Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25608 del 27/10/2017


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Cassazione civile, sez. II, 27/10/2017, (ud. 25/05/2017, dep.27/10/2017),  n. 25608

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4145-2015 proposto da:

S.A., G.P., G.L.,

G.F., ciascuno in proprio e quale erede di G. VINCENZO,

domiciliati ex lege in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la Cancelleria

della Corte di Cassazione, rappresentati e difesi dall’avvocato

IOLANDA DE FRANCESCO;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, domiciliato ex lege in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di LECCE,depositato il

02/07/2014, Cron. n. 2509/2014 Rep. n. 2509/14, procedimento

R.G.V.G. n. 396/13;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/05/2017 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

Fatto

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

Ritenuto che, con ricorsi alla Corte d’appello di Bari in data 2 aprile e 2 maggio 2015, S.A., G.P., G.L. e G.F. chiedevano l’indennizzo ex L. n. 89 del 2001, a carico del Ministero dell’economia e delle finanze, per la durata irragionevole del giudizio incardinato dinanzi alla Corte dei conti sez. giurisdizionale Puglia dal dante causa Vincenzo G. deceduto in data 11 luglio 2004 -, lamentando la lesione del diritto alla durata ragionevole iure proprio e iure hereditatis;

che il giudizio presupposto era iniziato in data 10 gennaio 2001 e si era concluso con sentenza depositata in data 5 ottobre 2010;

che il giudizio di equa riparazione, riassunto a seguito di incompetenza territoriale, è stato definito dalla Corte d’appello di Lecce, con decreto in data 2 luglio 2014 che ha rigettato la domanda rilevando l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’indennizzo, nonchè la temerarietà della domanda proposta nel giudizio presupposto;

che i sigg. S. e G. ricorrono per la cassazione del decreto sulla base di cinque motivi;

che il Ministero dell’economia e delle finanze resiste con controricorso.

Considerato che con i motivi di ricorso è denunciata, nell’ordine: a) violazione e falsa applicazione dell’art. 6 Cedu e L. n. 89 del 2001, art. 2 nonchè art. 111 Cost.; 2) violazione dell’art. 2909 cod. civ., artt. 37,96 e 112 cod. proc. civ.; 3) violazione dell’art. 101 c.p.c., comma 2, e nullità del decreto; 4) illogicità manifesta del decreto; 5) violazione dell’art. 24 Cost., artt. 91 e 100 cod. proc. civ.;

che i ricorrenti prospettano poi, in alternativa a ciascuno dei motivi dedotti, la violazione dell’art. 111 Cost.;

che il ricorso è inammissibile in quanto censura il decreto impugnato con esclusivo riferimento alla ritenuta temerarietà della pretesa azionata nel giudizio presupposto, senza contestare la prima ratio decidendi del provvedimento, che risiede nel rilievo della insussistenza dei presupposti dell’indennizzo, sia iure proprio sia iure hereditatis,;

che la Corte d’appello ha osservato, quanto alla pretesa azionata iure proprio, che i ricorrenti non avevano acquistato la qualità di parte del giudizio presupposto, e, quanto alla pretesa azionata iure hereditatis, che il decesso del de cuius era avvenuto in un momento nel quale la durata del giudizio presupposto non aveva superato il termine di ragionevole durata;

che la suddetta ratio, in assenza di censure, è diventata definitiva e ciò comporta l’inammissibilità, per sopravenuta carenza di interesse, delle censure relative all’altra ragione (temerarietà del giudizio presupposto) esplicitamente fatta oggetto di doglianza, in quanto inidonee a condurre alla cassazione della decisione (ex plurimis, Cass., 14/02/2012, n. 2108; più di recente, Cass. 18/04/2017, n. 9752);

che le spese seguono la soccombenza, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido tra loro al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 800,00 per compensi, oltre spese prenotate e prenotande a debito.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 2 Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 25 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 ottobre 2017

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