Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2545 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. trib., 27/01/2022, (ud. 13/01/2022, dep. 27/01/2022), n.2545

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – rel. Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22588/2020 R.G. proposto da:

Eurowind Lacedonia srl, in persona del legale rapp.nte, rappresentato

e difeso in giudizio dall’avv. Giuseppe Maria Cipolla di Roma, ivi

el.dom.to presso il suo studio in V.le Giuseppe Mazzini 134, come da

procura in atti;

– parte ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentato e difeso in giudizio dall’Avvocatura Generale dello

Stato presso la quale è ex lege domiciliato in Roma, Via dei

Portoghesi n. 12;

– parte controricorrente –

avverso sentenza Commissione Tributaria Regionale della Campania n.

997 del 3 febbraio 2020;

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 13 gennaio

2022 dal Consigliere Giacomo Maria Stalla.

 

Fatto

p. 1. Eurowind Lacedonia srl, propone cinque motivi di ricorso per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata, con la quale la commissione tributaria regionale, in riforma della prima decisione, ha ritenuto legittimi sette avvisi di accertamento notificatile dall’agenzia delle entrate in rettifica della rendita catastale attribuibile al parco eolico per la produzione di energia elettrica da essa detenuto in Lacedonia (includibile in categoria catastale D); rendita che la società aveva proposto, con procedura Docfa, previa espunzione dal calcolo del valore attribuibile alle torri di sostegno dell’aerogeneratore (torri eoliche).

La commissione tributaria regionale, in particolare, ha osservato che, alla luce della L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 21, così come interpretato dall’amministrazione finanziaria con la Circolare n. 2/E del 1 Febbraio 2016, le torri eoliche andavano computate nel calcolo della rendita catastale, posto che: “(esse) rappresentano opere annoverabili nel genere delle “costruzioni” e come tali quindi da includere nella stima diretta delle centrali eoliche. Consegue che in base alle caratteristiche tipologiche e costruttive di tali elementi, è possibile riconoscere agli stessi la natura di opera edile avente i caratteri della solidità, della stabilità, della consistenza volumetrica, nonché della immobilizzazione al suolo. Tale assunto è stato recepito nella Circolare AE n. 2/E del 2016, la quale, pur non costituendo una fonte normativa, rappresenta pur sempre un atto amministrativo rilevante ai fini della questione in esame”.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

La società ha depositato memoria.

p. 2.1 Con le prime due doglianze la società lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1 n. 4, nullità della sentenza per non avere la commissione tributaria regionale: – (primo motivo) esposto i fatti di causa e rilevata l’avvenuta presentazione da parte della contribuente di appello incidentale condizionato (come da estratto SIGIT riportato in ricorso); – (secondo motivo) rispettato l’obbligo di corrispondenza tra chiesto e pronunciato ex art. 112 c.p.c..

Ciò aveva fatto sì che il giudice regionale non desse conto delle doglianze incidentali con le quali la società aveva lamentato la nullità degli avvisi di accertamento, come già dedotto in primo grado, perché non sottoscritti dal capo dell’ufficio e comunque carenti sul piano motivazionale.

p. 2.2 I motivi, avvinti dalla stessa censura di nullità per insanabile carenza motivazionale e decisionale, sono infondati.

Si è più volte affermato che “in tema di contenuto della sentenza, la concisione della motivazione non può prescindere dall’esistenza di una pur succinta esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione impugnata, la cui assenza configura motivo di nullità della sentenza quando non sia possibile individuare il percorso argomentativo della pronuncia giudiziale, funzionale alla sua comprensione e alla sua eventuale verifica in sede di impugnazione” (tra le altre, Cass. nn. 29721/19, 920/15). Nel caso di specie non consta che dalla pretermissione della analitica rievocazione dei fatti di causa sia derivato pregiudizio alla completa ed esauriente ricostruzione – in fatto e diritto – della fattispecie dedotta; né può affermarsi – anche in ragione della rilevanza prettamente tecnico-giuridica del nucleo fondamentale di lite, costituito dalla assoggettabilità delle torri eoliche al computo di rendita catastale in ragione della loro natura di costruzione o di impianto – che tale pretermissione abbia in alcun modo deviato ed alterato “il percorso argomentativo della pronuncia giudiziale, funzionale alla sua comprensione e alla sua eventuale verifica in sede di impugnazione”.

