Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25587 del 14/11/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 25587 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: DE STEFANO FRANCO

ORDINANZA
sul ricorso 21953-2012 proposto da:
IODICE ANTONIO DCINTN50H11A455W, RUSSO TERESA
RSSTRS55A51A455E, nonchè i loro figli IODICE ANNA
DCINNA78E46F839G, IODICE VINCENZO
DCIVCN8OD02F839Q nella qualità di eredi legittimi del rispettivo
figlio e fratello Iodice Gennaro, elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI 11, presso lo studio
dell’avvocato FIORENTINO ANGELA studio ABV & PARTNERS,
rappresentati e difesi dall’avvocato MILITERNI LUCIO giusta
procura a margine del ricorso;
– ricorrenti contro
FONDIARIA SAI SPA giusta fusione per incorporazione della
Compagnia “La Fondiaria Assicurazioni Spa” nella SAI Spa, in

Data pubblicazione: 14/11/2013

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA DELLA CONCILIAZIONE 44, presso lo
studio dell’avvocato PERILLI MARIA ANTONIETTA, che la
rappresenta e difende giusta mandato speciale a margine del

– controricorrente avverso l’ordinanza n. 14648/2011 della CORTE SUPREMA DI
CASSAZIONE di ROMA del 19/05/2011, depositata 11 04/07/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
09/10/2013 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO;
udito l’Avvocato Giovanna Fiore (delega avvocato Militerai Lucio),
difensore dei ricorrenti, che si riporta agli scritti;
è presente il P.G., in persona del Dott. MARIO FRESA, che ha
concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Svolgimento del processo
1. — Antonio, Anna e Vincenzo Iodice, nonché Teresa Russo, hanno
proposto ricorso per revocazione avverso l’ordinanza n. 14648 del 4
luglio 2011 di questa Corte di legittimità, resa nel contraddittorio con
la Fondiaria-SAI e tali Gennaro e Maria Sofia Lanzillo, con cui è stato
rigettato il loro originario ricorso avverso la sentenza n. 39/10 della
corte di appello di Napoli, di declaratoria di responsabilità concorsuale
dei due conducenti in un sinistro stradale mortale e di conseguente
riduzione del danno spettante agli eredi della vittima.
2. — Nella qui gravata ordinanza questa Corte ha ritenuto inammissibile
il primo motivo di ricorso per difetto di autosufficienza, in difetto di
produzione della sentenza penale del cui giudicato si era invocata
l’applicazione davanti al giudice del merito, respingendo la censura di
violazione degli artt. 651 cod. proc. pen. e 2059 cod. civ.
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controricorso;

sull’argomento che il giudicato della sentenza penale irrevocabile di
condanna vincola il giudice civile soltanto quanto all’accertamento del
fatto e del suo autore, con esclusione del giudizio sulla colpevolezza,
sempre rimesso al giudice civile.

Motivi della decisione

ricorso con la formulazione di un motivo di doglianza, separato
dall’esposizione del fatto — l’errore revocatorio nel fatto che “dagli atti
di causa e dalle testimonianze … non si potrebbe fare altro che
ritenere superata la prova della presunzione del concorso di colpa,
riconoscendo la responsabilità solo in capo al Lanzillo” (pag. 11 del
ricorso), sicché la decisione della Corte di secondo grado sarebbe
fondata su affermazioni e valutazioni prive di riscontro e la decisione
di questa Corte viziata perché non avrebbe dovuto attribuire rilevanza
al documento non prodotto, ma alla rivalutazione del materiale di
causa, univoco — a loro dire — nel senso dell’esclusione della
corresponsabilità invece affermata nella sentenza della corte
territoriale. I ricorrenti depositano, altresì, memoria in replica alle
conclusioni del P.G., ribadendo trattarsi di errore di fatto commesso
dai giudici del merito.
4. — La Fondiaria-Sai spa, dal canto suo, nega la fondatezza nel merito
del ricorso per revocazione, ripercorrendo gli snodi argomentativi della
gravata ordinanza di questa Corte; ma sostiene poi la non
configurabilità di un errore revocatorio nella fattispecie, in quanto non
potrebbe giammai essere coinvolta l’attività valutativa del giudice, né
riguardare atti o documenti già esaminati, né l’attività di giudizio in
ordine ad atti processuali o a situazioni processuali percepite nella loro
oggettività, né fatti che hanno costituito un punto controverso su cui il
provvedimento impugnato di revocazione si è pronunciato.
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3. — Gli odierni ricorrenti paiono configurare — non strutturando il

