Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25564 del 21/09/2021

Cassazione civile sez. VI, 21/09/2021, (ud. 20/04/2021, dep. 21/09/2021), n.25564

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14072-2020 proposto da:

E.H.N., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato RUSSO STEFANIA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronol. 742/2020 del TRIBUNALE di BRESCIA,

depositato l’11/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott. PARISE

CLOTILDE.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con decreto n. 742/2020 pubblicato il 11-2-2020, il Tribunale di Brescia ha respinto il ricorso proposto da E.H.N., cittadino del Senegal, avente ad oggetto in via gradata il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria. Il Tribunale ha ritenuto non credibile la vicenda personale narrata dal richiedente, il quale aveva riferito di essere fuggito dal suo Paese perché ricercato sia dai militari che dai ribelli, in quanto questi ultimi lo ritenevano responsabile di aver informato i militari sulla posizione del campo in cui essi si nascondevano. Il Tribunale ha escluso la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento di ogni forma di protezione, avuto anche riguardo alla situazione generale e geo-politica della Casamance e del Senegal, descritta nel decreto impugnato con indicazione delle fonti di conoscenza.

2. Avverso il suddetto provvedimento, il ricorrente propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’Interno, che si è costituito tardivamente, al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

3. I motivi di ricorso sono così rubricati: 1. “Violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5 “. 2. “Violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3”. Con il primo motivo il ricorrente si duole del giudizio di non credibilità della vicenda narrata e dell’asserita violazione dei criteri di legge in ordine a detto giudizio. Con il secondo motivo si duole dell’errata valutazione delle condizioni socio-politiche del suo Paese da parte del Tribunale e deduce che il quadro sociopolitico che emerge dalle pronunce di merito richiamate è molto più drammatico di quello rappresentato dal giudice di prime cure, che non aveva acquisito le necessarie informazioni, essendo invece sussistenti nel caso di specie i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c).

4. I due motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro connessione, sono inammissibili.

Occorre ribadire che nei giudizi aventi ad oggetto l’esame di domande di protezione internazionale in tutte le sue forme, nessuna norma di legge esonera il ricorrente in primo grado, l’appellante o il ricorrente per cassazione, dall’onere rispettivamente – di allegare in modo chiaro i fatti costitutivi della pretesa; di censurare in modo chiaro le statuizioni del giudice di primo grado; e di assolvere gli oneri di esposizione, allegazione ed indicazione richiesti a pena di inammissibilità dall’art. 366 c.p.c., nn. 3, 4 e 6 (Cass. n. 28780/2020).

Il ricorrente si limita a affermare che le proprie dichiarazioni siano coerenti, lineari e plausibili, quanto al giudizio di non credibilità, senza neppure dare conto di quale sia stato l’iter motivazionale del decreto impugnato sul punto.

Il Tribunale, più che motivatamente e in dettaglio, (pag. n. 5 e 6 decreto impugnato) ha rimarcato plurimi profili di contraddittorietà e incoerenza del racconto del ricorrente, il quale svolge deduzioni del tutto generiche e prive di attinenza alla statuizione impugnata.

In ordine alla domanda di protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), secondo l’indirizzo di questa Corte, il giudice del merito è tenuto, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, a cooperare nell’accertare la situazione reale del Paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi d’indagine e di acquisizione documentale in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate; al fine di ritenere adempiuto tale onere, il giudice è tenuto ad indicare specificatamente le fonti aggiornate in base alle quali abbia svolto l’accertamento richiesto e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante per la decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di detta informazione con riguardo alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione (tra le tante Cass. 11312/2019).

Ciò posto, anche la censura espressa con il secondo motivo è generica e inconferente, poiché il ricorrente assume che il Tribunale non abbia acquisito informazioni sulla regione da cui proviene, ancora una volta senza minimamente confrontarsi con il decisum sul punto, atteso che le informazioni sulla Casamance sono state acquisite e trascritte nel decreto impugnato, con indicazione della fonte (easo 2019- pag. n. 8 e 9 decreto).

5.Nulla deve disporsi circa le spese di lite del presente giudizio, stante il mancato svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. S.U. n. 5314/2020).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2021

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