Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25513 del 21/09/2021

Cassazione civile sez. III, 21/09/2021, (ud. 18/03/2021, dep. 21/09/2021), n.25513

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13207-2018 proposto da:

S.T., rappresentata e difesa dall’avv. ELVIRA MACHI;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA SALUTE, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso. AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 2015/2017 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 04/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/03/2021 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con atto di citazione notificato nel mese di febbraio 2009, S.T. convenne in giudizio il Ministero della Salute per ottenere il risarcimento dei danni non patrimoniali conseguenti ad epatite HCV correlata contratta a seguito di emotrasfusioni cui era stata sottoposta nell’anno (OMISSIS), durante un ricovero presso l’Azienda Ospedaliera (OMISSIS);

il Ministero resistette alla domanda, eccependo, fra l’altro, l’intervenuta prescrizione della pretesa;

il Tribunale di Palermo rigettò l’eccezione di prescrizione (individuando la decorrenza del relativo termine nella data di presentazione dell’istanza di indennizzo ex L. n. 210 del 1992, ossia nel luglio 2005) e accolse la richiesta dell’attrice, condannando il Ministero al risarcimento dei danni (per l’importo di 276.688,73 Euro, oltre accessori);

provvedendo sul gravame del Ministero, la Corte di Appello di Palermo ha riformato la sentenza di primo grado, dichiarando il credito della S. prescritto e compensando le spese dei due gradi di giudizio;

richiamata la giurisprudenza di legittimità in punto di exordium praescriptionis in relazione alle infezioni conseguenti ad emotrasfusioni, la Corte ha affermato – fra l’altro – che la presentazione della domanda di indennizzo di cui alla L. n. 210 del 1992 segna solo il limite temporale ultimo di possibile decorrenza del termine di prescrizione, senza che ciò escluda la possibilità di collocare l’effettiva conoscenza della rapportabilità causale della malattia in un momento precedente; tanto premesso, ha osservato che, “nel caso di specie, vi sono sufficienti elementi documentali da cui poter trarre il convincimento che l’attrice, fin dalla prima diagnosi del dicembre 1998, oltre ad avere all’evidenza piena contezza della malattia sofferta (…), era già nella possibilità di rapportare il contagio all’emotrasfusione subita”; ciò in quanto la S. “si era subito adoperata per richiedere all’Azienda Ospedaliera, presso cui aveva subito le emotrasfusioni, la documentazione inerente il ricovero, al chiaro intento di procedere per il ristoro dei danni, come si evince senza alcun dubbio, dalla raccomandata inviata alla predetta azienda nel mese di febbraio 2001”; missiva avente ad oggetto “”richiesta risarcimento danni signora S.T.”” e nella quale si legge “”a seguito di numerose trasfusioni eseguite nel mese di aprile del (OMISSIS), durante il ricovero presso la Divisione di Chirurgia d’Urgenza presso il Vs Presidio, (…) la paziente riportava “epatopatia cronica HCV correlata””; ha concluso pertanto che la S., “sin dalla data della diagnosi, o comunque, dal febbraio 2001, era già nella piena consapevolezza della malattia sofferta e della sua riconducibilità all’emotrasfusione subita nel (OMISSIS), ragione per cui, in assenza di ulteriori atti interruttivi, la domanda avanzata per la prima volta nel 2008 era già oltre il termine quinquennale di prescrizione”;

ha proposto ricorso per cassazione la S., affidandosi ad un unico motivo; ha resistito il Ministero della Salute con controricorso;

la trattazione del ricorso è stata fissata ai sensi dell’art. 380-bis.1. c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo, la ricorrente denuncia “violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2935 e 2947 c.c.. Erronea valutazione del dies a quo da cui far decorrere il termine prescrizionale” e censura la sentenza impugnata per non aver fatto decorrere la prescrizione dalla presentazione della domanda di indennizzo, ma dalla data della diagnosi ((OMISSIS)) o, in ogni caso, dal febbraio 2001;

