Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25521 del 26/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 26/10/2017, (ud. 26/09/2017, dep.26/10/2017),  n. 25521

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29749-2015 proposto da:

CASSAI COSTRUZIONI SRL, in persona dell’Amministratore Unico,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE DON LUIGI STURZO 9,

presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI NAPPI, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

COMUNE di NIAZZANO ROMANO, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. PAISIELLO 32, presso lo

studio dell’avvocato ALESSANDRO ONOFRI, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5293/28/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA, depositata il 13/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/09/2017 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte,

costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016; dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:

Con sentenza n. 5293/28/2015, depositata il 13 ottobre 2015, la CTR del Lazio accolse l’appello proposto dal Comune di Mazzano Romano nei confronti della Cassai Costruzioni S.r.l. (di seguito società) avverso la sentenza resa tra le parti dalla CTP di Roma, che aveva invece accolto il ricorso della contribuente avverso cartella di pagamento per TARSU relativa all’anno 2010.

Avverso la sentenza della CTR la società ha proposto ricorso per cassazione, cui resiste con controricorso il Comune.

Il ricorso è inammissibile.

Esso risulta formulato attraverso un’unica confusa critica alla sentenza impugnata, che non risulta ripartita in motivi specifici, come richiesto, a pena d’inammissibilità, dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4.

Ed invero la giurisprudenza di questa Corte è costante nell’affermare che “il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, delimitato dai motivi di ricorso, che assumono una funzione identificativa condizionata dalla loro formulazione tecnica con riferimento alle ipotesi tassative formalizzate dal codice di rito. Ne consegue che il motivo del ricorso deve necessariamente possedere i caratteri della tassatività e della specificità ed esige una precisa enunciazione, di modo che il vizio denunciato rientri nella categorie logiche previste dall’art. 360 c.p.c., sicchè è inammissibile la critica generica della sentenza impugnata, formulata con un unico motivo sotto una molteplicità di profili tra loro confusi ed inestricabilmente combinati, non collegabili ad alcuna delle fattispecie di vizio enucleata dal codice di rito (cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 22 settembre 2014, n. 19959; si vedano anche Cass. sez. 6-5, ord. 15 gennaio 2015, n. 635; Cass. sez. 3, 19 agosto 2009, n. 18421; da ultimo, sulla tipizzazione dei motivi, cfr. Cass. sez. unite 9 giugno 2017, n. 14430, sul complanare tema dell’art. 606 c.p.p.).

Il ricorso in esame, che non rispetta dunque il principio di tassatività e specificità dei motivi, deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore del controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge, se dovuti.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 26 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2017

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