Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25535 del 13/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 13/12/2016, (ud. 16/09/2016, dep.13/12/2016),  n. 25535

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – rel. Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per regolamento di competenza 23153-2015 proposto da:

HELIOS GROUP S.R.L., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEGLI SCIPIONI 268-A, presso lo studio dell’avvocato ALESSIO

PETRETTI che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO

LODI, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGRINOVA 2 SRL, M.A.M., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA SAVOIA 31, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI BRUNO,

rappresentati e difesi dagli avvocati TOMMASO MARIA GIOVANNI

UBERTAZZI, LUIGI CARLO UBIRTAZZI, giusta procura in calce agli atti;

– controricorrenti –

avverso l’ordinanza emessa per il procedimento R.G. 14790/2013 del

TRIBUNALE di BERGAMO, emessa il 20/06/2015 e depositata il

24/07/2015;

sulle conclusioni scritte dal P.G. in persona della Dottoressa Anna

Maria Soldi che, visto l’art. 380 ter c.p.c., chiede che la Corte di

Cassazione, in camera di consiglio, rigetti il presente regolamento;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO ANTONIO

GENOVESE;

Udita, la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12 settembre 2016 dal Consigliere relatore Dott. Francesco Antonio

Genovese;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. SOLDI Annamaria, la quale ha

concluso per il rigetto del ricorso e la conferma della

dichiarazione di competenza della sezione specializzata in materia

di impresa presso il Tribunale ordinario di Milano, con le

conseguenze di legge.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che Helios Group srl, ha proposto regolamento di competenza, con atto notificato il 24 settembre 2015, avverso la sentenza resa dal Tribunale di Bergamo – sezione ordinaria, in data 12 agosto 2015, con la quale, decidendo sulla richiesta risarcitoria per concorrenza sleale ex art. 2598 c.c., subita da quella stessa società per il comportamento di M.A.M. ed Agrinova 2 srl, e proposta contro costoro, si è dichiarato incompetente a conosceqà controversia (introdotta davanti al Tribunale dopo che la Sezione lavoro dello stesso, con sentenza del 2013, aveva deciso della domanda proposta dalla stessa società attrice, con riguardo alla violazione del patto di non concorrenza intercorso tra la società ed il M.M., e aveva disposto la separazione della domanda ulteriore di risarcimento dei danni, per concorrenza sleale cd. pura, riassunta da Helios davanti alla sezione ordinaria) ritenendo competente per funzione la sezione specializzata in materia di proprietà industriale ed intellettuale istituita presso il Tribunale di Milano;

che, secondo il tribunale ordinario, la società attrice, a sostegno della sua domanda, aveva dedotto: a) circostanze di fatto riguardanti una fattispecie di illecito realizzata anche attraverso l’utilizzo di “dati riservati… costituenti il patrimonio immateriale” (l’organizzazione tecnico-amministrativa, i metodi e processi di lavoro, l’avviamento, la clientela, i fornitori, i trasportatori) della medesima società; b) un contenuto del patto di non concorrenza, avente ad oggetto “brevetti e know how, processi lavorativi di pertinenza della ditta”;

che tali allegazioni riguardavano informazioni aziendali riservate costituenti oggetto di protezione, ai sensi del D.Lgs n. 30 del 2005, art. 1, art. 2, comma 4, artt. 98 e 99 (CPI), e perciò l’accertamento della domanda di concorrenza sleale comportava l’esame di condotte poste in essere in violazione delle dette informazioni, riservate e protette;

che, di conseguenza, trattandosi di fattispecie di concorrenza sleale interferente, ai sensi del D.Lgs. n. 168 del 2003, art. 3 (nel testo applicabile ratione temporis, ossia anteriormente alle modifiche introdotte del D.L. n. 1 del 2012, art. 2, comma 1, lett. d), convertito nella L. n. 27 del 2012) il Tribunale ha concluso per l’appartenenza della controversia alla cognizione della sezione specializzata in materia di proprietà industriale ed intellettuale istituite dal menzionato D.Lgs. n. 168;

che, secondo la società attrice, invece, essa non avrebbe mai formulato, nel giudizio per concorrenza sleale intrapreso contro i menzionati convenuti, alcuna domanda di accertamento – neppure incidenter tantum – e/o di tutela di “interessi proteni”fessendosi limitata a rappresentare, anche nei capitoli di prova, atti di concorrenza sleale pura non interferente con i diritti di proprietà industriale o intellettuale e dovendosi il giudice attenere esclusivamente al tenore della domanda formulata;

che, nelle sue conclusioni scritte, rese ai sensi dell’art. 380-ter c.p.c., il pubblico ministero – come detto – ha concluso per la dichiarazione di competenza della Sezione specializzata in materia d’impresa del Tribunale ordinario di Milano, in luogo del Tribunale di Bergamo, così come correttamente affermato nella sentenza impugnata, da confermare integralmente.

