Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25652 del 14/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 14/12/2016, (ud. 26/10/2016, dep.14/12/2016),  n. 25652

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5942-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. NICOTERA

29, presso lo studio dell’avvocato ANDREA MICCICHE’, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato CLAUDIO MAGGIOLO

giusta procura speciale a margine del controricorso;

– contro ricorrente –

avverso la sentenza n. 101/19/2011 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del VENETO, depositata il 12/12/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CRUCITTI ROBERTA.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Nella controversia avente origine dall’impugnazione da parte di M.G., del silenzio rifiuto opposto all’istanza di rimborso dell’IRAP versata negli anni dal 1998 al 2002, l’Agenzia delle Entrate ricorre, affidandosi a due motivi, avverso la sentenza indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale del Veneto, a parziale riforma della decisione di primo grado, aveva dichiarato dovuto il chiesto rimborso per l’anno 2002 (istanza dichiarata inammissibile dalla C.T.P. siccome preclusa ai sensi della L. n. 289 del 2002, artt. 7 e 9).

Il contribuente resiste con controricorso.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c. è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo si deduce la violazione o falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 8, laddove la Commissione regionale aveva ritenuto che l’adesione al condono di cui all’art. 8 della legge citata, del quale aveva usufruito il contribuente, non precludesse l’istanza di rimborso.

1.1. La censura è fondata. Questa Corte ha già avuto modo di statuire (Cass. n. 19581/2014; Cass n. 3841/2012; id n. 5037/2010; n. 17142/2008 e, specificamente per l’IRAP, Cass. n. 3682/2007) che il condono tributario premiale attribuisce al contribuente un diritto potestativo di scelta tra il procedimento amministrativo di accertamento ordinario, con conseguente pretesa all’eventuale rimborso del tributo indebitamente pagato, e il procedimento amministrativo di accertamento straordinario di condono, con la conseguenza che l’opzione del contribuente per il condono preclude ad entrambi i soggetti del rapporto il ricorso al procedimento di accertamento ordinario; il condono, infatti, in quanto volto a definire “transattivamente” la controversia in ordine all’esistenza di tale presupposto, pone il contribuente di fronte ad una libera scelta tra trattamenti distinti e che non si intersecano tra loro, ovverosia coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo se del caso il rimborso delle somme indebitamente pagate, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione agevolata, ma senza possibilità di riflessi o interferenze con quanto eventualmente già corrisposto in via ordinaria; siffatti principi trovano applicazione anche in ipotesi di definizione L. n. 289 del 2002, ex art. 8 trattandosi anche in tal caso di “definizione automatica”, avente effetto, in maniera espressa, sull’intera imposta (e non, quindi, su singoli accertamenti) e, in particolare sull’IRAP.

2. Con il secondo motivo si deduce la violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3, laddove la C.T.R. veneta aveva ritenuto insussistente il requisito dell’autonoma organizzazione mentre dai dati acquisiti al processo (quali, in particolare, l’utilizzo di uno studio in locali diversi da quelli di residenza anagrafica ed i rilevanti costi raffrontati con i compensi percepiti) emergeva il contrario.

2.1.Tale censura è infondata. Di recente, le Sezioni Unite di questa Corte (sentenza n. 9451/16), nel comporre il contrasto giurisprudenziale, hanno specificato che il requisito dell’autonoma organizzazione -previsto dal D.Lgs. 15 settembre 1997, n. 446, art. 2, il cui accertamento è rimesso al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.

3. Alla luce di tali principi, la sentenza impugnata non pare essere incorsa nella dedotta violazione di legge laddove ha valutato l’insussistenza dell’autonoma organizzazione sulla base degli elementi acquisiti al processo, mentre il mezzo, nei termini in cui è formulato, si risolve in un’inammissibile rivisitazione dell’accertamento in fatto compiuto dal Giudice di merito.

4. Conclusivamente, in accoglimento del solo primo motivo di ricorso, rigettato il secondo, la sentenza impugnata va cassata con riferimento alla censura accolta e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la controversia può essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso del contribuente unicamente al rimborso dell’irap versata nell’annualità di imposta 2002.

La novità della soluzione giurisprudenziale e la parziale reciproca soccombenza inducono a compensare integralmente tra le parti le spese dei gradi di merito e quello del presente giudizio.

PQM

La Corte, in accoglimento del primo motivo di ricorso, rigettato il secondo, cassa, nei termini di cui in motivazione, la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente relativamente all’annualità 2002.

Compensa integralmente tra le parti le spese processuali dei gradi di merito e del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 dicembre 2016

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