Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25628 del 12/11/2020

Cassazione civile sez. lav., 12/11/2020, (ud. 15/09/2020, dep. 12/11/2020), n.25628

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18606-2015 proposto da:

ASSESSORATO REGIONALE ALLA FAMIGLIA, DELLE POLITICHE SOCIALI E DEL

LAVORO (ex Assessorato Regionale del Lavoro) Sez. (OMISSIS) Ufficio

Provinciale del Lavoro di Catania, rappresentati e difesi

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domiciliano

ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI 12;

– ricorrenti principali –

contro

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CATANIA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, LARGO

TRIONFALE 7, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANNUCCI,

rappresentata e difesa dagli avvocati VINCENZO REINA, GIUSEPPINA

CONIGLIONE;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

contro

C.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 603/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 09/06/2015 R.G.N. 333/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/09/2020 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con sentenza in data 9 giugno 2015 n. 603 la Corte d’Appello di Catania riformava la sentenza del Tribunale della stessa sede e, per l’effetto, accoglieva parzialmente la domanda proposta da C.G. e condannava, in solido, l’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CATANIA e l’ASSESSORATO REGIONALE DELLA FAMIGLIA, DELLE POLITICHE SOCIALI E DEL LAVORO della REGIONE SICILIA (in prosieguo: ASSESSORATO REGIONALE) al risarcimento del danno per la illegittima interruzione del contratto a tempo determinato stipulato con il C. in data 4.9.2001, nella misura dei compensi che sarebbero maturati fino alla naturale scadenza, oltre accessori.

2. La Corte territoriale esponeva in fatto:

– che il C. aveva partecipato a diversi progetti di utilità collettiva e con provvedimento del 31.12.1999 era stato dichiarato decaduto dal diritto alla utilizzazione nel progetto in cui era impegnato dal giugno 1999;

– che, successivamente, in data 11 aprile 2000, egli aveva chiesto di essere assegnato al progetto di utilità collettiva dell’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CATANIA e di ottenere la stipula di un contratto di diritto privato, come previsto dalla L.R. SICILIA n. 85 del 1995, artt. 11 e 12.

– che il contratto era stato sottoscritto in data 4 settembre 2001, per la durata di 12 mesi.

– che nel novembre 2001 l’UNIVERSITA’ aveva chiesto al C. una dichiarazione di responsabilità, attestante la permanenza nelle attività socialmente utili alla data dell’1 aprile 2001, ai sensi della L.R. n. 24 del 2000, art. 4, comma 6 e della L.R. n. 2 del 2001, art. 1, comma 4.

– che con provvedimento del 21 dicembre 2001 l’UNIVERSITA’ aveva dichiarato la nullità del contratto per difetto del requisito soggettivo di cui alle predette leggi.

3.Tanto premesso, osservava che il C. aveva acquisito il diritto alla stipula del contratto dal momento in cui era stato assegnato al progetto presentato dall’UNIVERSITA’ DI CATANIA ovvero dal 20 giugno 2000 e che, pertanto, le leggi regionali successive non gli erano applicabili; la situazione era analoga alla posizione dei soggetti disabili, per i quali il diritto alla assunzione maturava alla data del provvedimento di avviamento dell’Ufficio Provinciale del Lavoro.

4. Correttamente il Tribunale aveva individuato come legittimati passivi tanto l’UNIVERSITA’, in quanto titolare del rapporto contrattuale, che l’ASSESSORATO REGIONALE, non solo e non tanto per avere proceduto ad individuare i soggetti assegnatari, quanto perchè aveva chiesto l’acquisizione della dichiarazione di responsabilità.

5.Non poteva sostenersi che con l’atto di appello non fosse stata riproposta la domanda nei confronti dell’ASSESSORATO, in quanto sebbene lo stesso non fosse stato espressamente menzionato, era stata ribadita l’intera domanda risarcitoria e l’atto introduttivo era stato notificato anche all’ASSESSORATO.

6.Hanno proposto ricorso per la cassazione della sentenza l’ASSESSORATO REGIONALE e l’UFFICIO PROVINCIALE DEL LAVORO DI CATANIA, sez. (OMISSIS), articolato in tre motivi, cui ha resistito con controricorso l’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CATANIA, contenente altresì ricorso incidentale articolato in due motivi.

7. C.G. è rimasto intimato.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo del ricorso principale si deduce il difetto di legittimazione passiva dell’UFFICIO PROVINCIALE DEL LAVORO DI CATANIA-servizio (OMISSIS) quale mero ufficio periferico dell’ASSESSORATO REGIONALE.