Lette le memorie.

Considerato che il regolamento va deciso in base alla formulazione della domanda proposta davanti al giudice a quo;

che, infatti, dall’esame dell’atto introduttivo di quel giudizio emerge che la società ricorrente ha chiesto la condanna della società concorrente e dell’ex dipendente, al risarcimento dei danni, anche in base al fatto che: a) l’ex dipendente (e convenuto) aveva “maturato specifiche competenze, acquisendo conoscenza diretta delle tecniche produttive e del portafoglio clienti e fornitori” (p. 3 cit. in riass.); b) il patto di non concorrenza, che si assume violato, stipulato con il detto ex dipendente aveva per oggetto anche “brevetti e know how e processi lavorativi di pertinenza”; c) la concorrenza sleale della società convenuta aveva avuto luogo anche, ai sensi dell’art. 2598 c.c., n. 3, mediante “distrazione di clientela, impiego di ex dipendente (…) tramite il quale sono stati indebitamente acquisiti dati riservali, portafoglio clienti, fornitori, ecc.” (p. 8 cit. in riass.);

che, pertanto, l’illecito ipotizzato è stato, in ipotesi, commesso con la violazione delle notizie riservate, ai sensi degli artt. 98 e 99 CPI, ossia dei dati riguardanti la clientela, i fornitori, i trasportatori, oltre che quelli relativi ai principi organizzativi aziendali ecc. (da considerasi segreti o riservati) e che hanno formato oggetto del patto di non concorrenza, stipulato con l’ex dipendente che si assume aver concorso nell’illecito concorrenziale;

che, pertanto, una tale controversia ha a che fare con l’interferenza (diretta o indiretta) tra l’illecito concorrenziale ipotizzato (lo sviamento e l’appropriazione della clientela) ed i diritti di privativa, onde, a tale proposito, resta fermo l’insegnamento già dato da questa Corte e secondo cui: “In tema di competenza delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale, ai sensi del D.Lgs. 27 giugno 2003, n. 168, art. 3 si ha interferenza tra fattispecie di concorrenza sleale e tutela della proprietà industriale o intellettuale sia nelle ipotesi in cui la domanda di concorrenza sleale si presenti come accessoria a quella di tutela della proprietà industriale e intellettuale, sia in tutte le ipotesi in cui, ai fini della decisione sulla domanda di repressione della concorrenza sleale o di risarcimento dei danni, debba verificarsi se i comportamenti asseritamente di concorrenza sleale interferiscano con un diritto di esclusiva. Ne consegue che la competenza delle sezioni specializzate va negata nei soli casi di concorrenza sleale c.d. pura, in cui la lesione dei diritti riservati non sia, in tutto o in parte, elemento costitutivo della lesione del diritto alla lealtà concorrenziale, tale da dover essere valutata, sia pure “incidenter tantum”, nella sua sussistenza e nel suo ambito di rilevanza” (ultima, fra le varie, Cass. Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 21762 del 2013);

che, infatti, ai sensi del D.Lgs. 27 giugno 2003, n. 168, art. 3 nel testo qui applicabile catione temporis, “1. Le sezioni specializzate sono competenti in materia di controversie aventi ad oggetto: (….).fattispecie di concorrenza sleale interferenti con la tutela della proprietà industriale ed intellettuale.”;

che, peraltro, sotto tale profilo la nuova previsione regolamentare, sembra avere apportato alcune specificazioni a tale testo e, particolarmente, nella materia in oggetto, atteso che il nuovo testo (“1. Le sezioni specializzate sono competenti in materia di: a) controversie di cui al D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30, art. 134 e successive modificazioni; (…)”), richiamando l’art. 134 CPI (“1. Sono devoluti alla cognizione delle sezioni specializzate previste dal D.Lgs. 27 giugno 2003, n. 168: a) i procedimenti giudiziari in materia di proprietà industriale e di concorrenza sleale, con esclusione delle sole “fattispecie che non interferiscono, neppure indirettamente, con l’esercizio dei diritti di proprietà industriale, nonchè in materia di illeciti afferenti all’esercizio dei diritti di proprietà industriale ai sensi della L. 10 ottobre 1990, n. 287, e degli artt. 81 e 82 del Trattato che istituisce la Comunità europea, la cui cognizione è del giudice ordinario, e in generale in materie che presentano ragioni di connessione, anche impropria, con quelle di competenza delle sezioni specializzate: h) le controversie nelle materie disciplinate dagli artt. 64, 65, 98 e 99 presente codice; (…)”), dettaglia anche le fattispecie d’interferenza, ricomprendendo i casi tipizzati di cui alla lettera h), devolvendo tali tipi di controversie alla cognizione delle sezioni specializzate di cui al D.Lgs. n. 134 del 2005;