Così come pure non vi sono elementi per sostenere che la sentenza sia affetta da omessa pronuncia sulle questioni devolute con l’appello incidentale, dovendosi fare qui applicazione del costante indirizzo secondo cui, per integrare gli estremi del vizio di omessa pronuncia, non basta la mancanza di un’espressa statuizione del giudice, ma è necessario che sia stato completamente omesso il provvedimento che si palesa indispensabile alla soluzione del caso concreto. Il che non si verifica quando la decisione adottata comporti la reiezione della pretesa fatta valere dalla parte, anche se manchi, in proposito, una specifica argomentazione; dovendo ravvisarsi una statuizione implicita di rigetto quando la pretesa avanzata col capo di domanda non espressamente esaminato risulti incompatibile con l’impostazione logico-giuridica della pronuncia (tra le molte: Cass. nn. 1360/16, 452/15, 16254/12, 20311/11).

Nel caso di specie, la pronuncia sul merito da parte del giudice regionale ha quindi implicato il superamento di quelle questioni.

p. 3.1 Con ulteriori due doglianze la società deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1 n. 4, – altri profili di nullità della sentenza: – (terzo motivo) per omessa decisione sulla eccepita infondatezza della pretesa dell’amministrazione finanziaria; – (quarto motivo) per passivo ed acritico recepimento, anche testuale, delle difese svolte dall’agenzia delle entrate, senza aver considerato le risultanze di causa e le difese di merito della società.

p. 3.2 I due motivi, suscettibili anch’essi di trattazione unitaria, sono infondati.

Da un lato, non può dirsi che la Commissione Tributaria Regionale non abbia dato conto – sul fondo della questione – della tesi della società, vero essendo – piuttosto – che questa tesi la Commissione ha considerato, soppesato ed infine respinto con una argomentazione compiuta ed esauriente; sia nelle premesse di inquadramento normativo del caso, sia nella esposizione della radice del proprio convincimento in concreto.

D’altro lato, il totale recepimento da parte del giudice della tesi di una parte, anche con richiamo testuale degli argomenti di questa, non comporta di per sé la nullità della sentenza, essendosi in proposito affermato che: “nel processo civile ed in quello tributario, la sentenza la cui motivazione si limiti a riprodurre il contenuto di un atto di parte (o di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari), senza niente aggiungervi, non è nulla qualora le ragioni della decisione siano, in ogni caso, attribuibili all’organo giudicante e risultino in modo chiaro, univoco ed esaustivo, atteso che, in base alle disposizioni costituzionali e processuali, tale tecnica di redazione non può ritenersi, di per sé, sintomatica di un difetto d’imparzialità del giudice, al quale non è imposta l’originalità né dei contenuti né delle modalità espositive, tanto più che la validità degli atti processuali si pone su un piano diverso rispetto alla valutazione professionale o disciplinare del magistrato” (Cass. SSUU n. 642/15).

p. 4.1 Con il quinto motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1 n. 3, – violazione e falsa applicazione della L. n. 208 del 2015, art. 1 commi 21 e 22. Per non avere la Commissione Tributaria Regionale considerato che, per effetto della nuova disciplina di cui alla L. n. 208 del 2015 cit., sui c.d. la torre eolica rilevava come parte impiantistica funzionale al processo di generazione dell’energia elettrica, e non come componente costruttiva o fondiaria, comunque suscettibile di attribuire al terreno o fabbricato una maggiore fruibilità o utilità. Questo dato di fatto doveva evincersi, oltre che dalla stessa Circolare AE menzionata dalla Commissione Tributaria Regionale, anche dai più recenti arresti di questa Corte di legittimità.

p. 4.2 Il motivo è fondato nei termini che seguono.

Questa corte di legittimità ha più volte affrontato e risolto – con esiti che, come detto, non vi è ragione di qui disattendere – il problema della rilevanza, ai fini della determinazione della rendita catastale, dei pali o torri eoliche che, all’interno delle centrali di produzione, sorreggono gli impianti aerogeneratori propriamente detti (navicella e rotore); ciò alla luce dello jus superveniens rappresentato dalla cit. L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 21, (L. di stabilità 2016), il quale stabilisce che “a decorrere dal 10 gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale degli immobili a destinazione speciale e particolare, censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E, è effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi ad essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l’utilità, nei limiti dell’ordinario apprezzamento”.

