Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25452 del 26/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 26/10/2017, (ud. 12/07/2017, dep.26/10/2017),  n. 25452

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10676/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

L.F.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2257/28/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI BARI – SEZIONE DISTACCATA DI TARANTO, depositata il

27/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 12/07/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA VELLA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. con riguardo ad avviso di accertamento per Irpef dell’anno d’imposta 2004, emesso a carico di L.F. per omessa dichiarazione di redditi di capitale, a seguito della rideterminazione del maggior reddito a carico della società L. Edil Vacanze s.r.l. di cui egli era socio al 95%, la C.T.R. ha rigettato l’appello dell’Ufficio ed accolto quello incidentale del contribuente, annullando l’avviso in quanto con separata decisione era stato annullato l’avviso a carico della società, sicchè, in mancanza di maggiori utili in capo ad essa, nessun maggior reddito di partecipazione poteva essere imputato al socio;

2. l’amministrazione ricorrente censura la “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 111 Cost., comma 6, art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, art. 36, comma 2, nn. 2 e 4, artt. 53 e 54 (in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4)”, deducendo che “la sentenza della CTR di Bari, sezione staccata di Taranto, n. 2255/28115, relativa alla rettifica del reddito della società, non è passata in giudicato” mentre quella impugnata “si limita genericamente a dichiarare di condividerla” restando “impossibile ricostruire l’iter logico seguito”;

3. all’esito della camera di consiglio il Collegio ha disposto adottarsi la motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

4. il ricorso è fondato, avendo questa Corte più volte chiarito che “La motivazione di una sentenza può essere redatta per relationem rispetto ad altra sentenza non ancora passata in giudicato, purchè, però, resti autosufficiente, riproducendo i contenuti mutuati e rendendoli oggetto di autonoma valutazione critica nel contesto della diversa, anche se connessa, causa, in modo da consentire la verifica della sua compatibilità logico-giuridica. La sentenza è, invece, nulla, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, qualora si limiti alla mera indicazione della fonte di riferimento e non sia, pertanto, possibile individuare le ragioni poste a fondamento del dispositivo” (Cass., Sez. 6-5, 11131/17 e 107/15); in definitiva, può quindi ritenersi “legittima la motivazione per relationem della sentenza pronunciata in sede di gravame, purchè il giudice d’appello, facendo proprie le argomentazioni del primo giudice, esprima, sia pure in modo sintetico, le ragioni della conferma della pronuncia in relazione ai motivi di impugnazione proposti, in modo che il percorso argomentativo desumibile attraverso la parte motiva delle due sentenze risulti appagante e corretto” (Cass. Sez. 5, 17504/17; conf. Cass. nn. 20648/15 e 7347/12);

5. nel caso di specie, la decisione impugnata è del tutto priva di qualsivoglia valutazione critica rispetto alla separata decisione di secondo grado riguardante la società, che ha esteso alla fattispecie per cui è causa senza nemmeno dar conto del contenuto della relativa motivazione, ovvero, in alternativa, senza disporre la sospensione del processo per pregiudizialità, in attesa del suo passaggio in giudicato (cfr. Cass. nn. 2059/17 e 16615/15);

6. la sentenza impugnata risulta quindi nulla e va cassata con rinvio, per nuovo esame.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R. della Puglia – sezione distaccata di Taranto, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2017

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