Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25664 del 14/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 14/12/2016, (ud. 24/11/2016, dep.14/12/2016),  n. 25664

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6741-2014 proposto da:

G.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA G. PISANELLI

4, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE GIGLI, che la la

rappresenta e difende giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 118/15/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA del 23/09/2012, depositata il 07/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/11/2016 dal Consigliere relatore Dott. GIULIA IOFRIDA;

udito l’Avvocato Gigli Giuseppe che si riporta agli atti ed insiste

per l’accoglimento.

Fatto

IN FATTO

G.R. propone ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, nei confronti dell’Agenzia delle riunite (che non resiste), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia n. 118/15/2013, depositata in data 7/10/2013, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza della contribuente (esercente la professione di avvocato) di rimborso dell’IRAP versata negli anni 2005 e 2006 – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso della contribuente.

In particolare, i giudici d’appello, nell’accogliere, in parte, il gravame dell’Agenzia delle Entrate (respingendo le contestazioni mosse dall’appellante in ordine al quantum del rimborso, in quanto implicanti questione nuova, sollevata per la prima volta in appello), hanno sostenuto che ricorreva il presupposto impositivo dell’IRAP, costituito dall’autonoma organizzazione, in quanto, pur essendo documentato che la contribuente collaborava con altro Studio legale “cui fatturava le proprie prestazioni nella misura di Euro 2.630,00”, la stessa risultava, dall’esame dei proventi relativi all’attività professionale dichiarati, avere percepito compensi per attività propria di “rilevante proporzione nel coacervo dei compensi”, mentre “l’esternalizzazione dei servizi di deposito e ritiro atti presso il Tribunale” presupponeva “un’oculata organizzazione della propria attività cui essa contribuente era il soggetto responsabile” e “la presunta limitatezza dei beni strumentali” era conseguente al fatto che “per l’attività di legale non necessitano particolari investimenti in beni strumentali”.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

Si dà atto che il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Diritto

IN DIRITTO

1. La ricorrente lamenta, con il primo motivo, la violazione e/o falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 2 e 3, avendo la C.T.R. fondato la propria decisione su elementi irrilevanti, quali l’entità dei redditi percepiti dall’attività. Con i successivi motivi, la ricorrente denuncia vizi, ex art. 360 c.p.c., n. 5 c.p.c., di “insufficiente e contraddittoria motivazione”, in ordine agli elementi occorrenti per la configurazione del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione (beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile, assenza di personale dipendente, compensi corrisposti in modo occasionale e non rilevante a terzi per l’espletamento di esigua attività di cancelleria) e di “omesso esame” di fatto controverso, vale a dire il giudicato esterno), favorevole alla contribuente, formatosi in relazione all’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria ad istanza di rimborso) dell’IRAP versata negli anni dal 2001 al 2004).

2. La prima censura e fondata.

Questa Corte a Sezioni Unite (Cass. n. 9451 /2016) ha affermato il seguente principio di diritto: “Con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, 446, art. 2 -, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui e la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”. Nella specie, la CTR si limita ad evidenziare elementi del tutto ininfluenti (quali l’entità dei ricavi percepiti dal professionista), affermando inoltre che sono privi di rilievo altri elementi, quali l’assenza di “beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile”, spese per lavoro dipendente e per compensi a terzi non occasionali.

La sentenza impugnata non risulta pertanto conforme ai principi di diritto affermati da questa Corte Suprema e, da ultimo, dalle Sezioni Unite.

3. Le ulteriori censure, riferite all’art. 360 c.p.c., n. 5 (da scrutinare in base al testo di tale disposizione risultante delle modifiche recate dal D.L. n. 83 del 2012, poichè la sentenza impugnata risulta depositata in data successiva all’11 settembre 2012) sono inammissibili, in quanto, per i motivi, secondo, terzo e quarto, si contestano vizi di insufficiente e contraddittoria motivazione e non il vizio di omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, unico vizio motivazionale ormai denunciabile a seguito della Novella del 2012, e, quanto al quinto motivo, nel mezzo di ricorso non si indicano fatti storici (della cui deduzione nel giudizio di merito venga dato conto nel rispetto del canone dell’autosufficienza del ricorso per cassazione) il cui esame, omesso nella sentenza gravata, avrebbe portato ad una diversa ricostruzione dei fatti di causa, quanto si lamenta l’omessa pronuncia su questione giuridica, l’eccezione in ordine all’efficacia nel giudizio del giudicato esterno intervenuto su istanze di rimborso dell’IRAP per altre annualità.

4. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del primo motivo del ricorso (respinti gli altri motivi), va cassata la sentenza impugnata con rinvio alla della Lombardia, in diversa composizione. Il giudice del rinvio provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, respinti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata, con rinvio, anche in ordine alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità, alla C.T.R. della Lombardia.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 dicembre 2016

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