Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25448 del 26/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 26/10/2017, (ud. 11/07/2017, dep.26/10/2017),  n. 25448

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22014/2016 proposto da:

CONSORZIO BONIFICA PIANA DI SIBARI E DELLA MEDIA VALLE DEL CRATI, in

persona del Commissario liquidatore, elettivamente domiciliato in

ROMA, C.SO VITTORIO EMANUELE II 287, presso lo studio dell’avvocato

ANTONIO IORIO, rappresentato e difeso, unitamente e disgiuntamente,

dagli avvocati GIUSEPPE FALCONE e FRANCESCO FALCONE;

– ricorrente –

contro

SERRAGIUMENTA AGRICOLA S.N.C., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TARVISIO N. 2,

presso lo studio dell’avvocato PAOLO CANONICO, che la rappresenta e

difende;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA SUD S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 257/3/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

RIGIONALE di CATANZARO, depositata il 24/02/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’11/07/2017 dal Consigliere Dott. LUCA SOLAINI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ricorso in Cassazione affidato a quattro motivi, nei cui confronti la parte contribuente ha resistito con controricorso, illustrato da memoria, il consorzio impositore impugnava la sentenza della CTR della Calabria, relativa a contributi richiesti a titolo di oneri consortili, lamentando il vizio di violazione di legge, in particolare, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, in quanto, l’avviso di pagamento non rientrerebbe nel novero degli atti impugnabili dinanzi alle Commissioni tributarie; con un secondo motivo, il consorzio ricorrente ha denunciato la violazione delle regole sulla trascrizione (artt. 2645 e 2645 ter c.c.) e alle regole probatorie (art. 2697 c.c.), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, non avendo la CTR applicato il principio dell’inversione dell’onere della prova derivante dalla esistenza di due documenti, quali la trascrizione di un atto di perimetrazione del consorzio e la Delib. Giunta Regionale n. 309 del 1977 e Delib. Giunta Regionale n. 245 del 1976, relativa alla determinazione dell’entità dei contributi; con un terzo motivo, connesso al secondo, ha denunciato la nullità della sentenza, per violazione delle regole sulle prove e sul giusto processo (art. 2697 c.c., art. 111 Cost.), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, perchè in presenza di un atto di perimetrazione regolarmente trascritto, ha negato l’idoneità a produrre l’inversione dell’onere della prova, in merito alla sussistenza della pretesa impositiva; infine, con un quarto motivo di censura, il medesimo consorzio ricorrente ha denunciato la violazione della L.R. Calabria n. 11 del 2003, art. 23 lett. a), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto, erroneamente, i giudici d’appello, in violazione di tale norma, non avrebbero tenuto conto che le spese di funzionamento del consorzio, in quanto spese con finalità istituzionali, prescindono dall’esistenza di un beneficio concreto per il fondo.

Il Collegio ha deliberato di adottare la presente decisione in forma semplificata.

Il primo motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto, il ricorrente, non documenta di aver coltivato l’eccezione di non impugnabilità dell’atto, perchè non rientrante nel perimetro normativo del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, nei precedenti gradi di giudizio, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.

La censura sarebbe, comunque, infondata, in quanto, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte secondo cui, in tema di contenzioso tributario, l’elencazione degli atti impugnabili contenuta nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, ha natura tassativa, ma non preclude la facoltà di impugnare anche altri atti, ove con gli stessi l’Amministrazione porti a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria, esplicitandone le ragioni fattuali e giuridiche, siccome è possibile un’interpretazione estensiva delle disposizioni in materia, in ossequio alle norme costituzionali di tutela del contribuente (artt. 24 e 53 Cost.) e di buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.), ed in considerazione dell’allargamento della giurisdizione tributaria operato con la L. 28 dicembre 2001, n. 448 (Cass. n. 17010/12, ordd. nn. 25297/14, 3315/16, 14675/16, 13584/17, 13963/17).