5. — Il Procuratore Generale, con le sue conclusioni scritte, formulate
ai sensi dell’art. 380-ter cod. proc. civ. e trasmesse ai difensori, ha
espresso il parere dell’insussistenza di un errore revocatorio, essendo la
gravata ordinanza articolata su di una sequenza argomentativa
concretante un giudizio su un fatto (superamento o meno della

costituito un punto controverso, esulante poi da quella supposizione
circa l’esistenza o meno di un fatto decisivo che risulti
incontestabilmente escluso o accertato in base agli atti di causa: sicché
il ricorso per revocazione tende a riproporre, sotto altra angolazione, le
censure formulate nel giudizio di cassazione avverso la sentenza della
corte di merito.
6. — Va ricordato e premesso che:
6.1. in tema di revocazione delle sentenze della Corte di cassazione,
l’errore revocatorio si individua nell’errore meramente percettivo,
risultante in modo incontrovertibile dagli atti del giudizio di legittimità
e tale da aver indotto la stessa Corte di cassazione a fondare la
valutazione della situazione processuale sulla supposta inesistenza (od
esistenza) di un fatto, positivamente acquisito (od escluso) nella realtà
del processo, che, ove invece esattamente percepito, avrebbe
determinato una diversa valutazione della situazione processuale, e non
anche nella pretesa errata valutazione di fatti esattamente rappresentati
(Cass. Sez. Un., 30 ottobre 2008, n. 26022);
6.2. in sostanza, la configurabilità dell’errore di fatto, ai sensi dell’art.
395, n. 4, cod. proc. civ., presuppone che la decisione appaia fondata,
in tutto o in parte, esplicitandone e rappresentandone la decisività,
sull’affermazione di esistenza o inesistenza di un fatto che, per
converso, la realtà obiettiva ed effettiva (quale documentata in atti)
induce, rispettivamente, ad escludere od affermare, così che il fatto in
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presunzione di responsabilità concorrente ex art. 2054 cod. civ.) che ha

questione sia percepito e portato ad emersione nello stesso giudizio di
cassazione, nonché posto a fondamento dell’argomentazione logicogiuridica conseguentemente adottata dal giudice di legittimità (Cass.,
ord. 15 luglio 2009, n. 16447); e così dall’ambito della revocazione
resta esclusa quindi qualunque erroneità della valutazione di fatti storici

6.3. ancora, per non snaturare l’ambito dell’istituto stesso della
revocazione, come reso oggetto della consolidata interpretazione di
questa corte, e di non trasformarlo inammissibilmente in un improprio
ulteriore grado di giudizio sulla stessa controversia già definita (tra le
altre: Cass. 25 maggio 2011, n. 11453; Cass., ord. 19 aprile 2012, n.
6199), è indispensabile che l’errore revocatorio cada su di un fatto
materiale: e per di più, quando oggetto della revocazione siano i
provvedimenti di questa Corte, di un fatto materiale interno al giudizio
di legittimità ed afferente ai suoi stessi atti (Cass., ord. 7 novembre
2012, n. 19262);
6.4. in definitiva, in tema di revocazione delle sentenze della Corte di
Cassazione, non può ritenersi inficiata da errore di fatto la sentenza
della quale si censuri la valutazione di uno dei motivi del ricorso,
ritenendo che sia stata espressa senza considerare le argomentazioni
contenute nell’atto d’impugnazione, perché in tal caso è dedotta
un’errata considerazione e interpretazione dell’oggetto di ricorso
(Cass., ord. 12 maggio 2011, a 10466) e quindi un’attività valutativa e
non percettiva (Cass., ord. 7 maggio 2013, n. 10582);
6.5. né può dirsi che la disciplina risultante dal combinato disposto
degli artt. 391-bis e 395, numero 4), cod. proc. civ. – nella parte in cui
non prevede come causa di revocazione l’errore di giudizio o di
valutazione – non viola il diritto dell’Unione europea, non recando
alcun vulnus al principio dell’effettività della tutela giurisdizionale dei
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o della loro rilevanza ai fini della decisione;