che al riguardo, peraltro, questa Corte (Sez. 1, Ordinanza n. 16744 del 2008) ha escluso che possa qualificarsi come concorrenza sleale qualificata il caso della rilevazione di dati e informazioni di limitata utilizzabilità, avendo affermato che “Esula dalla competenza delle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale, ai sensi del D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30, art. 134 la domanda, proposta da una società operante nel settore della fiscalità “on line”, di risarcimento dei danni derivanti dalla sottrazione, ad opera di un ex dipendente, di alcuni “files” contenenti un elenco di clienti e “partners” corredato dei rispettivi indirizzi postali e telefonici, ma privo di qualsiasi riferimento al reddito o alle condizioni patrimoniali dei soggetti indicati, e di ogni altra notizia utile all’attività economica esercitata dall’attrice: l’assenza di tali elementi impedisce inflitti di qualificare tale elenco come informazione aziendale, tutelata dal D.Lgs. n. 30 cit., art. 38 rendendo la fattispecie riconducibile alla concorrenza sleale c.d. pura, la quale resta affidata alla competenza del giudice ordinario, ove, come nella specie, non possa ravvisarsi un’interferenza neppure indiretta con l’esercizio di diritti di proprietà industriale o del diritto d’autore, trattandosi di un documento privo dei caratteri di creatività e novità propri delle opere dell’ingegno e non emergendo nè dall’atto di citazione nè dalle difese del convenuto alcun riferimento, neppure in chiave di mera delibazione e neppure incidentale, a diritti titolati dal codice della proprietà industriale.”;

che, tuttavia, nel caso di specie non solo si assume la diretta conoscenza del cd. “portafoglio clienti e fornitori” (caso di dubbia qualificazione in termini di informazione aziendale segreta e, perciò, d’interferenza con la proprietà intellettuale) ma si afferma che l’ex dipendente (e convenuto) aveva “maturato specifiche competenze, acquisendo conoscenza diretta delle tecniche produttive” e che il patto di non concorrenza, che si assume violato, stipulato con il detto ex dipendente, aveva ad oggetto anche “brevetti e know how e processi lavorativi di pertinenza”;

che, pertanto, nelle allegazioni dei fatti posti a base della domanda risarcitoria si è affermata l’interferenza tra l’illecito concorrenziale con l’utilizzazione abusiva di quelle conoscenze protette (“brevetti e know how e processi lavorativi di pertinenza”) di cui era a conoscenza il dipendente che poi le avrebbe sfruttate assieme e d’accordo con la società concorrente;

che, in conclusione, deve affermarsi la competenza della sezione specializzata, e non di quella comune del giudice ordinario, alla luce del seguente principio di diritto che così si enuncia: “in tema di competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa, ai sensi del D.Lgs. 27 giugno 2003, n. 168, art. 3 (pure anteriormente alle modifiche apportate dal D.L. n. 1 del 2012, art. 2 (convertito, con modificazioni, nella L. n. 27 del 2012), la competenza delle dette sezioni specializzate va affermata anche nei casi di proposizione di domanda di accertamento di una ipotesi di concorrenza sleale nella quale la lesione dei diritti riservati sotto forma di know how, ossia di informazioni aziendali e di processi ed esperienze tecnico-industriali e commerciali, sia, in tutto o in parte, direttamente o indirettamente, elemento costitutivo o relativo all’accertamento dell’illecito della lesione del diritto alla lealtà concorrenziale”;

che, nella specie poi, non rileva il fato che la prova costituenda sia stata richiesta solo in riferimento a fatti diversi da quelli narrati, in difetto di una specifica rinuncia a far valere anche quelle allegazioni in giudizio, potendo la cognizioni di quei fatti provarsi anche attraverso prove precostituite e documentali;

che, l’applicazione ai fatti del D.Lgs. 27 giugno 2003, n. 168, art. 3 nel testo individuato razione temporis, comporta l’individuazione della sezione specializzata in quella presso il tribunale di Milano (competente per territorio: cfr. Art. 4. Competenza territoriale delle sezioni) non essendo ancora stata istituita presso il tribunale di Brescia istituita solo con le modifiche apportate dal D.L. n. 1 del 2012, art. 2 (convertito, con modificazioni, nella L. n. 27 del 2012);

che, di conseguenza, deve essere respinto il ricorso, e condannata la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte, respinge il ricorso e condanna la società ricorrente al pagamento delle spese dell’odierno giudizio e si liquidano, in favore della parte resistente, nella misura di Euro 8100, di cui Euro 100 per esborsi.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 1 della Corte Suprema di Cassazione, dai magistrati sopra indicati, il 12 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2016

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