Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25693 del 13/11/2020

Cassazione civile sez. VI, 13/11/2020, (ud. 08/09/2020, dep. 13/11/2020), n.25693

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 648 – 2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, – RISCOSSIONE, (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA NOMENTANA 403/B2, presso lo studio dell’avvocato ANTONELLA

FIORINI, rappresentata e difesa dall’avvocato MICHELA NOCCO;

– ricorrente –

contro

INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI

SUL LAVORO, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144 presso lo studio

dell’avvocato LORELLA FRASCONA’ che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato RAFFAELA FABBI;

– controricorrente –

contro

S.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 449/2018 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 28/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’08/09/2020 dal Consigliere Relatore Dott. ALFONSINA

DE FELICE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

la Corte d’appello di l’Aquila, a conferma della sentenza del Tribunale di Pescara, richiamandosi alle Sezioni Unite n. 23397 del 2016, che hanno risolto il contrasto giurisprudenziale in materia di durata della prescrizione relativamente agli avvisi di pagamento non opposti, ha affermato decorsa la prescrizione quinquennale dei crediti contributivi dovuti da S.A. per premi INAIL e portati in alcune cartelle avendo accertato che il primo sollecito di pagamento – e, di conseguenza, i successivi – erano stati notificati al contribuente quando il credito si era ormai prescritto;

la cassazione della sentenza è domandata da Agenzia delle Entrate – Riscossione, subentrata a Equitalia s.p.a., sulla base di due motivi;

S.A. è rimasto intimato;

l’Inail ha resistito con tempestivo controricorso;

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, è dedotta “Violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 49, in relazione all’art. 2946 c.c.”;

parte ricorrente sostiene che, pur in seguito alla sentenza delle Sezioni Unite n. 23397 del 2016 al cui principio di diritto il giudice dell’appello si è richiamato, la tesi della prescrizione decennale del diritto alla riscossione sia tuttora sostenibile;

il diritto ad azionare il credito portato nelle cartelle da parte dell’agente della riscossione, in assenza di previsioni normative derogatorie, resterebbe quello decennale;

la sentenza delle Sezioni Unite n. 23397 del 2016 avrebbe riguardato la mera applicabilità dell’art. 2953 c.c., ma non si sarebbe pronunciata in merito al profilo dell’individuazione del termine di prescrizione del rapporto obbligatorio scaturente dal titolo esecutivo, che abilita l’agente della riscossione all’esercizio dell’azione di recupero coattivo, il quale, in assenza di espressa previsione per l’azione di riscossione, deve ritenersi decennale;

col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si contesta “Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 112 del 1999, artt. 19 e 20, in relazione all’art. 2946 c.c.”;

dalle norme indicate in epigrafe – riferentesi all’ipotesi dell’ente creditore che intenda esperire azioni esecutive (o cautelari) su beni o elementi reddituali del debitore individuati successivamente al discarico delle cartelle per accertata inesigibilità del credito iscritto a ruolo – parte ricorrente trae conferma del fatto che il termine di prescrizione decennale sia tuttora applicabile;

i motivi, da esaminare congiuntamente per connessione, sono inammissibili ai sensi dell’art. 360 bis c.p.c.;

i motivi sono inammissibili ai sensi dell’art. 360 bis. c.p.c., in base alla pronuncia delle Sezioni Unite n. 23397 del 2016 con cui la Suprema Corte ha affermato che il termine (ordinario) decennale di prescrizione di cui all’art. 2953 c.c., trova applicazione soltanto nelle ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la cartella di pagamento, o anche l’avviso di addebito dell’Inps, avendo natura di atto amministrativo, sono prive dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato;

in particolare, la doglianza contenuta nel secondo motivo è priva di rilievo, atteso che essa concerne i rapporti fra enti impositori e agente della riscossione e non si rivela in grado di incidere sull’individuazione del termine di prescrizione da applicare al credito contributivo vantato dall’Inps in seguito alla notifica della cartella esattoriale (cfr. da ultimo Cass. n. 1826 del 2020);

in definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile;

le spese, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza in favore della parte che ha svolto attività difensiva;

nulla spese in favore della parte rimasta intimata;

in considerazione dell’inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

P.Q.M.

La corte dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore dell’Inail, che liquida in Euro 200 per esborsi, Euro 1.500,00 a titolo di compensi professionali, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15 per cento e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, all’Adunanza camerale, il 8 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 novembre 2020

 

 

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