diritti, atteso che la stessa giurisprudenza della Corte di giustizia
dell’Unione europea riconosce, da un lato, l’importanza del principio
della cosa giudicata, al fine di garantire sia la stabilità del diritto e dei
rapporti giuridici, sia una buona amministrazione della giustizia, e
rimettendo, dall’altro, le modalità di formazione della cosa giudicata e

degli Stati membri (Cass. Sez. Un., ord. 28 maggio 2013, n. 13181).
7. — Ciò posto, il ricorso è inammissibile, per diversi, tra loro
indipendenti, ordini di ragioni.
In primo luogo, nella formulazione stessa del ricorso vi è
un’inestricabile commistione tra esposizione del fatto e formulazione
di censure alla gravata ordinanza di questa Corte: e tanto comporta
violazione dell’art. 366 cod. proc. civ..
In secondo luogo, si pretende di configurare l’errore revocatorio di
questa Corte nell’omesso rilievo dell’erroneità della valutazione di
risultanze probatorie, che i ricorrenti vorrebbero univoche nel senso
dell’esclusione della presunzione di corresponsabilità, da parte della
corte territoriale: sicché essi si appuntano su di un preteso errore
revocatorio che sarebbe stato commesso non da questa Corte, ma nei
gradi di merito precedenti (tra le ultime, nel senso dell’inammissibilità:
Cass., ord. 19 marzo 2012, n. 4353).
In terzo luogo, la valutazione o l’omessa valutazione di risultanze
probatorie comunque esistenti non si concreta mai in una erronea
percezione di un fatto, ma, appunto, in un giudizio su quelle e sul fatto
che si vorrebbe da quelle rappresentato.
In quarto luogo, giammai avrebbe potuto questa Corte incorrere in un
errore di valutazione del fatto, visto che è precluso, per scolastica
nozione, in sede di legittimità ogni apprezzamento su quest’ultimo.

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quelle di attuazione del relativo principio agli ordinamenti giuridici

In quinto luogo, la questione è stata oggetto di discussione e di
dibattito lungo tutti i gradi del processo e quindi non si configura
l’ulteriore presupposto dell’errore revocatorio, vale a dire la necessità
che il punto non sia stato controverso tra le parti.
In sesto luogo, non è colta e quindi resta esente da valida censura una

inammissibilità: per tutte, v. Cass., ord. 30 dicembre 2011, n. 30436),
circa l’inammissibilità per piena conformità della sentenza della corte
territoriale alla giurisprudenza di legittimità.
In settimo luogo, anche nella qui gravata ordinanza sono espresse
valutazioni e giudizi, beninteso in diritto, sull’ammissibilità e sulla
fondatezza dei motivi di ricorso: così essendo escluso sia un errore di
percezione di un fatto, sia la carenza di precedente disamina delle
relative questioni.
8. — La tenace insistenza dei ricorrenti nella prospettazione di un errore
di fatto in quello che, a tutto concedere e senza prendere posizione al
riguardo, sarebbe già nella loro prospettazione un errore di valutazione
delle risultanze di fatto non vale a superare il relativo profilo di
inammissibilità della dispiegata revocazione; e, tanto meno, non intacca
alcuno degli altri sei profili di inammissibilità sopra evidenziati.
Il ricorso per revocazione va quindi dichiarato inammissibile ed i
soccombenti ricorrenti, tra loro in solido per l’evidente comunanza di
interesse alla lite, condannati al pagamento delle spese del giudizio di
legittimità in favore della controricorrente, in relazione all’ingentissimo
valore della controversia.

P. Q. M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso.
Condanna Antonio, Anna e Vincenzo Iodice, nonché Teresa Russo,
tra loro in solido, al pagamento delle spese di legittimità in favore della
Ric. 2012 n. 21953 sez. M3 – ud. 09-10-2013
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specifica ratio decidendi della gravata ordinanza (con conseguente

controricorrente, in pers. del leg. rappr.nte p.t., liquidate in €
13.200,00, di cui € 200,00 per esborsi.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione
Il Presidente

civile, addì 9 ottobre 2013.

7)

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