Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25630 del 14/12/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. un., 14/12/2016, (ud. 15/11/2016, dep.14/12/2016),  n. 25630

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente aggiunto –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente di sez. –

Dott. DIDONE Antonio – Presidente di sez. –

Dott. DI IASI Camilla – Presidente di sez. –

Dott. PETITTI Stefano – Presidente di sez. –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. ARMANO Uliana – Consigliere –

Dott. MANNA Antonio – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10430-2015 proposto da:

STRADA DEI PARCHI S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE PARIOLI 180,

presso lo STUDIO LEGALE SANINO, rappresentata e difesa dagli

avvocati MARIO SANINO, FABRIZIO CRISCUOLO, GIOVANNI ARIETA e

GIANPAOLO RUCGIERO, per delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

TUBCSIDER S.P.A., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA GIUSEPPE MAZZINI 27,

presso lo studio dell’avvocato MARCO PETRONE, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato PIERLUIGI PISELLI, per delega in

calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

FINCO FEDERAZIONE INDUSTRIE PRODOTTI IMPIANTI E SERVIZI PER LE

COSTRUZIONI, ACAI – ASSOCIAZIONE FRA i COSTRUTTORI IN ACCIAIO

ITALIANI, AISES – ASSOCIAZIONE ITALIANA SEGNALETICA E SICUREZZA,

TOTO S.P.A. COSTRUZIONI GENERALI, CQOP – COSTRUTTORI QUALIFICATI

OPERE PUBBLICHE – SOCIETA’ ORGANISMO DI ATTESTAZIONE S.P.A., ANAS

S.P.A., ANAC;

– Intimati –

avverso la sentenza n. 967/2015 del CONSIGLIO DI STATO, depositata il

26/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/11/16 dal Cons. Dott. FRANCO DE STEFANO;

uditi gli avvocati Mario SANINO, Fabrizio CRISCUOLO, GIOVANNI ARISTA;

udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott. FUZIO Riccardo,

che ha concluso per l’inammissibilità, in subordine rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- La Strada dei Parchi spa impugna, affidandosi ad un complesso motivo, la sentenza n. 967 del 26.2.15, con cui il Consiglio di Stato ha parzialmente accolto l’appello proposto contro la sentenza n. 9777/08 del TAR Lazio-Roma, concernente affidamento lavori per sostituzione barriere di sicurezza laterali su autostrade, da Tubosider spa, Finco-Feder. Industrie Prodotti impianti e Serv. Costruz., Acai – Associazione fra i costruttori in acciaio italiani, Aises – Associazione italiana segnaletica e sicurezza, anche nei confronti dell’Autorità di vigilanza dei contratti pubblici lavori serv. e fornit. (ora ANAC), ANAS spa, Imc srl, Toto spa, Assosign, CQOP spa.

2.- La controversia ha ad oggetto gli atti di affidamento diretto della “progettazione esecutiva” e della “esecuzione dei lavori necessari per la sostituzione delle barriere di sicurezza laterali” su alcuni tratti delle autostrade (OMISSIS) per l’importo di Euro 44.055.000,00 alla soc. Toto spa, tra cui il contratto di appalto, l’attestato di qualificazione all’esecuzione dei lavori pubblici alla IMC (controllata dalla Toto spa), la convenzione tra ANAS e Strada dei Parchi se intesa ad abilitare il concessionario ad eseguire direttamente lavori di categorie per le quali non erano, all’epoca, qualificate le appaltatrici.

3.- In particolare, la Tubosider spa aveva impugnato tali atti dolendosi di violazione di legge (con un primo motivo: in relazione al D.L. n. 262 del 2006, art. 12, comma 3, lett. c), conv. con mod. in L. n. 286 del 2006, dovendo la Strada dei parchi spa, all’atto della stipula del contratto – (OMISSIS) – agire come amministrazione aggiudicatrice; in relazione alla data di conseguimento della qualificazione di Toto spa; in relazione all’obbligo di affidare a terzi i lavori necessari in percentuale minima del 40%; con un secondo motivo: D.P.R. n. 34 del 2000, sub artt. 1, 15 e ss., 18 e ss.; L. 109 del 1994, art. 8; D.Lgs. n. 163 del 2006, art. 49; per essersi la controinteressata Toto spa avvalsa della qualificazione di una impresa controllata quale la IMC srl, ma sulla base di una cessione non reale).

4.- Il Consiglio di Stato, sull’appello di Tubosider ed altri avverso la reiezione del ricorso, ha accolto – dopo avere rigettato altri motivi di gravame con sentenza non definitiva n. 5987/13 ed avere espletato istruttoria principalmente sulla percentuale di affidamento dei lavori, al cui esito era stato riscontrato lo “sforamento” riferito sia all’anno 2006 che al triennio 2004-2006 – la terza delle doglianze degli originari ricorrenti, qualificando illegittimo l’affidamento diretto perchè contrario alla L. 11 febbraio 1994, n. 109, art. 2 dai cui tenore letterale aveva motivatamente ricavato, in base ad un’interpretazione sistematica ed al carattere eccezionale di ogni deroga alla procedura evidenziale (a sua volta integrante ius receptum comunitario), l’esigenza di rapportare al singolo anno di riferimento l’onere di appaltare a terzi il minimo del 40% dell’importo dei lavori.

