Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25676 del 15/11/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 25676 Anno 2013
Presidente: MERONE ANTONIO
Relatore: BRUSCHETTA ERNESTINO LUIGI

SENTENZA
sul ricorso n. 27302/08 proposto da:
Di Stano Ottorino e Isabella Tassone, elettivamente
domiciliati in Roma, Via Cunfida n. 20, presso lo
Studio dell’Avv. Luca Ruggieri, che li rappresenta e
difende, congiuntamente e disgiuntamente, con gli
Avv.ti Alfredo Viti e Gianluca Tamburello, giusta
delega a margine del ricorso;
ricorrenté contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore
Centrale

pro tempore,

elettivamente domiciliata in

Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura
Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ope

Data pubblicazione: 15/11/2013

.4

legis;

– controri corrente avverso la sentenza n. 135/28/07 della Commissione
Tributaria Regionale del Lazio, depositata il 5 ottobre
2007;

udienza del 18 settembre 2013, dal Consigliere Dott.
Ernestino Bruschetta;
udito l’Avv. Alfredo Viti, per i ricorrenti;
udito l’Avv. dello Stato Giancarlo Caselli, per la
controricorrente;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. Pasquale Fimiani, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.
Fatto

Con l’impugnata sentenza n. 135/28/07, depositata il 5
ottobre 2007, la Commissione Tributaria Regionale del
Lazio, respinto l’appello dei contribuenti Di Stano
Ottorino e Tassone Isabella, confermava la decisione n.
28/51/07 della Commissione Tributaria Provinciale di
Roma che aveva rigettato il ricorso proposto dai
ridetti contribuenti avverso l’avviso di liquidazione
n. 001V020864/003/D; col quale avviso, veniva
recuperata l’ordinaria imposta di registro e irrogate
sanzioni a seguito della revoca dell’agevolazione
fiscale cosiddetta “prima casa” di cui all’art. l,
comma 3, Parte I, Tariffa allegata al d.p.r. 26 aprile

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udita la relazione della causa svolta nella pubblica

1986, n. 131; revoca del beneficio che dall’Ufficio
veniva giustificata per cagione il superamento del
limite di mq. 200,00 “di superficie utile complessiva”
stabilito dall’art. 5 d.m. 2 agosto 1969 per la “casa
padronale”; limite oltre il quale, come noto, la legge
stabilisce che l’abitazione è da considerarsi “di

La CTR, in motivazione, espressamente dichiarava di
voler integralmente aderire alle conclusioni cui era
pervenuto il primo giudice, il quale ultimo aveva
respinto il ricorso dei contribuenti statuendo “che
alla superficie abitativa di mq. 188,52 riconosciuta
nell’atto di sanatoria emesso dal Comune di Roma si
doveva aggiungere anche la superficie non residenziale
di mq. 141,29 per un totale complessivo di mq. 329,81,
metri quadrati superiori ai 200 metri indicati dalla
normativa per l’ottenimento delle agevolazioni
fiscali”.
Contro

la

sentenza

della

CTR,

i

contribuenti

proponevano ricorso per cassazione affidato a tre
complessi motivi.
L’Agenzia delle Entrate resisteva con controricorso.
Diritto
l.

Col primo motivo la sentenza veniva censurata a’

sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c, deducendosi,
in rubrica, “Violazione e falsa applicazione dell’art.
5 d.m. 2.8.1969”, questo perché, a giudizio dei
ricorrenti, atteso che la norma in esponente stabilisce
che nella “superficie utile complessiva” non devesi

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lusso”.

calcolare quella delle cantine e dei posti auto, la CTR
aveva computato tali superfici erroneamente
individuandole semplicemente come “non residenziali”.
Il quesito era pertanto se: “ai fini del calcolo della
superficie utile per la qualificazione dell’immobile
come <

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