2. Il motivo è inammissibile per difetto di legittimazione al ricorso dell’UFFICIO PROVINCIALE DEL LAVORO.

3. Con l’impugnazione non si esercita un’azione ma un potere processuale, che compete solo a chi abbia partecipato al precedente grado di giudizio (ex plurimis: Cass., sez. VI, 23.03.2017 n. 7467; 12.01.2017 n. 681; sez. I 11.09.2015 n. 17974). Nella fattispecie di causa, non risulta dalla sentenza impugnata che l’UFFICIO PROVINCIALE DEL LAVORO sia stato parte del giudizio di appello, per quanto si rileva dalla sua intestazione e dalle statuizioni, rese unicamente nei confronti dell’ASSESSORATO REGIONALE e dell’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CATANIA.

4. Pertanto le ulteriori censure verranno esaminate soltanto in relazione alla posizione dell’ASSESSORATO REGIONALE.

5. Con il secondo motivo si deduce il difetto di legittimazione passiva dell’amministrazione regionale, per non avere la Corte territoriale considerato che il ricorso in appello non conteneva alcuna domanda nei confronti dell’ASSESSORATO REGIONALE ma soltanto dell’UNIVERSITA’, indicata dalla sentenza di primo grado come unico legittimato passivo. Si assume, altresì, che la controversia riguardava un diritto afferente al rapporto di lavoro, al quale erano estranee le amministrazioni pubbliche.

6. Il motivo è inammissibile.

7. La Corte territoriale si è pronunciata sulla legittimazione passiva dell’ASSESSORATO REGIONALE e sulle sue ragioni; ha altresì interpretato la domanda d’appello come diretta anche nei confronti dell’amministrazione regionale e non solo dell’UNIVERSITA’.

8. L’ASSESSORATO REGIONALE non si è confrontato con i contenuti della statuizione; piuttosto ha chiesto in via diretta a questa Corte un riesame della questione decisa in appello senza rispettare i requisiti di ammissibilità della censura di cui all’art. 366 c.p.c.

9.Con la terza critica del ricorso principale l’ASSESSORATO REGIONALE ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – violazione e/o falsa applicazione della L.R. 26 novembre 2000, n. 24, art. 4, comma 6.

10. Richiamata la disciplina delle leggi regionali n. 85/1995 e n. 24/2000, ha dedotto che il C. non possedeva i requisiti soggettivi ivi previsti nè al momento della presentazione della domanda di partecipazione al progetto nè al momento della stipula del contratto, in quanto era decaduto dalla partecipazione al progetto di LSU in cui era stato in precedenza impegnato.

11. La trattazione del motivo può essere posposta ed effettuata congiuntamente all’esame del secondo motivo del ricorso incidentale, sostanzialmente sovrapponibile.

12. Procedendo, dunque, all’esame del ricorso incidentale dell’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CATANIA, si rileva che con il primo motivo la ricorrente incidentale ha dedotto la propria carenza di legittimazione passiva e la violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per omessa insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della causa. Si assume la omessa considerazione del fatto: che l’UNIVERSITA’ non poteva disattendere nelle sue determinazioni le indicazioni dell’ASSESSORATO REGIONALE, da cui provenivano i fondi; che anche la scelta del contraente-lavoratore era effettuata dalla Regione, attraverso l’Ufficio Provinciale del Lavoro.

13. La censura è inammissibile, in quanto non si confronta con i contenuti della statuizione impugnata; il giudice dell’appello ha ritenuto la legittimazione passiva dell’UNIVERSITA’ sul rilievo della sua qualità di parte del rapporto contrattuale. Del resto, rispetto a tale statuizione i fatti di cui si assume il mancato esame sono all’evidenza privi di decisività, perchè attengono, piuttosto, al rapporto interno tra l’UNIVERSITA’ e l’amministrazione regionale.

14.Con il secondo motivo del ricorso incidentale l’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CATANIA ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 – violazione e falsa applicazione della L.R. n. 24 del 2000, art. 4, comma 6, come modificato dalla L.R. n. 2 del 2001, art. 2 nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo, censurando l’affermazione del diritto del C. alla stipula del contratto di diritto privato.

15. Il terzo motivo del ricorso principale ed il secondo motivo del ricorso incidentale che, come si è detto, possono essere trattati congiuntamente, sono fondati.

16. In punto di diritto, giova premettere che la L.R. SICILIA 21 dicembre 1995, n. 85 individuava, all’art. 12, le modalità con cui potevano essere realizzati progetti di utilità collettiva, statuendo che i soggetti promotori utilizzassero per la loro realizzazione i soggetti utilmente collocati nelle graduatorie redatte dagli uffici provinciali del lavoro con contratti di diritto privato a tempo determinato e/o parziale.

17. Successivamente, la Legge regionale SICILIA 26 novembre 2000 n. 24 (recante disposizioni per l’inserimento lavorativo dei soggetti utilizzati nei lavori socialmente utili), all’art. 4, comma 6, autorizzava l’Assessore regionale per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e l’emigrazione ad applicare le misure finalizzate alla fuoriuscita dai lavori socialmente utili prioritariamente a quei soggetti che sia alla data di presentazione della domanda del beneficio che all’atto della fruizione della misura fossero effettivamente utilizzati in lavori socialmente utili.

