Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25476 del 12/11/2020

Cassazione civile sez. VI, 12/11/2020, (ud. 01/10/2020, dep. 12/11/2020), n.25476

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11474-2019 proposto da:

X.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZALE CLODIO 13,

presso lo studio dell’avvocato DANIELE BERARDI, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

GENIALLOYD ASSICURAZIONI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 24778/2018 del TRIBUNALE di ROMA, depositata

il 20/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 01/10/2020 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONELLA

PELLECCHIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. X.A. convenne in giudizio B.M. e la compagnia assicurativa Genialloyd al fine di sentirli condannare al risarcimento dei danni subiti in seguito a un sinistro stradale.

In particolare, il convenuto, nell’intento di effettuare una manovra in retromarcia per uscire da un posteggio, finì per collidere la parte anteriore dell’auto guidata da X.A.. Quest’ultimo rifiutò l’offerta di Euro 140,00 avanzata dal B.M. il quale sostenne un concorso di colpa ex art. 2054 c.c., comma 2.

L’attore agì dunque in giudizio, essendo vani tentativi transattivi.

Il Giudice di Pace di Roma, con sentenza n. 2719/2016, rigettò la domanda attorea ritenendola non provata.

2. Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 24778/2018, pubblicata il 20/12/2018, ha rigettato l’appello avverso la pronuncia di prime cure proposto da X.A..

Il giudice di merito ha ritenuto non provato in maniera sufficiente lo stesso an debeatur, escludendo dunque l’applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 2.

3. Avverso la suddetta pronuncia X.A. ricorre per cassazione sulla base di cinque motivi. L’intimata Genialloyd non svolge attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4.1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta “ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 la violazione dell’art. 102 c.p.c. e D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 144 per aver il giudice del gravame – parimenti a quello di primo grado – omesso di integrare il contraddittorio ex art. 102 c.p.c. e art. 144 c.d.a. nei confronti del responsabile civile del mezzo danneggiante, litisconsorte necessario, in contrasto con la normativa di riferimento e nel rispetto del principio cristallizzato nella pronuncia della S.C. – ord. N. 21896/17 – così da incorrere in un vizio di nullità del procedimento per evidente error in procedendo”. Secondo parte ricorrente, il Tribunale avrebbe erroneamente mancato di disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti del litisconsorte necessario, proprietario del mezzo danneggiante, responsabile civile, andando contro i principi enunciati nella sentenza summenzionata.

Il motivo è fondato.

La mancata integrazione del contraddittorio del proprietario del mezzo danneggiante costituisce violazione dei principi così come elaborati da questa Corte.

Da ultimo, la sentenza n. 7755/20202 enuncia come, in tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, nella procedura di risarcimento diretto di cui al D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 149, promossa dal danneggiato nei confronti del proprio assicuratore, sussista litisconsorzio necessario rispetto al danneggiante responsabile, analogamente a quanto previsto dall’art. 144, comma 3, stesso decreto (Sez. 6-3, Ordinanza n. 21896 del 20/09/2017, Rv. 645717-01), con la conseguenza che, ove il proprietario del veicolo assicurato non sia stato citato in giudizio, il contraddittorio dev’essere integrato ex art. 102 c.p.c. e la relativa omissione, rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del processo, comporta l’annullamento della sentenza ex art. 383 c.p.c., comma 3.

4.2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta “ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la violazione degli artt. 2 e 24 Cost., artt 112,115 e 116 c.p.c., art. 132 c.p.c., comma 4, per aver il Tribunale di Roma statuito in modo apparente con pseudo-motivazioni esclusivamente graficamente esistenti, senza alcun riferimento all’effettivo oggetto del contendere e per alcuni versi estranei al medesimo, nonchè mancanti del necessario iter logico argomentativo così da emettere una sentenza viziata di nullità”.

4.3. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta “ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 la violazione degli artt. 112,115 e 116 c.p.c. per aver omesso il giudice del gravame l’esame di un fatto/i decisivo/i per il giudizio che sono stati oggetto di discussione tra le parti, fra l’altro alcuni non oggetto di contestazione e conseguentemente violato, in subordine, la previsione dell’art. 2054 c.c., comma 2.

4.4. Con il quarto motivo il ricorrente lamenta “ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 la violazione dell’art. 112 c.p.c. e art. 132 c.p.c., comma 4, per avere il giudice del gravame omesso di decidere su di una precisa censura di appello motivo n. 3 relativo alla errata liquidazione delle spese anticipate in primo grado in favore della resistente in assenza di qualsivoglia anticipazione, nullità delle spese”.

4.5. Con il quinto motivo il ricorrente lamenta “ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 91 c.p.c., R.D.L. n. 1578 del 1933, L. 13 giugno 1942, n. 794, art. 24, art. 75 disp. att., R.D. 18 dicembre 1941, n. 1368 ed al D.M n. 55 del 2014 e art. 132 c.p.c., comma 4, avendo il giudice di seconde cure senza alcuna motivazione violato le norme su specificate solo almeno due profili, quali l’indeterminatezza del criterio di liquidazione adottato, in modo da non consentire il controllo di legittimità sulla somma omnia punitiva liquidata per i compensi legali attesa l’inderogabilità del tariffario, nonchè violato la tabella di riferimento.

I motivi sono assorbiti dall’accoglimento del primo motivo.

5. Pertanto la Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbiti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata in relazione e rinvia al Giudice di Pace di Roma per l’integrazione del contraddittorio con il litisconsorte necessario proprietario del mezzo.

P.Q.M.

la Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbiti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata in relazione e rinvia al Giudice di Pace di Roma per l’integrazione del contraddittorio con il litisconsorte necessario proprietario del mezzo.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 1 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 12 novembre 2020

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