ribadito il principio (di cui a Cass., S.U. nn. 576 e 581 del 2008), secondo cui rileva il momento in cui la patologia viene percepita o può essere percepita, usando l’ordinaria diligenza, quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo del terzo, la ricorrente evidenzia che il comportamento dell’Azienda Ospedaliera presso la quale era stata sottoposta all’emotrasfusione infetta (che aveva smarrito la cartella clinica relativa al ricovero) era stato tale da impedirle di assumere le informazioni necessarie, di talché la prescrizione non aveva potuto iniziare a decorrere prima della presentazione della domanda di indennizzo ex L. n. 210 del 1992; sostiene pertanto che la Corte territoriale, “- antedatando apoditticamente il detto dies a quo all’anno (OMISSIS), data in cui venne diagnosticata (…) l’epatite o, tutt’al più al 2001, data in cui la stessa ebbe a costituire in mora l’Azienda Ospedaliera -“, si è completamente sottratta alla rigorosa analisi delle informazioni cui la vittima aveva avuto accesso al fine di consentire al danneggiato di avere una conoscenza ragionevolmente completa della riferibilità causale della infezione all’emotrasfusione; conclude che, “al momento in cui l’odierna ricorrente ebbe ad avanzare in data 28.11.2008 al Ministero della Salute la richiesta di risarcimento del danno per cui è giudizio, il relativo diritto non era prescritto, dovendo individuarsi il dies a quo (…) nel giorno 8.7.2005, data in cui la S. ebbe ad inoltrare la domanda di indennizzo ex L. n. 210 del 1992”;

il motivo va disatteso, in quanto:

la ricorrente deduce un vizio di sussunzione e, quindi una falsa applicazione dell’art. 2935 c.c., per avere la Corte ritenuto che la riferibilità causale dell’infezione all’emotrasfusione fosse conosciuta, o comunque conoscibile, dalla S. pur in difetto di informazioni idonee a consentirle di collegare la propria patologia alla trasfusione (cfr. Cass. n. 13745/2018 e Cass. n. 24164/2019);

una siffatta censura risulta tuttavia fondata solo in relazione alla individuazione della decorrenza del termine prescrizionale dal giorno stesso della diagnosi della patologia, rispetto al quale non risultano indicati dalla Corte gli elementi che avrebbero consentito alla S. di correlare l’epatite alle trasfusioni ricevute nell’anno (OMISSIS);

non altrettanto può ritenersi in relazione alla seconda decorrenza indicata dalla sentenza (quella del febbraio 2001), giacché la Corte territoriale ha individuato un elemento (la richiesta di risarcimento danni diretta all’Azienda Ospedaliera in cui si affermava la derivazione causale dell’epatite dalle trasfusioni somministrate nell’aprile (OMISSIS)) che vale ad individuare una conoscenza ormai acquisita del nesso trasfusione/infezione da HCV, che avrebbe posto la S. nella condizione di attivarsi senz’altro nei confronti del Ministero per il risarcimento dei danni;

a fronte dell’affermazione espressa di una consapevolezza comunque raggiunta dalla S. circa l’esistenza del nesso fra le trasfusioni e l’epatite, non era dunque richiesta alla Corte territoriale alcun’altra indagine sulla conoscibilità secondo i criteri dell’ordinaria diligenza o sulla rilevanza dello smarrimento della cartella clinica da parte dell’Azienda Ospedaliera;

il motivo va dunque rigettato in quanto la Corte di Appello ha individuato un elemento che si presta ad essere apprezzato come significativo della consapevolezza ormai acquisita dall’attrice della derivazione causale della patologia dalle emotrasfusioni e che vale ad anticipare il dies a quo della prescrizione ad epoca anteriore alla presentazione della domanda di indennizzo la quale, secondo l’orientamento pacifico di legittimità, segna il termine ultimo di decorrenza della prescrizione, ma “non esclude che il giudice di merito individui in un momento precedente l’avvenuta consapevolezza del suddetto collegamento sulla base di un accertamento in fatto adeguatamente motivato” (Cass. n. 27757/2017);

l’esito alterno dei giudizi di merito giustifica la compensazione delle spese di lite, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2 nel testo (applicabile ratione temporis) anteriore alle modifiche apportate dalla L. n. 69 del 2009;

sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese di lite.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Dispone che, in caso di diffusione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi degli interessati riportati in sentenza.

Così deciso in Roma, il 18 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 21 settembre 2021

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