La norma soggiunge poi che: “sono esclusi dalla stessa stima diretta macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo”.

L’orientamento interpretativo consolidatosi è nel senso che: “Ai fini del calcolo della rendita catastale dell’impianto eolico, ai sensi della L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 21, non va computata la torre in acciaio che sostiene il peso della navicella e del rotore, trattandosi di elemento funzionale allo specifico processo produttivo, dovendo il giudice di merito accertare se la torre eolica, benché stabilmente infissa al suolo, assolva, oltre alla funzione passiva di sostegno al pari di un traliccio di una linea elettrica e, quindi, di mero supporto statico, anche quella di componente attiva ed essenziale per la produzione di energia” (così Cass. n. 1010/21; nello stesso senso: Cass. nn. 20726/20; 21287/20; 21460/20).

I passaggi fondamentali di questo indirizzo possono così riassumersi:

– la disposizione sopravvenuta si colloca entro un quadro normativo di rilevanza catastale segnato dalla nozione di “immobile urbano” (R.D.L. n. 652 del 1939, art. 4), di “unità immobiliare” (D.M. 2 gennaio 1998, n. 28, art. 2, comma 3), e di “costruzione stabile” comunque connessa al suolo, e come tale già ritenuta rilevante nella determinazione di rendita (D.L. n. 44 del 2005, art. 1 quinquies, conv. in L. n. 88 del 2005, con riguardo alle centrali elettriche);

– alla luce di questo quadro normativo, già vagliato anche dal giudice delle leggi (C. Cost. n. 162/08), si è ritenuto che tanto le pale eoliche quanto le turbine, così come ogni altro elemento non separabile (anche se fisicamente amovibile) senza pregiudizio dalla funzione precipua di generazione energetica, dovessero rilevare ai fini della rendita dei parchi eolici e delle centrali elettriche, da accatastarsi in categoria D1-Opifici (Cass. nn. 4028/12, 24815/14, 32861/19 e molte altre), il che ha trovato ulteriore conferma nella Circolare 6/2012 dell’Agenzia del Territorio (“Determinazione della rendita catastale delle unità immobiliari a destinazione speciale e particolare: profili tecnico-estimativi”), non in sé, ma in quanto legislativamente richiamata e recepita dalla L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 244, (L. stabilità 2015);

– questo quadro è stato inciso (con effetto dal 2016) dalla cit. L. stabilità n. 208 del 2015, art. 1, comma 21, su riportato, il quale, con una tecnica legislativa “per esclusione”, descrive, nella sua prima parte, le caratteristiche di bene immobile o parte integrante di esso (suolo, costruzioni ed altri elementi ad essi strutturalmente connessi), che ne accresce l’utilità ed il valore, per poi escludere, nella sua ultima parte, tutte quelle componenti che sono funzionali al processo produttivo (macchinari, congegni, attrezzature, impianti), meglio e più brevemente noti con la denominazione di Imbullonatì; sicché “la scelta legislativa è quindi quella di sottrarre dal carico impositivo del tributo locale il valore delle componenti impiantistiche secondo un criterio distintivo che privilegia la destinazione ad attività produttive dei settori della siderurgia, manifattura, energia indipendentemente dalla natura strutturale e dalla rilevanza dimensionale del manufatto che fosse o meno infisso al suolo” (così Cass. n. 20726/20 cit.);

l’amministrazione finanziaria ha emanato, in applicazione della legge del 2015, varie disposizioni interne (Circolare 2/E del 1 febbraio 2016; Nota Direzione Centrale Catasto n. 60244 del 27 aprile 2016; Circolare n. 27/E del 13 giugno 2016) con le quali ha inteso includere le strutture di sostegno e le torri degli aerogeneratori delle centrali eoliche (siccome aventi i caratteri della solidità, della stabilità, della consistenza volumetrica, nonché della immobilizzazione al suolo) tra le “costruzioni” e, come tali, quindi, da considerare nella stima diretta finalizzata alla determinazione della rendita catastale della centrale eolica;

