionari ispettivi degli enti
previdenziali, in materia di omesso versamento di contributi, fanno fede, fino a querela di falso,
sulla loro provenienza dal pubblico ufficiale che li ha formati, nonche sui fatti che il medesimo
attesti avvenuti in sua presenza o da lui compiuti e possono,altresi, fornire utili elementi di giudizio,
liberamente apprezzabili, in ordine agli altri fatti che i verbalizzanti abbiano dichiarato di aver
desunto o attinto dall’inchiesta da essi svolta, ivi comprese le dichiarazioni di terzi tra cui vanno
ricomprese anche le dichiarazioni dei lavoratori oggetto di indagine ispettiva, restando, comunque,
liberamente valutabile dal giudice in concorso con gli altri elementi probatori. (Cass. Sez. L,
Sentenza n. 14965 del 06/09/2012),
Nel caso di specie la CTR ha ritenuto, con valutazione di merito, incensurabile in sede di
legittimità, sia pure implicitamente, la insufficienza probatoria del verbale per essere basato su
dichiarazioni delle parti, ritenute inattendibili, in mancanza di ulteriori elementi probatori, al fine di
individuare l’inizio del lavori dei lavoratori in nero.
Tale valutazione è anche conforme alla giurisprudenza di questa Corte che ritiene che non sia
sufficiente a provare la data di inizio del rapporto di lavoro la sola dichiarazione dei dipendenti in
nero, in mancanza di ulteriori elementi di prova che facciano ritenere plausibile tali affermazioni,
(cfr Cass. Sez. 5, Sentenza n. 1960 del 10/02/2012)
Il giudice di merito, in mancanza di ulteriori elementi probatori, non può ritenere sufficiente a
integrare la prova contraria prevista dalla legge le sole risultanze del verbale dell’Inps fondate sulle
sole dichiarazioni dei lavoratori in nero e della parte.
In conclusione, si ritiene che il ricorso vada rigettato
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meccanismo di determinazione della sanzione fondato su una presunzione assoluta, divenuta

L’evolversi della giurisprudenza in epoca successiva alla presentazione del ricorso costituisce
giusto motivo per la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.
PQM
Rigetta il ricorso.
Dichiara compensate le spese del giudizio di legittimità

Così deciso in Roma, il 23.10.2013

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