Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25609 del 10/10/2019

Cassazione civile sez. VI, 10/10/2019, (ud. 02/04/2019, dep. 10/10/2019), n.25609

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28755-2017 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante in proprio e quale procuratore

speciale della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI I.N.P.S.

(S.C.C.I.) S.p.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto

medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati CARLA D’ALOISIO,

ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, EMANUELE DE ROSE, GIUSEPPE MATANO,

ESTER ADA VITA SCIPLINO;

– ricorrente –

contro

G.S., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

CLAUDIO ORLANDO;

– controricorrente –

Contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1141/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 12/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/04/2019 dal Consigliere Relatore Dott. SPENA

FRANCESCA.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza in data 22 maggio – 12 giugno 2017 n. 1141 la Corte d’appello di Milano ha confermato la pronuncia del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto l’opposizione proposta dall’architetto G.S. avverso l’avviso di addebito emesso dall’INPS per il recupero della contribuzione dovuta alla gestione separata nell’anno 2007, in relazione all’attività libero-professionale svolta in concomitanza con l’attività di lavoro dipendente per la quale egli era iscritto presso altra gestione assicurativa obbligatoria;

che a fondamento della decisione la Corte territoriale, per quanto ancora in discussione, osservava che l’obbligo di iscrizione alla gestione separata sussisteva esclusivamente per le attività NON riservate agli iscritti ad albi professionali e che il riferimento alla attività “non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti ed ordinamenti” contenuto nella disposizione interpretativa di cui al D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 12, andava inteso a quella attività che, pur svolte dagli iscritti agli Albi ed alle Casse, non rientravano nell’esercizio tipico della professione. La norma non si riferiva, invece, ai contributi minimi e soggettivi; anche il contributo integrativo sul fatturato lordo era un versamento contributivo;

che avverso tale pronuncia l’INPS ha proposto ricorso per cassazione deducendo due motivi di censura, cui G.S. ha resistito con controricorso; AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE è rimasta intimata;

che la proposta del relatore è stata comunicata alle parti -unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio – ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che l’INPS ha dedotto:

– con il primo motivo di censura, violazione e falsa applicazione della L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 18, comma 12 (conv. con L. 15 luglio 2011, n. 111), entrambi in relazione agli articoli: L. 4 marzo 1958, n. 179, art. 3,; L. 3 gennaio 1981, n. 6, artt. 10 e 21; Statuto INARCASSA approvato con D.I. 28 novembre 1995 (comunicato del 20.12.1995, n. 1189700), artt. 7, 23 e 37 per avere la Corte di merito ritenuto che non sussista alcun obbligo di iscriversi alla Gestione separata presso l’INPS a carico degli ingegneri e degli architetti che, pur esercitando abitualmente la libera professione, non possano iscriversi all’INARCASSA per essere contemporaneamente iscritti presso altra gestione previdenziale obbligatoria;

– con il secondo motivo, violazione e falsa applicazione della L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 3, comma 9, e del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 18, comma 12, conv. in L. 15 luglio 2011, n. 111, nonchè del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 2, per non avere la Corte territoriale esaminato, al pari del giudice di primo grado, le difese svolte dall’Istituto in ordine alla mancanza di prescrizione del credito, avendo in radice ritenuto insussistente il diritto da esso vantato;

che il primo motivo è manifestamente fondato, essendosi ormai consolidato il principio di diritto secondo cui gli ingegneri e gli architetti, che siano iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie e che non possano conseguentemente iscriversi all’INARCASSA, rimanendo obbligati verso quest’ultima soltanto al pagamento del contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, sono tenuti comunque ad iscriversi alla Gestione separata presso l’INPS, in quanto la ratio universalistica delle tutele previdenziali cui è ispirato la L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, induce ad attribuire rilevanza, ai fini dell’esclusione dell’obbligo di iscrizione di cui alla norma d’interpretazione autentica contenuta nel D.L. n. 98 del 2011, art. 18, comma 12 (conv. con L. n. 111 del 2011), al solo versamento di contributi suscettibili di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale, ciò che invece non può dirsi del c.d. contributo integrativo, in quanto versamento effettuato da tutti gli iscritti agli albi in funzione solidaristica (Cass. n. 30344 del 2017, cui ha dato seguito, a seguito di ordinanza interlocutoria di questa Sesta sezione n. 18865 del 2018, Cass. n. 32166 del 2018);

che, non essendosi la Corte di merito conformata all’anzidetto principio di diritto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata per nuovo esame alla Corte d’appello di Milano in diversa composizione, che dovrà accertare se sussistano in punto di fatto gli estremi per l’iscrizione presso la Gestione separata tenendo conto del fatto che l’obbligo di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, è genericamente rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante non solo dall’esercizio abituale (ancorchè non esclusivo), ma anche occasionale (entro il limite monetario indicato dal D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, conv. con L. n. 326 del 2003) di un’attività professionale per la quale è prevista l’iscrizione ad un albo o ad un elenco, anche se il medesimo soggetto svolge altra diversa attività per cui risulta già iscritto ad altra gestione (cfr., in termini, Cass. n. 32166 del 2018, cit.);

che resta assorbito l’esame del secondo motivo di ricorso; che il giudice del rinvio provvederà anche alla regolamentazione delle spese del giudizio di cassazione;

che, in considerazione dell’accoglimento del ricorso, non sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia – anche per le spese – alla Corte d’appello di MILANO in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 2 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 10 ottobre 2019

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