Il secondo e il terzo motivo di censura, che possono essere oggetto di un esame congiunto, meritano di essere accolti.

E’, infatti, insegnamento di questa Corte, che “In tema di contributi di bonifica, il contribuente, anche qualora non abbia impugnato innanzi al giudice amministrativo gli atti generali presupposti (e cioè il perimetro di contribuenza, il piano di contribuzione ed il bilancio annuale di previsione del consorzio), che riguardano l’individuazione dei potenziali contribuenti e la misura dei relativi obblighi, può contestare, nel giudizio avente ad oggetto la cartella esattoriale dinanzi al giudice tributario, la legittimità della pretesa impositiva dell’ente assumendo che gli immobili di sua proprietà non traggono alcun beneficio diretto e specifico dall’opera del consorzio. In tal caso, però, quando vi sia un piano di classifica, approvato dalla competente autorità, l’ente impositore è esonerato dalla prova del predetto beneficio, che si presume in ragione della comprensione dei fondi nel perimetro d’intervento consortile e dell’avvenuta approvazione del piano di classifica, salva la prova contraria da parte del contribuente” (Cass. nn. 21176/14, 3603/17, 6707/15, 24070/14, 421/13, 9099/12).

Nella presente vicenda, al di là della intestazione formale della rubrica (che non è un requisito autonomo e imprescindibile, v. Cass. n. 25044/13), il consorzio ricorrente censura l’omesso esame dei deliberati amministrativi che oltre ad individuare il piano di classifica e il perimetro di contribuenza, ex art. 860 c.c. ed del R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, ex art. 10, erano anche stati trascritti presso la Conservatoria del RR.II., mentre la CTR ha ritenuto che si trattasse di atti amministrativi generali, astratti e generici, “senza che sia dato ricavare da essi, il necessario specifico incremento di valore dell’immobile soggetto a contributo e il diretto rapporto causale di detto incremento con le opere di bonifica e con la loro manutenzione” (v. p. 6 della sentenza impugnata), vedi anche Cass. nn. 21999/14, 23215/14, 23216/14, 6707/14, 6708/15, nelle quali era parte il Consorzio ricorrente.

Anche il quarto motivo di ricorso è fondato, infatti, questa Corte si è già pronunciata sulla debenza del pagamento del contributo consortile da parte del consorziato afferente alle spese di funzionamento del medesimo consorzio, in forma svincolata dalla sussistenza di uno specifico beneficio a favore del fondo (v. Cass. n. 3603/17, secondo cui: “la qualità di consorziato-contribuente sulla base di un piano di classifica non impugnato implicava che l’importo dedotto nell’avviso di pagamento era effettivamente dovuto dal consorziato, in quanto concernente una forma di contribuzione (relativa alle spese generali di conseguimento dei fini istituzionali del Consorzio, e non correlata all’esecuzione di specifiche opere di bonifica) espressamente svincolata ex lege dalla prova del beneficio fondiario”.

In riferimento all’eccezione di giudicato, intercorso tra le medesime parti, sollevata dalla parte contribuente in sede di memorie illustrative, si rileva, in primo luogo, come dalla sentenza riportata in ricorso, non risulta trattarsi delle medesime annualità oggetto dell’odierna controversia, come sembra opinare il controricorrente alla p. 7 della memoria, laddove in caso di annualità diverse il giudicato farebbe stato solo sugli elementi costitutivi della fattispecie che assumono carattere tendenzialmente permanente (Cass. n. 20029/11, 6953/15, 20257/15), nè il giudicato può formarsi sulla difforme soluzione di una questione giuridica.

In ogni caso, nella sentenza riportata, manca l’attestazione, ex art. 124 disp. att. c.p.c..

La sentenza va, pertanto, cassata e gli atti di causa vanno rinviati nuovamente alla Commissione regionale tributaria della Calabria, in diversa composizione, affinchè, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Accoglie il secondo, il terzo e il quarto motivo di ricorso, rigettato il primo.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale della Calavbria, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2017

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