Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2568 del 02/02/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 2568 Anno 2018
Presidente: CHINDEMI DOMENICO
Relatore: MONDINI ANTONIO

SENTENZA
sul ricorso 6494-2013 proposto da:
IMPERATO MARIO ALESSANDRO, elettivamente domiciliato
in ROMA VIA VAL DI LANZO 79, presso lo studio
dell’avvocato GIUSEPPE IACONO QUARANTINO, che lo
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente contro

2018
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AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE III DI
ROMA;
– intimata nonchè contro
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro

Data pubblicazione: 02/02/2018

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 16/2012 della COMM.TRIB.REG.
ROMA, depositata il 19/01/2012;

udienza del 10/01/2018 dal Consigliere Dott. ANTONIO
MONDINI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. FEDERICO SORRENTINO che ha concluso per
il rigetto del ricorso;
udito per il ricorrente l’Avvocato MARANO per delega
dell’Avvocato IACONO QUARANTINO che ha chiesto
l’accoglimento.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

Fatti di causa
1. Mario Alessandro Imperato ricorre con due motivi per la cassazione della
sentenza della commissione tributaria regionale del Lazio, n.16/6/2012,
emessa il 19 gennaio 2012, con la quale, in riforma della decisione di primo
grado, la commissione, ritenuto applicabile anche all’ipotesi di cui art. 11,
comma 1-bis, della L. 27 dicembre 2002, n. 289, la proroga dei termini di

della stessa legge, ha considerato tempestivo, e dunque valido, l’atto notificato
ad esso ricorrente dall’Agenzia delle Entrate il 21 settembre 2007, per il
recupero a tassazione delle imposta ordinaria di registro relativa ad un
contratto di trasferimento immobiliare, registrato il 19 giugno 2003, rispetto al
quale il ricorrente aveva fruito di agevolazioni “prima casa” poi risultate non
spettanti.
Motivi della decisione
1 . Con il primo motivo di ricorso, Alessandro Mario Imperato denuncia, in
relazione all’art.360, comma 1, numero 3, c.p.c., “violazione e/o falsa
applicazione degli artt. 11, commi 1 e 1-bis della legge 289/2002, in
riferimento all’art.3, comma 3, della Legge 27 luglio 2000, n. 212 ed all’art. 14
delle Disposizioni sulla legge in generale del codice civile approvate
preliminarmente al codice civile con R.d. 16 marzo 1942, n. 262, nonché
dell’art. 76, comma 2, del d.P.R. n. 131/1986”, per avere la commissione
tributaria regionale del Lazio ritenuto di poter fare applicazione della proroga
biennale del termine (triennale) per la rettifica e la liquidazione della maggiore
imposta di registro, prevista dall’art. 11, comma 1, L.289/2002 relativamente
al caso di mancata presentazione o di inefficacia dell’istanza di condono quanto
ai valori dichiarati o agli incrementi di valore assoggettabili a procedimento di
valutazione, anche relativamente all’ipotesi di cui al comma 1-bis, riguardante
la definizione delle violazioni concernenti le agevolazioni tributarie sulle
medesime imposte; assume il ricorrente che siffatta applicazione non potesse
essere fatta né tramite interpretazione estensiva del comma 1, essendo questo
tipo d’interpretazione preclusa dall’art.3, c.3, della L.212/2000, né per via di
ragionamento analogico, essendo tale ragionamento precluso, da un lato, dal

accertamento, espressamente prevista per l’ipotesi di cui all’art. 11, comma 1,

divieto di analogia posto dall’art. 14 cit. per leggi eccezionali quali le leggi di
proroga dei termini di accertamento delle imposte, dall’altro, dalla assenza di
una lacuna normativa sui tempi di accertamento per le ipotesi di cui al comma
1-bis, valendo per esse il termine di cui all’art. 76 del d.P.R. 131/86.
2. Il motivo è infondato:
2.1 questa Corte ha più volte affermato (cfr., tra le molte, Cass. civ. sez V 11

civ. sez V 13 novembre 2015, n. 23222; Cass. civ. sez. VI — V ord. 19
novembre 2014, n. 24683; Cass. civ. sez VI-V 11 settembre 2014, n. 19248;
Cass. civ. sez V 18 aprile 2014, n. 9012; Cass. civ. sez. VI — V ord. 8 gennaio
2013, n. 279; Cass. civ. sez. VI — V ord. 3 dicembre 2010, n. 24575; Cass.
civ. sez. VI — V ord. 17 maggio 2010, n, n. 12069) il principio dell’applicabilità
della proroga prevista dal comma 1 dell’art. 11 della L. n. 289/2002 alle ipotesi
di violazione della normativa regolante le agevolazioni tributarie previste dal
successivo comma 1-bis. Questo compatto orientamento ha trovato conferma,
da ultimo, in un passaggio della motivazione della sentenza n. 18574, emessa
dalle Sezioni Unite della Corte il 22 settembre 2016 (v. punto 2 laddove si
legge: “… Giova innanzitutto evidenziare che, alla stregua del citato articolo 11
siccome interpretato da condivisibile giurisprudenza di questo giudice di
legittimità … non può escludersi la possibilità di fruire della proroga di due anni
dei termini per la rettifica e la liquidazione della maggior imposta di registro,
ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni nonché sull’incremento del
valore aggiunto, anche nelle ipotesi di definizione delle violazioni relative
all’applicazione di agevolazioni tributarie sulle medesime imposte”);
2.2. l’affermazione di principio discende da una serie di considerazioni: il
comma 1-bis, con la dizione “le violazioni relative alla applicazione, con
agevolazioni tributarie, delle imposte su atti, scritture, denunce e dichiarazioni
di cui al comma 1, possono essere definite…”, assimila pienamente le
violazioni delle disposizioni agevolative a quelle relative all’enunciazione del
valore degli immobili di cui al comma precedente, donde l’applicabilità anche
alle violazioni di cui al comma 1 bis della proroga prevista nel 10 comma,
senza necessità di esplicito richiamo, apparendo altrimenti del tutto incongruo

