Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25482 del 26/10/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 26/10/2017, (ud. 21/06/2017, dep.26/10/2017),  n. 25482

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19815/2012 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DELLE TRE MADONNE 8, presso lo studio dell’avvocato MARCO MARAZZA,

che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUSEPPE

FERRARI 2, presso lo studio dell’avvocato GIORGIO ANTONINI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato RICCARDO CALASSI,

giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 451/2012 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 06/06/2012 R.G.N. 677/09;

il P.M. ha depositato conclusioni scritte.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che con sentenza in data 6 giugno 2012, la Corte d’Appello di Ancona, ha confermato la decisione del locale Tribunale che aveva ritenuto la nullità del termine apposto al contratto di lavoro intercorso tra Poste Italiane S.p.A. e P.A. nel periodo dal 1 marzo 2000 al 30 maggio 2000, in cui il termine era stato apposto, ai sensi dell’art. 8 del C.C.N.L. 26.11.1994, così come integrato dall’accorso del 25 settembre 1997, “per esigenze eccezionali…”, ma in epoca successiva al 30 aprile 1998, e dichiarato che tra le parti intercorreva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, condannando la società al ripristino del rapporto di lavoro nonchè al pagamento delle retribuzioni maturate dal giorno della costituzione in mora, detratto l’aliunde perceptum, oltre accessori e spese;

che avverso tale sentenza Poste Italiane S.p.A. ha proposto ricorso affidato a due motivi, corredato da memoria, cui ha opposto difese l’intimata con controricorso;

che il Procuratore Generale ha presentato conclusioni scritte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il primo motivo del ricorso, con cui ci denuncia difetto di motivazione e violazione di norme di diritto per avere la Corte territoriale disatteso l’eccezione della società circa l’estinzione del rapporto di lavoro per mutuo consenso non può trovare accoglimento, atteso che l’accertamento sulla intervenuta risoluzione del contratto per mutuo consenso desumibile da comportamenti concludenti (V. Cass. n. 21764 del 2015; Cass. n. 15264 del 2006) costituisce un giudizio di fatto che compete al giudice di merito (SS.UU. n. 21691 del 2016, in motivazione), nella specie congruamente motivato dalla Corte territoriale in relazione alla mancanza di altri elementi oltre il mero decorso del tempo ed anzi alla presenza di elementi significativi in senso contrario (fra cui la pregressa reiterazione di contratti a termine e la esistenza di una graduatoria da cui l’Ente attingeva per la conclusione di ulteriori contratti, come indici della ragionevole aspettativa nella lavoratrice di una nuova chiamata);

che, invece, deve essere accolto il secondo motivo, erroneamente rubricato come terzo, con cui si invoca l’applicazione della L. n. 183 del 2010, art. 32, quale jus superveniens applicabile a tutti i giudizi pendenti all’entrata in vigore della legge (V., fra le altre, Cass. n. 16763 del 2015);

che, ai sensi del disposto di cui al settimo comma del menzionato art. 32, le disposizioni di cui ai commi 5 e 6, trovano applicazione a tutti i giudizi, compresi quelli pendenti alla data di entrata in vigore legge stessa;

che le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 21691 del 2016, hanno statuito che, “in tema di ricorso per cassazione, la censura ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, può concernere anche la violazione di disposizioni emanate dopo la pubblicazione della sentenza impugnata, ove retroattive e, quindi, applicabili al rapporto dedotto, atteso che non richiede necessariamente un errore, avendo ad oggetto il giudizio di legittimità non l’operato del giudice, ma la conformità della decisione adottata all’ordinamento giuridico”;

che, pertanto, respinto il primo motivo di ricorso, va accolto l’ultimo, ai sensi e nei limiti di detto jus superveniens, con la cassazione della sentenza impugnata in relazione ad esso e con il rinvio per il riesame, sul punto, alla Corte di Appello indicata in dispositivo, che dovrà limitarsi a quantificare l’indennità spettante ex art. 32, citato per il periodo compreso fra la scadenza del termine e la pronuncia del provvedimento con il quale il giudice ha ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro (cfr., ex multis, Cass. n. 14461 del 2015), con interessi e rivalutazione su detta indennità da calcolarsi a decorrere dalla data della pronuncia giudiziaria dichiarativa della illegittimità della clausola appositiva del termine (cfr., per tutte, Cass. n. 3062 del 2016), provvedendo altresì alle spese del giudizio.

PQM

La Corte accoglie l’ultimo motivo di ricorso, rigettato l’altro, cassa in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di Appello di Ancona, in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 21 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2017

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