18. Tale disposizione riguardava, dunque, la applicazione delle misure finalizzate alla fuoriuscita dai lavori socialmente utili, come previste dalla stessa legge regionale. La stipula del contratto di diritto privato continuava ad essere, comunque, soltanto lo strumento con cui dare attuazione ai progetti di utilità collettiva.

19. In seguito, con l’entrata in vigore della L.R. SICILIA 31 marzo 2001, n. 2, i contratti di diritto privato previsti dalla L. n. 85 del 1995, art. 12, venivano trasformati da misure di attuazione dei progetti di utilità collettiva a misure di fuoriuscita dal bacino degli L.S.U.. In particolare, l’art. 2, comma 1 Legge stessa statuiva: “I contratti di diritto privato di cui alla L.R. 21 dicembre 1995, n. 85, art. 12, comma 2, sono finalizzati all’inserimento lavorativo dei soggetti utilmente collocati nelle graduatorie provinciali ed in possesso dei requisiti di legge…”.

20. Per effetto di tale finalizzazione alla fuoriuscita dai lavori socialmente utili, i contratti di diritto privato venivano attratti al campo di applicazione della L. n. 24 del 2000, art. 4, comma 6, e, dunque, restavano riservati ai soli soggetti effettivamente utilizzati in lavori socialmente utili sia alla data di presentazione della domanda del beneficio che all’atto della fruizione della misura. Peraltro, la medesima L. n. 2 del 2001, art. 1, comma 4, -(comma che verrà poi abrogato dalla L.R. SICILIA 9 agosto 2002, n. 9, art. 3) – rendeva più stringente tale riserva, sostituendo nel corpo del suddetto art. 4, comma 6, l’avverbio “prioritariamente” con la parola “esclusivamente”.

21. Da quanto esposto deriva in sostanza che dalla entrata in vigore della L. n. 2 del 2001 – e dunque dall’1 aprile 2001- occorreva per la stipula del contratto di lavoro di diritto privato il duplice requisito soggettivo dell’essere effettivamente utilizzato in lavori socialmente utili sia alla data di presentazione della domanda del beneficio (domanda di partecipazione al progetto) che all’atto della fruizione della misura (stipula del contratto di diritto privato).

22. E’ pacifico in fatto – e risulta dalla sentenza impugnata – che il C. aveva presentato domanda di partecipazione al progetto dell’UNIVERSITA’ DI CATANIA in data 11.4.2000 ed aveva stipulato il contratto di diritto privato in data 4 settembre 2001, nella vigenza della L. n. 2 del 2001. E’ parimenti pacifico che egli non era impegnato in lavori socialmente utili nè alla data della domanda nè alla data di stipula del contratto e che, dunque, non possedeva il requisito soggettivo.

23. La Corte territoriale ha, tuttavia, ritenuto che il diritto alla stipula del contratto di diritto privato fosse già sorto con la assegnazione del C. al progetto presentato dall’UNIVERSITA’ (in data 20 giugno 2000) e che tale diritto non fosse inciso dalla successiva legge regionale.

24. Tale conclusione non appare condivisibile.

25. Prima della stipula da parte del C. del contratto di diritto privato L.R SICILIA n. 85 del 1995, ex art. 12 la disciplina di tale contratto è stata modificata, sia quanto alla funzione, prevedendosi la sua finalità di stabilizzazione lavorativa degli LSU sia quanto ai requisiti soggettivi, in relazione alla nuova funzione. Era la data di stipula del contratto individuale il momento rilevante ad individuare la disciplina applicabile ratione temporis, avendo tale contratto una propria rilevanza giuridica, del tutto autonoma rispetto al procedimento amministrativo sottostante.

26. La sentenza impugnata deve essere pertanto cassata in accoglimento del terzo motivo del ricorso principale e del secondo motivo del ricorso incidentale. Non occorrendo nuovi accertamenti di fatto (si è già detto essere pacifico che il C. non possedeva il requisito soggettivo richiesto dalle leggi regionali), la causa può essere decisa nel merito con il rigetto della domanda originaria.

27.Le spese dei gradi di merito devono essere compensate per l’esito alterno del giudizio; le spese del presente grado, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza nei confronti dell’ASSESSORATO REGIONALE e dell’UNIVERSITA’ degli STUDI di CATANIA mentre non sono dovute nei confronti dell’Ufficio Provinciale del Lavoro, non legittimato all’impugnazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara la inammissibilità del primo e del secondo motivo del ricorso principale e del primo motivo del ricorso incidentale. Accoglie il terzo motivo del ricorso principale ed il secondo motivo del ricorso incidentale. Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e – decidendo nel merito – rigetta la domanda originaria.

Compensa le spese dei gradi di merito.

Condanna C.G. al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in favore del ricorrente principale in Euro 5.000 per compensi professionali oltre spese prenotate a debito ed in favore del ricorrente incidentale in Euro 200 per spese ed Euro 5.000 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 15 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 12 novembre 2020

 

 

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