Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25645 del 27/10/2017


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Cassazione civile, sez. I, 27/10/2017, (ud. 28/06/2017, dep.27/10/2017),  n. 25645

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – rel. Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. MUCCI Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9586/2013 proposto da:

S.R.G.L., R.C.,

S.R.A., nella qualità di eredi di S.G. e

F.C.R., domiciliate in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentate e difese

dall’avvocato Fabio Maggiore, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

Cooperativa Edilizia Florinda a r.l., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via

Trionfale n. 21, presso lo studio dell’avvocato Casagni Federica,

rappresentata e difesa dall’avvocato Avola Andrea, giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrente –

contro

Comune di Palermo, in persona del Sindaco pro tempore, domiciliato in

Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di

Cassazione, rappresentato e difeso dall’avvocato Angela Provenzani,

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza non definitiva n. 1901/09 e la sentenza

definitiva n. 245/2012 della CORTE D’APPELLO di PALERMO, depositate

il 9/12/2009 e il 22/02/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/06/2017 dal Cons. Dott. DOGLIOTTI MASSIMO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

In un procedimento tra S.G. e Comune di Palermo, Cooperativa edilizia Florinda srl, avente ad oggetto domanda di indennità per occupazione legittima e risarcimento danno per perdita di proprietà di un terreno, ricompreso in un programma di edilizia residenziale pubblica, la Corte di Appello di Palermo, con sentenza non definitiva, annullava la statuizione di condanna al pagamento della predetta indennità per ultra petitum; con sentenza definitiva, condannava il Comune al pagamento di Euro 397.542,70, che la Cooperativa doveva rifondergli.

Ricorrono per cassazione gli eredi di S.G., S.R.G.L., S.R.A., R.C., che pure depositano memoria difensiva.

Resistono con separati controricorsi il Comune di Palermo e la Cooperativa Edilizia.

Il primo motivo di ricorso relativo alla indennità di occupazione, merita accoglimento.

Giurisprudenza più recente di questa Corte, rispetto all’orientamento accolto dalla Corte d’appello di Palermo, precisa che, ove il Tribunale abbia disposto il risarcimento del danno da occupazione appropriativa e determinato l’indennità di occupazione legittima per la quale è configurabile la competenza della Corte di Appello in unico grado, davanti a tale giudice non è necessario riproporre domanda per la determinazione della indennità, essendo sufficiente la richiesta di conferma della sentenza del primo giudice (al riguardo, Cass. n. 10719 del 2016; n. 25966 del 2009).

Il secondo motivo va dichiarato inammissibile: propongono i ricorrenti una valutazione alternativa rispetto a quella effettuata dal giudice a quo, con motivazione adeguata e non illogica, riguardo alle risultanze di CTU (evidenzia la sentenza impugnata le ragioni di condivisione delle argomentazioni del CTU e l’infondatezza di quelle del CT di parte.

Parimenti inammissibile per tardività, il terzo motivo circa l’applicabilità del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 42 bis, comma 5, domanda proposta per la prima volta davanti a questa Corte (la norma stessa introdotta dal D.L. n. 98 del 2011, art. 34, era entrata in vigore in pendenza del giudizio di appello, ma nessuna richiesta era stata formulata al riguardo, in relazione al jus superveniens).

Accolto il primo motivo del ricorso, va cassata la pronuncia impugnata, con rinvio anche per le spese del presente giudizio alla Corte di Appello di Palermo, in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara inammissibili gli altri; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Palermo, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 28 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 ottobre 2017

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