Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25533 del 13/12/2016


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Cassazione civile, sez. VI, 13/12/2016, (ud. 16/09/2016, dep.13/12/2016),  n. 25533

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – rel. Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18667-2015 proposto da:

IGI ISTITUTO GRANDI INFRASTRUTTURE, C.F. (OMISSIS), in persona del

suo presidente e legale rappresentante, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA ANGELO SECCHI 9, presso lo studio dell’avvocato LUIGI

CARVELLI, che lo rappresenta e difende giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

e contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE;

– intimato –

avverso il decreto Num. Rep. 717/2015 del TRIBUNALE di NAPOLI, emesso

l’11/06/2015 e depositato il 15/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO ANTONIO

GENOVESE.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 20 luglio 2015, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.:

“Con decreto in data 15 giugno 2015, il Tribunale di Napoli ha respinto l’opposizione allo stato passivo del Fall. (OMISSIS) srl in liq., proposta da IGI Istituto Grandi Infrastrutture, per l’ammissione della somma di Euro 80.202,00 a titolo di quote associative per gli anni 2008, 2009 e 2010.

Secondo il giudice circondariale, l’opponente – cui incombeva la prova sia della associazione della fallita sia della quantificazione del proprio credito – non l’avrebbe assolta, non apparendo sufficienti solleciti di pagamento e i bonifici effettuati per gli anni precedenti dalla società in bonis, occorrendo i verbali di assemblea ordinaria dai quali desumere l’entità delle quote.

Avverso il decreto del Tribunale ha proposto ricorso per cassazione l’Associazione IGI, con atto notificato il 13 luglio 2015, sulla base di tre motivi, con cui denuncia violazione e falsa applicazione di norme di legge (L. Fall., artt. 98 e 99 e art. 2697 c.c., artt. 112 e 115 c.p.c.) e vizi motivazionali.

La curatela non ha svolto difese.

Il ricorso appare manifestamente fondato, giacchè, una volta che il Tribunale abbia riconosciuto l’affiliazione della società in bonis all’associazione creditrice, contrariamente a quanto aveva statuito nel corso della verificazione del passivo, l’esclusione del credito della partecipata deve essere statuita soltanto attraverso l’esame di tutti i documenti portati a corredo della propria posizione di vantaggio.

Risultano, pertanto, manifestamente fondati i tre mezzi di ricorso, da trattarsi congiuntamente, con cui si lamenta – tra l’altro – la violazione dell’art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c. nonchè la contraddittoria ed illogica motivazione, per avere il Tribunale esaminato solo alcuni dei documenti allegati e depositati dalla Associazione (i solleciti di pagamento e i bonifici effettuati per gli anni precedenti dalla società in bonis) e non anche i restanti: l’indicazione del debito della fallita risultante dalle scritture contabili della società in bonis, le lettere riportanti gli estremi delle delibere associative degli anni 2007 e 2008, a firma del presidente dell’Associazione, l’estratto del libro giornale dell’IGI, autenticato dal notaio, oltre che i solleciti di pagamento, ecc.

Peraltro, non avendo la fase della verificazione del passivo, riguardato alcuna contestazione relativa alla quantificazione del credito, ma solo quelle relative alla partecipazione al sodalizio, superata positivamente solo in sede di decisione di opposizione, l’eventuale integrazione documentale (in disparte il mancato esame dei richiamati documenti) non è stata neppure affrontata, come thema decidendum, in mancanza di una qualsiasi eccezione del curatore.

In conclusione, si deve disporre il giudizio camerale ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. e art. 375 c.p.c., n. 5, apparendo il ricorso manifestamente fondato.”.

Considerato che il Collegio condivide la proposta di definizione della controversia contenuta nella relazione di cui sopra, alla quale non risultano essere state mosse osservazioni critiche;

che, perciò, il ricorso, manifestamente fondato, deve essere accolto, con la cassazione del decreto impugnato e il rinvio della causa, anche per le spese di questa fase, al Tribunale di Napoli che, in diversa composizione, nel decidere nuovamente della causa si atterrà al principio di diritto sopra richiamato.

PQM

La Corte,

Accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato, e rinvia la causa, anche per le spese di questa fase, al Tribunale di Napoli, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione Sesta civile – 1 della Corte di cassazione dai magistrati sopra indicati, il 16 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 dicembre 2016

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