questa conclusione di prassi urta però con la nozione che invece emerge dalla L. n. 208 del 2015, art. 1, comma 21, di macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti, funzionali e strutturali allo specifico processo produttivo e sottratti al regime fiscale, la quale “prescinde dal fatto che i manufatti siano o meno infissi stabilmente al suolo, essendo invece essenziale il loro impiego nel processo produttivo. E’ irrilevante la consistenza fisica della costruzione, ciò che interessa è il rapporto di strumentalità rispetto al processo produttivo. (…) E, quindi, ben possibile che un elemento strutturalmente connesso al suolo o alla costruzione che ne accresce la qualità o l’utilità debba essere espunto dalla valutazione catastale in ragione della sua specifica funzionalità rispetto al processo produttivo” (Cass. n. 20726/20 cit.);

va dunque ritenuto che la torre eolica, benché stabilmente infissa al suolo, assolva per sua natura, oltre alla “funzione passiva di sostegno al pari di un traliccio di una linea elettrica” e, quindi, di mero supporto statico, anche quella di “componente essenziale ed attiva della macchina, che svolge una funzione di contrasto della forza impressa dal vento sulle pale, al fine di consentire alle pale di offrire la massima resistenza possibile e al generatore di sfruttare la potenza del vento per generare così l’energia elettrica” (Cass., n. 21462 del 2020, cit.), con conseguente sua esenzione dal carico impositivo, al pari del rotore e della navicella;

la vocazione “strutturale” e la “strumentalità” sostenitiva della torre non sono dunque indici necessariamente costruttivistici, non risultando infatti esse affatto incompatibili con il parametro legale della “funzionalità” prettamente impiantistica e di partecipazione al processo di produzione energetica.

Va ancora qui osservato come appaia poco persuasivo anche l’argomento dell’Amministrazione Finanziaria secondo cui l’indirizzo di legittimità in materia contrasterebbe con i criteri di stretta interpretazione che devono pacificamente presiedere l’intera materia delle agevolazioni.

Va infatti considerato che la norma in esame non ha natura impositiva ma catastale e che, soprattutto, essa non delinea l’eccezionalità di una esenzione o di un trattamento di favore, quanto il regime ordinariamente applicabile a tutti quei beni che – per quanto infissi al suolo e non privi di connotati “immobiliari” – rientrino nella tipologia generale dei “macchinari, congegni, attrezzature ed altri impianti funzionali allo specifico processo produttivo”.

Conclusione, questa, che non muta sol perché, con specifico riguardo applicativo al settore delle energie pulite e rinnovabili, l’ampiezza del criterio normativo valga ad intercettare anche altre opzioni legislative (di matrice Eurounitaria ed internazionale: Cass. n. 15870/21), quanto a tutela ambientale e sostenibilità.

Orbene, quanto in diverso senso sostenuto dalla Commissione Tributaria Regionale nella sentenza qui impugnata contrasta con il su indicato indirizzo nella parte in cui opera in sostanza un distinguo non consentito tra funzione di sostegno (imponibile) e funzione di produzione energetica (esente), posto che – come evidenziato – quest’ultima non può prescindere, nel raggiungimento del suo scopo, dalla prima, sicché entrambi i ruoli vanno unitariamente ed inscindibilmente ascritti, ex art. 1 comma 21 cit., al medesimo impianto ed al medesimo processo produttivo dell’energia da fonte eolica.

E siccome le conclusioni alle quali è giunta la Commissione Tributaria Regionale derivano non da una difforme ricostruzione dello stato dei luoghi o da un difettoso accertamento della situazione di fatto (del tutto pacifici tra le parti), ma da una determinata, ed erronea, interpretazione della normativa di riferimento, neppure sussistono (diversamente da quanto in altre occasioni ritenuto) i presupposti per il rinvio al giudice del merito sul punto specifico dell’accertamento in concreto di questa unitarietà funzionale; risolvendosi dunque il problema nella correzione in diritto della sentenza secondo quanto rientra nella cognizione di questo giudice di legittimità.

Vero è però che, proprio in applicazione del principio di esclusione della torre eolica dal computo della rendita catastale dell’impianto, il rinvio deve comunque essere disposto – nell’ambito di quella giurisdizione di “impugnazione-merito” che è propria del giudizio tributario – al diverso fine del ricalcolo della rendita effettivamente attribuibile in esenzione delle torri.

Il giudice del rinvio deciderà anche sulle spese del presente procedimento.

P.Q.M.

La Corte:

– accoglie il quinto motivo di ricorso, respinti gli altri;

– cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Campania che, in diversa composizione, deciderà anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della quinta sezione civile, riunitasi con modalità da remoto, il 13 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA