Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25513 del 12/11/2020

Cassazione civile sez. trib., 12/11/2020, (ud. 06/11/2019, dep. 12/11/2020), n.25513

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. CONDELLO Pasqualina – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. GILOTTA Bruno – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 9540/2014, promosso da:

“Progetto Sistema” s.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore S.M., rappresentata e difesa in giudizio dall’avv.

Romano Giuseppe in virtù di procura speciale in calce alla memoria

di costituzione in sostituzione dell’avv. Di Fiore Michele,

rinunciante al mandato, con il quale era elettivamente domiciliata

presso lo studio dell’avv. Lo Giudice Bruno in via Ottaviano, 42 –

Roma;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio

legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato;

– resistente –

per la cassazione della sentenza n. 131/01/13 depositata il 23

ottobre 2013 dalla Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria,

avente ad oggetto gli avvisi di accertamento (OMISSIS) per i.re.s. e

altro e i.r.a.p. 2004; (OMISSIS) per i.r.a.p. 2005; (OMISSIS) per

i.v.a. e altro 2003; (OMISSIS) per i.r.a.p. 2006 e (OMISSIS) per

i.v.a. e altro 2005 della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle

Entrate di Perugia

 

Fatto

RILEVATO

Che:

Con la sentenza sopra detta la Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria ha rigettato l’appello proposto dalla “Progetto Sistema” s.r.l. contro la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Perugia, che, estendendo il giudicato derivato dalla sentenza 68/08/11 del 2/3/11 della stessa Commissione Tributaria Provinciale, aveva rigettato il ricorso proposto avverso gli stessi avvisi di accertamento dall’amministratore pro tempore T.P..

Ricorre avverso detta sentenza la contribuente sulla base di tre motivi.

L’Agenzia delle Entrate ha dichiarato di costituirsi al solo fine di partecipare all’udienza di discussione.

Per la trattazione è stata fissata l’adunanza in camera di consiglio del 6 novembre 2019, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto del D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. n. 168 del 2016.

In prossimità dell’adunanza l’Agenzia delle Entrate ha quindi depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Con il primo motivo la ricorrente, denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, avendo la Commissione Tributaria Regionale ritenuto che il giudicato portato dalla sentenza n. 68/08/11 della Commissione Tributaria Provinciale, intervenuta tra il sig. Tomassini in proprio e l’Amministrazione Finanziaria, faccia stato nel presente procedimento, senza tener conto che il giudizio è stato promosso da un soggetto che aveva agito in proprio perchè destinatario degli accertamenti e che al momento della proposizione dei ricorsi non era più rappresentante legale della società.

Con il secondo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., dell’art. 324c.p.c. e dell’art. 124 disp. att. c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, avendo la CTR illegittimamente assunto che la sentenza della CTP di Perugia n. 68/08/11 fosse passata in giudicato, senza che l’Ufficio avesse prodotto la relativa attestazione della segreteria.

Con il terzo motivo la ricorrente ugualmente denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, anche in relazione a quanto esposto nei motivi precedenti, nella parte in cui la sentenza impugnata ha esteso il giudicato asseritamente formatosi per gli anni 2003, 2004 e 2005 all’anno d’imposta 2006.

Il secondo motivo è logicamente pregiudiziale e va esaminato per primo.

Esso è fondato a va accolto.

In tema di prova del giudicato esterno, la giurisprudenza più recente di questa Corte è orientata nel senso che, affinchè il giudicato esterno possa fare stato nel processo, è necessaria la certezza della sua formazione, che deve essere provata, pur in assenza di contestazioni, attraverso la produzione della sentenza munita del relativo attestato di cancelleria (Cass., 20974/18; Cass., 6024/’17). Di detto onere la parte che ha interesse a far valere il giudicato esterno è assolta solo quando il passaggio in giudicato della sentenza non è espressamente ammesso dalla controparte (Cass., 4803/’18).

In questo caso non risulta che l’attestazione del passaggio in giudicato della sentenza 68/08/11 del 2/3/11 della Commissione Tributaria Provinciale sia stata prodotta nel giudizio di appello, nè che la contribuente lo abbia espressamente ammesso.

Nè a ciò può supplire l’allegazione della pronuncia munita della relativa attestazione nel presente giudizio di legittimità da parte dell’Amministrazione finanziaria con la memoria depositata in atti.

Se, in relazione all’entrata in vigore, dopo la notifica del ricorso per cassazione, dell’introduzione del rito camerale non partecipato anche dinanzi alla sezione ordinaria, si è ritenuto (come da protocollo d’intesa del 15 dicembre 2016 tra Corte di cassazione, CNF e Avvocatura generale dello Stato) ammissibile il deposito di memoria pur quando siano decorsi i termini per la notifica ed il deposito del controricorso, quando fosse venuta meno la fissazione dell’udienza pubblica di discussione, la produzione documentale dinanzi alla Corte di legittimità è ammissibile nei termini di cui all’art. 372 c.p.c..

Premesso che il documento allegato alla memoria non risulta notificato alla ricorrente, essendosi il giudicato di cui si discute formato in epoca anteriore all’introduzione del giudizio di legittimità, la relativa prova con la conseguente attestazione doveva essere fornita dinanzi al giudice di merito (cfr. Cass. sez. U n. 13916/06).

La sentenza va quindi cassata in relazione al secondo motivo, assorbiti gli altri, e la causa rinviata alla Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria, in diversa composizione, anche per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il secondo motivo, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria, in diversa composizione, anche per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 6 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 novembre 2020

 

 

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