Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25528 del 26/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 26/10/2017, (ud. 08/06/2017, dep.26/10/2017),  n. 25528

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19868-2016 proposto da:

V.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CAIO MARIO, 7,

presso lo studio dell’avvocato LUIGI FEDELI BARBANTINI,

rappresentato e difeso dall’avvocato NICOLA ANTONELLO GARAGOZZO;

– ricorrente –

contro

COMUNE LAMEZIA TERME, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CAMESENA 46, presso lo studio

dell’avvocato FRANCESCO MIRENZI, rappresentato e difeso dagli

avvocati FRANCESCO CARNOVALE SCALZO, SALVATORE LEONE e CATERINA

FLORA RESTUCCIA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1198/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 30/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’08/06/2017 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI;

Dato atto che il Collegio ha disposto la motivazione semplificata.

Fatto

RILEVATO

che:

il V., conduttore di un locale ad uso bar-ricevitoria con annessi bagni pubblici, agì nei confronti del Comune di Lamezia Teme (locatore) per conseguire il risarcimento dei danni provocati dal crollo di un controsoffitto causato da infiltrazioni che non erano state eliminate dalla parte locatrice;

il Tribunale rigettò la domanda, ritenendo che l’obbligo di manutenzione fosse stato contrattualmente assunto dal conduttore;

la Corte di Appello ha rigettato il gravame del V., il quale ricorre per cassazione affidandosi a tre motivi; resiste il Comune a mezzo di controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

il primo motivo (che deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 115 c.p.c.) è inammissibile in quanto individua l’emissione di una pronuncia “ultra petita partium” nella mera circostanza che la Corte abbia affrontato “la questione da una prospettiva del tutto diversa rispetto al tribunale” e senza indicare se e in quale misura il giudice abbia pronunciato al di là delle richieste formulate dalle parti; per di più, l’illustrazione del motivo parrebbe presupporre che la Corte non abbia definitivamente chiarito – come, invece, ha fatto – che le riparazioni straordinarie erano escluse da quelle gravanti sul conduttore;

il secondo motivo (che deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 1575,1576 e 1609 c.c., oltre a “contraddittorietà”) è parimenti inammissibile per genericità delle censure, in quanto non individua specifici errores iuris in cui la Corte sarebbe incorsa in relazione alle norme indicate nella rubrica, ma svolge contestazioni di merito in punto di individuazione della responsabilità del crollo, sollecitando la Corte ad un non consentito apprezzamento dei fatti; evidentemente inammissibile è anche la censura di “contraddittorietà”, non più deducibile ai sensi del nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5;

il terzo motivo (“contrasto di giudicati. Omessa o insufficiente motivazione su un punto essenziale della controversia”) è inammissibile sia in relazione al vizio motivazionale – per le ragioni di cui sopra – che in ordine al dedotto contrasto di giudicati in quanto – a tacer d’altro – non è prospettabile l’efficacia di giudicato in relazione ad un provvedimento cautelare;

le spese di lite seguono la soccombenza;

atteso che il ricorrente è ammesso al patrocinio a spese dello Stato, non sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13,comma 1 quater (cfr. Cass. n. 18523/2014).

PQM

la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna il ricorrente a rifondere al controricorrente le spese di lite, liquidate in Euro 3.600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 8 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2017

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