Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25578 del 10/10/2019

Cassazione civile sez. lav., 10/10/2019, (ud. 25/06/2019, dep. 10/10/2019), n.25578

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2025/2014 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto rappresentato e difeso dagli

avvocati EMANUELA CAPANNOLO, MAURO RICCI, CLEMENTINA PULLI;

– ricorrente –

contro

M.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 113,

presso lo studio dell’avvocato ROSA ALBA GRASSO, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato SALVATORE MORRONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1069/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 29/10/2013 R.G.N. 1424/2012;

Il P.M.,ha depositato conclusioni scritte.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. La Corte d’appello di Torino ha confermato la sentenza del Tribunale che aveva riconosciuto a M.R. i benefici previsti per i ciechi assoluti e cioè la pensione non reversibile di cui alla L. n. 66 del 1962, artt. 7-9 e l’Indennità di accompagnamento L. n. 508 del 1988, ex art. 1, a decorrere dal 2011.

La Corte ha esposto che con decorrenza dal 2004 era stato riconosciuto alla ricorrente l’indennità speciale per ciechi parziali e la pensione non reversibile per ciechi ventisimisti; che a seguito di visita medica di revisione del 27/12/2009 le prestazioni erano state revocate; che con ricorso al Tribunale la M. aveva impugnato il verbale della visita medica del 27/12/2009 chiedendo i benefici previsti per i ciechi assoluti o in via subordinata il riconoscimento dello status di cieco parziale con i relativi benefici con decorrenza dalla revoca o da data successiva da accertarsi. Secondo la Corte il Tribunale aveva correttamente riconosciuto le prestazioni per ciechi assoluti in applicazione dell’art. 149 disp. att. c.p.c., ritenendo non fondata l’eccezione dell’Inps di mancanza di una specifica domanda amministrativa volta ad ottenere i benefici per ciechi assoluti.

Ha rilevato,infatti, che la pensione non reversibile per ciechi parziali e quella per ciechi totali avevano la medesima natura e funzione presupponendo entrambe lo stato di cecità e che ugualmente la speciale indennità per i ciechi parziali di cui alla L. n. 508 del 1988, art. 3 e l’indennità di accompagnamento per ciechi totali di cui all’art. 1, comma 2, lett. a) stessa legge presupponevano entrambe uno stato di cecità differendo solo per l’importo.

Ha ritenuto, infine, infondata l’eccezione di decadenza atteso che la M. non aveva impugnato il provvedimento del 2004 ma il verbale di revoca delle prestazioni quali cieca parziale del 2009.

2. Avverso la sentenza ricorre l’Inps con tre motivi. Resiste la M. che deposita anche memoria ex art. 378. La Procura generale ha depositato conclusioni scritte.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

3. Con il primo motivo l’Inps eccepisce violazione della L. n. 291 del 1988, art. 3, comma 10, D.L. n. 323 del 1996, art. 4, convertito in L. n. 425 del 1996; D.L. n. 269 del 2003, art. 42, comma 4, conv. in L. n. 326 del 2003; D.M. 20 luglio 1989, artt. 1, 2,3, D.L. n. 112 del 2008, art. 80, conv. in L. n. 133 del 2008; D.L. 29 gennaio 2009, artt. 1 e 2, D.L. n. 78 del 2009, art. 20, commi 1 e 2, conv. in L. n. 102 del 2009; L. n. 66 del 1962, art. 8; L. n. 406 del 1968, art. 1 e dell’art. 149 disp. att. c.p.c..

Deduce che le norme dettate per le verifiche della permanenza dei requisiti sanitari che avevano a suo tempo legittimato il riconoscimento di uno status di invalidità civile, cecità ecc. erano inequivocabili nel senso di affermare che le malattie invalidanti a suo tempo accertate, anche se successivamente aggravatesi, dovevano essere valutate esclusivamente per stabilire il diritto al permanere dello status e delle provvidenze percepite fino alla verifica, ma non anche per conseguire eventuali benefici diversi legati ad un diverso status. Rileva, richiamando il D.M. n. 293 del 1989 e il D.M. 29 gennaio 2009, che, con riguardo sia alle verifiche ordinarie che a quelle straordinarie, le norme hanno esclusivamente riferimento alla permanenza dei benefici in godimento, mentre nessun riferimento sussiste in ordine alla possibilità di riconoscere una condizione superiore a quella precedentemente determinata: la commissione medica può solo confermare o revocare la precedente valutazione. Al fine di ottenere la nuova prestazione come cieca assoluta la ricorrente avrebbe dovuto presentare una nuova autonoma domanda non potendo ritenersi inclusa nella domanda originaria del 2004.

4. Con il secondo motivo denuncia violazione del D.L. n. 269 del 2003, art. 42, comma 3, conv. in L. n. 326 del 2003. Ripropone l’eccezione di decadenza in quanto tra il verbale del 14/12/2004 e il deposito del ricorso il 21/3/2011 erano trascorsi oltre 6 mesi.

4.Con il terzo motivo eccepisce violazione della L. n. 66 del 1962, art. 8,L. n. 406 del 1968, art. 1 e della L. n. 382 del 1970, artt. 14 e 17. Ripropone l’eccezione di mancata proposizione della domanda amministrativa sul presupposto dell’avvenuto esaurimento degli effetti dell’originaria domanda.

5. Va accolto il terzo motivo restando assorbiti gli altri due.

Come questa Corte ha già precisato in altre occasioni (Cass. n. 3404 del 2006, n. 4254 del 2009 e n. 11075 del 2010, n. 6589 del 2014), la domanda di ripristino della prestazione, al pari di quelle concernenti il diritto ad ottenere per la prima volta prestazioni negate in sede amministrativa, non dà luogo ad un’impugnativa del provvedimento amministrativo di revoca, ma riguarda il diritto del cittadino ad ottenere la tutela che la legge gli accorda; conseguentemente, il giudice è chiamato ad accertare se sussista, o meno, il diritto alla prestazione, verificandone le condizioni di esistenza alla stregua dei requisiti richiesti “ex lege”, con riguardo alla legislazione vigente al momento della nuova domanda, trattandosi del riconoscimento di un nuovo diritto del tutto diverso, ancorchè identico nel contenuto, da quello estinto per revoca. Pertanto, l’interessato, intendendo ottenere il ripristino della pensione per ciechi civili, era tenuto a presentare una nuova domanda amministrativa, condizione di proponibilità della domanda giudiziale, dovendosi altresì escludere che il venir meno di un requisito costitutivo del diritto comporti la mera sospensione del beneficio in godimento, in quanto il temporaneo venire meno di uno dei requisiti costitutivi comporta, secondo la regola generale, l’estinzione del diritto al godimento.

6. Per le considerazioni che precedono va accolto il terzo motivo, assorbiti gli altri due. Considerato l’esito dei due giudizi si ravvisano ragioni per compensare le spese dell’intero processo.

P.Q.M.

Accoglie il terzo motivo, assorbiti gli altri due; cassa senza rinvio la sentenza impugnata perchè la causa non poteva essere proposta; compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 25 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 10 ottobre 2019

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