Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25676 del 13/11/2020

Cassazione civile sez. VI, 13/11/2020, (ud. 22/10/2020, dep. 13/11/2020), n.25676

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18203-2019 proposto da:

G.G., rappresentato e difeso dall’Avvocato DOMENICO

CALDERONE;

– ricorrente –

contro

SOCIETA’ SEMPLICE MARIA;

– intimata –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di TORINO, depositata il

05/04/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/10/2020 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

G.G. ha proposto ricorso avverso la sentenza n. 4880/2017 del 18 ottobre 2017, resa dal Tribunale di Torino, nonchè avverso l’ordinanza 15 marzo 2019, ex art. 348 bis, resa dalla Corte d’appello di Torino.

La società semplice Maria, in persona del socio amministratore D.S., rimane intimata, senza aver svolto attività difensive in questa sede.

Il Tribunale di Torino, accogliendo la domanda proposta da D.S., quale socia amministratrice della società semplice Maria, dichiarò la stessa proprietaria di alcuni immobili siti nel comune di (OMISSIS), posti ai piani seminterrato e interrato dell’edificio in questione, abusivamente occupati da G.G., il quale aveva invece acquistato un appartamento al primo piano. La Corte d’appello di Torino, con l’ordinanza del 15 marzo 2019, ha dichiarato inammissibile ex art. 348 bis c.p.c., l’appello proposto da G.G.. Per la Corte di Torino, l’appello di G.G., alla stregua dell’espletata CTU e dell’atto di compravendita prodotto, non aveva una ragionevole probabilità di esser accolto.

Il ricorso di G.G. deduce la violazione dell’art. 112 c.p.c., per non avere “il giudice di merito” integrato l’istruzione sulla base delle “risultanze dell’archivio edilizio” del Comune di (OMISSIS), e per essersi invece basata la decisione sulle risultanze del catasto, che non hanno efficacia probatoria. Si denunciano, ancora, le erroneità e contraddizioni della CTU, le discrepanze rispetto alle ordinanze sindacali prodotte, la mancata rinnovazione della consulenza, l’omessa valutazione dei documenti, l’insufficiente valutazione dello stato urbanistico del bene.

Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere dichiarato inammissibile, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c, comma 1, n. 1) il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.

Il ricorso è inammissibile quanto alle censure proposte contro l’ordinanza emessa ex art. 348 bis c.p.c., dalla Corte d’Appello di Torino. L’ordinanza di inammissibilità dell’appello resa ex artt. 348 bis e 348 ter c.p.c., quale quella pronunciata dalla Corte d’appello di Torino, è, infatti, ricorribile per cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 7, limitatamente ai vizi suoi propri costituenti violazioni della legge processuale (quali, per mero esempio, l’inosservanza delle specifiche previsioni di cui all’ art. 348 bis c.p.c., comma 2, e all’art. 348 ter c.p.c., comma 1, primo periodo e comma 2, primo periodo), purchè compatibili con la logica e la struttura del giudizio ad essa sotteso (Cass. Sez. U, 02/02/2016, n. 1914), prescrivendo, piuttosto, il medesimo art. 348 ter, comma 3, che l’impugnazione per cassazione sia volta avverso il provvedimento di primo grado.

La Corte di Torino ha, del resto, operato unicamente una valutazione complessiva, in chiave prognostica, dei motivi di gravame, senza soprapporre argomentazioni in fatto ed in diritto rilevate “ex novo” rispetto a quelle della decisione di primo grado, e quindi senza dar luogo ad autonome “rationes decidendi”, ed anzi condividendo la motivazione della decisione di primo grado (cfr. anche Cass. Sez. 3, 29/07/2016, n. 15776; Cass. Sez. 3, 19/09/2019, n. 23334).

E’ comunque inammissibile il ricorso per cassazione, con il quale si contesti un “error in judicando” contro l’ordinanza ex art. 348 bis e ter c.p.c., in relazione all’assunta erroneità della formulazione del giudizio prognostico di manifesta infondatezza nel merito dell’appello in rapporto alle emergenze istruttorie. Basta ribadire che anche quando il ricorso per cassazione espliciti la volontà di impugnare congiuntamente la sentenza di primo grado e l’ordinanza di inammissibilità dell’appello ex art. 348-bis c.p.c., esso deve contenere la trattazione separata delle censure indirizzate a ciascuno dei due provvedimenti e, ove sia ritenuta l’esistenza di un identico errore, deve individuare ed illustrare tale identità, così da consentire di distinguere quale sia la critica da riferire all’uno e quale all’altro di essi, essendo in mancanza il ricorso inidoneo a raggiungere il suo scopo, che è quello della critica al provvedimento impugnato (cfr. Cass. Sez. 6 – 3, 17/05/2017, n. 12440).

Quanto, peraltro, alle censure che si vogliano comunque riferire alla sentenza del Tribunale di Torino, è inammissibile il riferimento al vizio di omessa pronuncia per violazione dell’art. 112 c.p.c., rilevante ai fini di cui all’art. 360, comma 1, n. 4, configurandosi tale vizio esclusivamente con riferimento a domande attinenti al merito, e non anche in relazione ad istanze istruttorie, per le quali l’omissione è denunciabile soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione (cfr. indicativamente Cass. Sez. 6 – 1, 05/07/2016, n. 13716). In particolare, a fronte di una richiesta di rinnovazione della consulenza tecnica d’ufficio, pur in difetto di un espresso rigetto di tale istanza, non può mai dirsi integrato un vizio di omessa pronuncia ai sensi dell’art. 112 c.p.c., ma, eventualmente, un vizio di motivazione in ordine alle ragioni addotte per rigettare le censure tecniche alla sentenza impugnata (Cass. Sez. 6 – 2, 18/03/2015, n. 5339).

Essendo, peraltro, l’ordinanza dichiarativa dell’inammissibilità dell’appello ex art. 348 bis c.p.c., fondata sulle stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste a base della decisione di del Tribunale di Torino, in forza dell’art. 348 ter c.p.c., penultimo comma, rimane esclusa la ricorribilità in cassazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, del provvedimento di primo grado.

Il ricorso va perciò dichiarato inammissibile. Non occorre provvedere al riguardo delle spese del giudizio di cassazione, in quanto l’intimata non ha svolto attività difensive.

Sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, – da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 22 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 novembre 2020

 

 

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