maggio 2016, n. 9578; Cass. civ. sez VI-V ord. 20 gennaio 2016, n. 922; Cass.

che ipotesi assolutamente equivalenti abbiano trattamento diverso; nella
rubrica dell’art. 11, l’espressione “proroga dei termini”, che è stata inserita a
seguito dell’aggiunta del comma 1 bis al solo primo comma originariamente
previsto, segue a, e quindi si riferisce a, ciascuna delle ipotesi di definizioni
agevolate della lite (così Cass. 23222/2015); la «ratio» della norma di proroga,
è, nell’interpretazione della Corte Costituzionale (sentenza n. 356 del 2008),
quella di consentire agli uffici finanziari di far fronte all’oggettivo aggravio di

289 del 2002 e tale esigenza si pone identicamente nell’ipotesi del comma 1 e
in quella del comma 1-bis, cosicché sarebbe incongrua l’interpretazione che
riconoscesse solo nella prima ipotesi la proroga dei termini per la rettifica e la
liquidazione del dovuto (Cass. 12069/2010);
2.2. la Corte ha anche osservato che all’affermazione di principio in parola “non
è di ostacolo il disposto dell’art.3, comma 3, della L. n. 212/2000 che, nello
stabilire che “i termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti
d’imposta non possono essere prorogati”, pone un principio suscettibile di
deroga da parte di fonte di pari rango, quale, nella fattispecie, quella della
disposizione richiamata dell’ultimo periodo dell’art. 11, comma 1, della L. n.
289/2002″ (Cass. 23222/2015);
2.3. quanto precede vale anche a far emergere l’inconferenza del richiamo al
divieto di analogia posto dall’art. 14 delle disp. prel. al cod.civ. per leggi
eccezionali, essendosi in presenza non di una applicazione analogica della
disposizione del comma 1 dell’art. 11, relativa alla proroga dei termini di
accertamento ma di un’interpretazione letterale e logico sistematica dei due
commi dell’art. 11, in forza della quale la disposizione suddetta deve intendersi
riferita ad ogni ipotesi di definizione agevolata di rapporti tributari previsti dallo
stesso art. 11.
3. Con il secondo motivo di ricorso, Alessandro Mario Imperato denuncia, in
relazione all’art. 360, comma 1°, n.5, c.p.c., che la Commissione tributaria
regionale non abbia adeguatamente motivato sulle dedotte ragioni di
inapplicabilità della proroga de qua oltre il caso espressamente considerato.
4. Il motivo è infondato perché dal penultimo capoverso della seconda pagina

lavoro determinato dall’applicazione delle agevolazioni fiscali di cui alla legge n.

della sentenza impugnata (“stante l’ampliamento dei soggetti ammessi al
condono ai sensi del comma 1-bis è da ritenere che [in] quanto previsto
dall’art 11, rientrano anche i casi di cui al comma 1-bis, essendo regolati
proprio dal 1° comma, e quindi anche la proroga biennale del periodo di
decadenza dell’ azione di accertamento…”) è possibile evincere che la
commissione ha inteso richiamare, a giustificazione dell’applicazione della
proroga, quegli stessi argomenti di interpretazione logico-sistematica dell’art.

come argomenti dimostrativi della infondatezza della tesi del ricorrente.
5. Il ricorso va quindi respinto.
6. Niente sulle spese in assenza di attività difensiva dell’amministrazione.
7. Il rigetto del ricorso comporta l’obbligo per il ricorrente di pagare un
ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la
l’impugnazione
PQM
la Corte rigetta I ricorso proposto da Mario Alessandro Imperato contro la
sentenza della Cgmmissione tributaria regionale del Lazio, n.16/6/2012,
emessa il 19 gennaio 2012;
niente sul!

assenza di attività difensiva dell’amministrazione.

dà atto ded’obbligo del ricorrente di pagare un ulteriore importo a titolo di
contributo unVicatc pari a quello dovuto per la l’impugnazione.
Così decisc iRu;•.-ia, nella Camera di Consiglio del 10 gennaio 2018.

11, commi 1 e 1-bis, ai quali è stato fatto riferimento al superiore punto 2

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