Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25645 del 13/11/2020

Cassazione civile sez. VI, 13/11/2020, (ud. 15/07/2020, dep. 13/11/2020), n.25645

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18195-2019 proposto da:

P.E., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MASSIMO CARLO SEREGNI;

– ricorrente-

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso. AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– resistenti –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata il

28/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/07/2020 dal Consigliere Dott. MARINA MELONI;

udito l’Avvocato;

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Venezia, sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, con decreto in data 28/11/2018, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Verona in ordine alle istanze avanzate da P.E. nata in (OMISSIS) il (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.

La richiedente asilo aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di essere fuggita dal proprio paese in quanto aveva chiesto denaro in prestito per poter mantenere i suoi figli e non era in grado di poterlo restituire, pertanto temeva le minacce del creditore e l’arresto da parte della polizia.

Il Tribunale di Venezia in particolare ha escluso le condizioni previste per il riconoscimento del diritto al rifugio D.Lgs. n. 251 del 2007. ex artt. 7 e 8, ed i presupposti richiesti dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, per la concessione della protezione sussidiaria, non emergendo elementi idonei a dimostrare che il ricorrente potesse essere sottoposto nel paese di origine a pena capitale o a trattamenti inumani o degradanti. Nel contempo il collegio di merito ha negato il ricorrere di uno stato di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale nel suo paese di provenienza nonchè una situazione di elevata vulnerabilità individuale.

Avverso il decreto del Tribunale di Venezia la ricorrente ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, chiedendo altresì la rimessione in termini per proporre ricorso. Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, per aver ritenuto non credibile il ricorrente, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, in quanto il decreto impugnato non valuta il periodo di permanenza del ricorrente nei paesi in cui è transitato, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il ricorso è inammissibile perchè tardivamente proposto con ricorso in data 29/5/2019 notificato il 31/5/2019 avverso il decreto in data 8/11/2018 mai comunicato e pubblicato in data 28/11/2018 (ricorso oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione ex art. 327 c.p.c.).

L’istanza di rimessione in termini non è suffragata da alcun valido motivo e relativa documentazione. Il referto prodotto relativo all’incidente in data 25/1/2018, attesta una policontusione con dimissione della paziente e pertanto non appare decisivo in ordine alla presunta impossibilità di presentare ricorso.

Per quanto sopra il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Nulla per le spese in mancanza di attività difensiva.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 30 maggio 2002, art. 13, comma 1 quater, ricorrono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sesta/prima sezione civile della Corte di Cassazione, il 15 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 novembre 2020

 

 

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