Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25699 del 27/10/2017

Cassazione civile, sez. VI, 27/10/2017, (ud. 23/06/2017, dep.27/10/2017),  n. 25699

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2092/2016 proposto da:

D.N.R., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO PAOLO

GUAGLIARDO;

– ricorrente –

contro

I.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

GIACOMO RANERI;

– controricorrente –

e contro

G.G., G.A., G.E., GA.AN.,

G.S.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1532/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 19/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 23/06/2017 dal Consigliere Dott. LOREDANA NAZZICONE.

Fatto

RILEVATO

– che la ricorrente ha proposto ricorso, sulla base di tre motivi, avverso la sentenza della Corte d’appello di Palermo del 19 ottobre 201S, la quale ha respinto l’impugnazione proposta avverso la sentenza del Tribunale di Termini Imerese, che ha dichiarato I.M. figlio naturale di G.G.;

– che lo I. resiste con controricorso, mentre non svolgono difese gli altri intimati;

– che è stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti.

Diritto

CONSIDERATO

– che i tre motivi, vertenti tutti sulla violazione e falsa applicazione degli art. 115,116 e 2697 c.c., oltre che sul vizio di “insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto controverso e decisivo della controversia”, sono manifestamente inammissibili;

– che, invero, sotto l’egida del vizio di violazione di legge, essi intendono riproporre in toto il giudizio di fatto, riservato invece al giudice del merito, in quanto detti motivi mirano a far valere la rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice al diverso convincimento soggettivo della parte, prospettando una mera migliore valutazione dei dati acquisiti: onde tali aspetti del giudizio restano interni all’ambito di discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e dell’apprezzamento dei fatti, di pertinenza esclusiva del giudice del merito ed, invece, preclusi in sede di legittimità, trattandosi di una richiesta diretta all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, estranea alla natura ed alle finalità del giudizio di cassazione.

– che, inoltre, tutti i motivi censurano altresì il vizio di motivazione insufficiente e contraddittoria, che, tuttavia, non è più ricompreso nel nuovo art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come sostituito dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), conv. dalla L. 7 agosto 2012, n. 134: norma, per espressa previsione dell’art. 54 D.L. citato, applicabile alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto (avvenuta il 12 agosto 2012), onde dall’11 settembre 2012;

– che la condanna alle spese di lite segue la soccombenza;

– che occorre provvedere alla dichiarazione di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 2.050,00 complessive, oltre ad Euro 100,00 per esborsi, spese forfetarie al 15% ed accessori di legge.

Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

In caso di diffusione del presente provvedimento, dispone omettersi le generalità e gli altri dati identificativi delle parti, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 ottobre 2017

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