Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25582 del 13/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 13/12/2016, (ud. 20/10/2016, dep.13/12/2016),  n. 25582

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22063-2015 proposto da:

G.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

MAURIZIO EUSTACHIO SARRA giusto mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 195/03/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di POTENZA, emessa e depositata il 06/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GUIDO FEDERICO;

udito l’Avvocato Maurizio Eustachio Sarra, per il ricorrente, che si

riporta alla memoria.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte,

costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue:

Il contribuente G.V. ricorre nei confronti dell’Agenzia delle entrate, che resiste con controricorso, per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Basilicata – n. 19373/15, depositata il 6 febbraio 2015, con la quale, in riforma della pronuncia di primo grado, è stato respinto il ricorso avverso l’avviso di accertamento, D.P.R. n. 600 del 1973, ex artt. 32 e 39, con il quale era stata accertato un maggior reddito ai fini Irpef in capo al contribuente per l’anno 2006.

La CTR, in particolare, esclusa l’applicabilità al caso di specie della disposizione di cui la L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7 in quanto l’accertamento era fondato sulla ricostruzione dei movimenti finanziari effettuati dal contribuente, respingeva altresì l’eccezione relativa alla mancata allegazione o mancanza dell’autorizzazione alle indagini bancarie del direttore centrale, e riteneva che nel merito i rilievi del contribuente dovevano ritenersi inidonee a superare gli elementi presuntivi allegati dall’ufficio.

Il contribuente ha depositato memoria illustrativa.

Con il primo motivo di ricorso il contribuente censura la statuizione della sentenza impugnata che ha escluso l’applicabilità al caso di specie della disposizione della L. n. 2121 del 2000, art. 12, comma 7, deducendo la violazione della disposizione suddetta, nonchè della L. n. 241 del 1990, artt. 3 e 21 nonchè del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32 e 42.

Il motivo è destituito di fondamento.

Ed invero, come le Ss.Uu. di questa Corte hanno chiarito, in materia di Imposte dirette ed Irap va escluso che sia configurabile un obbligo generalizzato di instaurazione del contraddittorio per tutti gli accertamenti tributari, al di fuori dei casi specificamente previsti dalla legge, sicchè esso sussiste solo per le ipotesi in cui risulti specificamente sancito. (Cass. Ss.Uu. 24823/2015).

Di conseguenza, le garanzie di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7 consistenti nell’instaurazione di un contraddittorio anticipato con il contribuente e nel rispetto del termine dilatorio di 60 gg. per l’emissione dell’avviso di accertamento, operano esclusivamente nelle ipotesi di accertamenti emessi a seguito di accessi, ispezioni e verifiche fiscali eseguite nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali, non venendo in rilievo nel caso di attività di verifica e controllo effettuate, come nel caso di specie, senza accesso nella sede o nei locali dell’impresa e sulla base della documentazione prodotta dallo stesso contribuente all’esito di questionario inviato dall’ufficio.

Con il secondo motivo si denunzia la violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, artt. 7 e 3, della L. n. 212 del 2000, art. 7 in relazione all’art. 360, n. 3), censurando la statuizione della CTR che ha escluso la nullità dell’avviso di accertamento per mancata allegazione dell’autorizzazione alle indagini finanziarie.

Il motivo è infondato.

Ed invero, secondo il consolidato indirizzo di questa Corte, affinchè l’erario possa utilizzare il risultato di accertamenti bancari effettuati nei confronti del contribuente, è necessario che tali accertamenti siano stati debitamente autorizzati, ma non anche che il provvedimento di autorizzazione venga esibito al contribuente, potendo l’illegittimità essere dichiarata soltanto nel caso in cui dette movimentazioni siano state acquisite in materiale mancanza dell’autorizzazione e sempre che tale mancanza abbia determinato un concreto pregiudizio per il contribuente(Cass. 16874/2009, 20420/2014 10675/2010).

Con il terzo motivo di ricorso il contribuente denunzia la violazione dell’art. 112 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4), deducendo che i diversi motivi di impugnazione dell’avviso di accertamento, contenuti nel ricorso di primo grado e riproposti nell’atto di controdeduzioni erano rimasti inevasi.

La censura è inammissibile per genericità, atteso che il ricorrente si è limitato a riprodurre integralmente i motivi di impugnazione contenuti nel ricorso di primo grado e nell’atto di controdeduzioni, senza specificare ed individuare esattamente su quali domande o eccezioni la CTR avrebbe omesso di pronunciare, non risultando formulata una chiara sintesi dei punti rilevanti per la definizione della omessa pronuncia lamentata (Cass. Ss.-Uu.19255/2010).

Anche nel merito, inoltre la censura è infondata.

Questa Corte ha infatti escluso la configurabilità dell’omessa pronuncia quando, nonostante la mancanza di una specifica, espressa statuizione su una tesi difensiva o un’eccezione, la decisione adottata dal giudice risulti in contrasto con la pretesa fatta valere dalla parte e ne abbia comportato il suo rigetto o assorbimento, ovvero, come nel caso di specie, il rigetto di una domanda sia implicito nella costruzione logico-giuridica con la quale venga accolta una tesi incompatibile con la relativa eccezione (Cass. 15882/2007).

Il giudice non è infatti tenuto ad occuparsi singolarmente di ogni allegazione e prospettazione delle parti, risultando necessario e sufficiente, in base all’art. 132 c.p.c., n. 4), che esponga, in base all’art. 132 c.p.c., n. 4), in maniera succinta gli elementi in fatto ed in diritto posti a fondamento della decisione, dovendo ritenersi per implicito disattesi tutti gli argomenti e le tesi che, seppure non espressamente esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata e l’iter argomentativo seguito (Cass. n. 407/06).

Nel caso di specie la CTR ha specificamente affermato la legittimità e ritualità dell’ accertamento D.P.R. n. 600 del 1973, ex artt. 32 e 38 dell’Ufficio, affermando che le prospettazioni del contribuente non erano state adeguatamente dimostrate, ed erano pertanto inidonee a superare l’efficacia presuntiva derivante dalle risultanze delle movimentazioni bancarie D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 32, così disattendendo i motivi di impugnazione proposti dal contribuente medesimo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il contribuente alla refusione delle spese del presente giudizio, che liquida in 5.600,00 Euro per compensi, oltre a rimborso spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, il 20 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2016

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