5.- Al ricorso resiste la Tubosider spa, mentre gli altri intimati (FINGO – Federazione Industrie Prodotti Impianti e Servizi per le Costruzioni, ACAI Associazioni fra i Costruttori in Acciaio Italiani, AISES – Associazione Italiana Segnaletica e Sicurezza, TOTO spa, CQOP – Costruttori Qualificati Opere Pubbliche – Società organismo di attestazione spa, ANAS spa, ANAC) non espletano attività difensiva in questa sede e ad altre parti del giudizio dinanzi al Consiglio di Stato (IMC, Assosign) neppure risulta notificato il ricorso; infine, per la pubblica udienza del giorno 15.11.16, la ricorrente deposita memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

6.- La ricorrente articola un unitario motivo, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 1 lamentando difetto di giurisdizione del giudice amministrativo per eccesso di potere giurisdizionale individuato nell’invasione della sfera di attribuzione riservata al legislatore: ampiamente argomentando nel senso che la soluzione data dal Consiglio di Stato alla vertenza integrerebbe la creazione di una norma, anzichè l’interpretazione di quella esistente, non potendo il giudice amministrativo spingersi fino all’introduzione del riferimento temporale – annuale o triennale – in concreto estrapolato; e, diffusamente confutata nel merito la soluzione cui è pervenuta la gravata sentenza, invoca la giurisprudenza di questa Corte in tema di esercizio della funzione giurisdizionale in presenza di situazioni che avrebbero potuto dare adito solo alla normale giurisdizione di legittimità o non avrebbero potuto dare adito a quella di merito.

7.- Nel suo controricorso, dal canto suo, la Tubosider spa esclude che il Consiglio di Stato abbia ecceduto dalla sua funzione di interpretazione del testo della legge, in applicazione di dati non soltanto letterali, ma sistematici, come reso evidente dalla condivisione delle sue conclusioni pure dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici in determinazioni precedentemente assunte.

8.- Il ricorso è effettivamente inammissibile: l’interpretazione della legge rappresenta il proprium della funzione giurisdizionale e non può, dunque, integrare la violazione dei limiti esterni della giurisdizione da parte del giudice amministrativo, così da giustificare il ricorso previsto dall’art. 111 Cost., comma 8, fatti salvi i casi – che, però, con tutta evidenza qui non ricorrono – di un radicale stravolgimento delle norme o dell’applicazione di una norma creata ad hoc dal giudice speciale (da ultimo, v. Cass. Sez. Un., 31 maggio 2016, n. 11380, ove ulteriori riferimenti; Cass. Sez. Un., 6 maggio 2016, n. 9145; Cass. Sez. Un., 5 settembre 2013, n. 20360).

9.- Nella specie, il dato testuale è effettivamente – come si esprime il giudice amministrativo di appello – “silente” e va quindi adeguatamente interpretato: cosa che appunto il Consiglio di Stato ha fatto, rapportando quel dato al sistema e dando conto degli argomenti, tutt’altro che implausibili ed anzi strutturalmente ed intrinsecamente coerenti con l’impianto eurounitario imperniato sull’eccezionalità di ogni deroga al sistema evidenziale o concorrenziale, a sostegno di un’interpretazione restrittiva di quella disposizione o, se si vuole, di un’interpretazione che non ampli ulteriormente la deroga medesima: così superandosi, in una comparazione tra interessi e presupposti ermeneutici di pari valenza assiologica, l’opposta ricostruzione della ricorrente.

10.- L’interpretazione in concreto adottata dal Consiglio di Stato, pertanto, non presenta affatto quei caratteri di stravolgimento del tessuto normativo o di autentica anomalia argomentativa che soli potrebbero, comportando lo sconfinamento in eccesso di potere giurisdizionale, fondare l’eccezionale ipotesi di garanzia giurisdizionale dinanzi a queste Sezioni Unite.

11.- Alla conseguente declaratoria di inammissibilità del ricorso, alla stregua di principi consolidati della giurisprudenza di questa Corte in ordine al comma ottavo dell’art. 111 Cost., si collega infine la condanna della soccombente ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente.

12.- Ancora, trova applicazione – mancando ogni discrezionalità al riguardo (Cass. 14 marzo 2014, n. 5955) – il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione: norma in forza della quale il giudice dell’impugnazione è vincolato, pronunziando il provvedimento che definisce quest’ultima, a dare atto della sussistenza dei presupposti (rigetto integrale o inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) per il versamento, da parte dell’impugnante soccombente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione da essa proposta, a norma del detto art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte, pronunciando a sezioni unite:

1) dichiara inammissibile il ricorso;

2) condanna la ricorrente Strada dei Parchi spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente Tubosider spa, in persona del legale rappresentante pro tempore, liquidate in Euro 20.000,00 per compensi, oltre Euro 200,00 per esborsi, nonchè oltre maggiorazione per spese generali, CPA ed IVA nella misura di legge;

3) ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio delle sezioni unite civili della Corte suprema di cassazione, il 15 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 dicembre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA