Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2543 del 31/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 31/01/2017, (ud. 21/10/2016, dep.31/01/2017),  n. 2543

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso per regolamento di competenza 10094-2016 proposto da:

S.S.P., S.A.M., elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA G. B.TIEPOLO 4, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI

SMARGIASSI, rappresentati e difesi dall’avvocato ANTONINO GIUFFRIDA

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

S.L., SI.AN., SI.GI., elettivamente

domiciliati in ROMA, LARGO LUIGI ANTONELLI 10, presso lo studio

dell’avvocato VALENTINA D’ANIELLO, rappresentati e difesi

dall’avvocato ELENA CLEMENTE giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

lette le conclusioni scritte del P.G. in persona del Dott. FINOCCHI

GHERSI Renato, che chiede che la Corte di cassazione rigetti il

ricorso, confermando la competenza del Tribunale di Fermo con i

conseguenti provvedimenti di legge;

avverso la sentenza n. 3447/2016 del TRIBUNALE di MILANO, depositata

il 17/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

è solo presente l’Avvocato Clemente Elena difensore dei

controricorrenti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte Suprema di Cassazione.

Ritenuto che:

– S.S.P. e S.A.M. – quali eredi di S.P. – convennero, dinanzi al Tribunale di Milano, gli zii Si.An., S.L. e Si.Gi., deducendo: che il (OMISSIS) era deceduto s.a., il quale aveva nominato eredi i suoi quattro figli P., G., L. e An.; che successivamente era deceduto S.P., padre degli attori, al quale essi avevano succeduto; che i figli superstiti del de cuius ( An., L. e G.) avevano notificato ad essi attori la loro intenzione di vendere alla società Lattanzi Costruzioni le loro quote di eredità relative ad un immobile sito in (OMISSIS), invitandoli ad esercitare il diritto di prelazione di cui all’art. 732 c.c.; che essi attori avevano accettato la proposta di vendita; che gli zii si erano rifiutati di addivenire al trasferimento della proprietà delle quote ereditarie, dando egualmente corso alla cessione di esse in favore della società Lattanzi costruzioni. Chiesero, pertanto, che fosse accertato l’avvenuto perfezionamento del contratto di vendita delle quote, fosse ritenuto il grave inadempimento dei convenuti (per avere essi rifiutato di formalizzare il trasferimento della proprietà e per avere, anzi, trasferito quest’ultima a terzi), fosse dichiarato risolto il contratto di vendita perfezionatosi inter partes e fosse pronunciata condanna dei convenuti al risarcimento del danno;

– i convenuti resistettero alle domande, eccependo in via pregiudiziale l’incompetenza del Tribunale di Milano, essendo competente, ai sensi dell’art. 22 c.p.c., il Tribunale di Fermo, quale giudice del luogo dell’apertura della successione;

– il Tribunale di Milano, con sentenza del 17.3.2016, negò la propria competenza territoriale, dichiarando competente il Tribunale di Fermo;

– avverso tale sentenza hanno proposto istanza di regolamento di competenza, ai sensi dell’art. 42 c.p.c., S.S.P. e S.A.M., sulla base di tre motivi;

resistono con memoria ex art. 47 c.p.c. Si.An., S.L. e Si.Gi.;

– il Procuratore Generale, con requisitoria scritta, ha concluso per il rigetto dell’istanza di regolamento e la declaratoria della competenza del Tribunale di Fermo;

– il ricorrente/resistente ha depositato memoria ex art. 380-ter c.p.c.,

Atteso che:

– il primo motivo (col quale si deduce l’erronea applicazione dell’art. 456 c.c. in relazione all’art. 22 c.p.c., con riferimento alla individuazione del foro di Fermo come quello di apertura della successione di s.a.) risulta infondato, in quanto – premesso che la determinazione della competenza per territorio nelle cause ereditarie va stabilita ai sensi degli artt. 22 c.p.c. e art. 456 c.c., con riferimento al luogo in cui il de cuius aveva al momento della morte l’ultimo domicilio, intendendosi con tale locuzione il luogo ove la persona concentra la generalità dei suoi interessi sia materiali ed economici, sia morali, sociali e familiari, prescindendosi dalla dimora o dalla presenza effettiva del medesimo in detto luogo (Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 18560 del 02/08/2013, Rv. 627915) e che, a tal fine, le risultanze anagrafiche rivestono valore presuntivo, potendo essere superate da una prova contraria affidata all’apprezzamento del giudice di merito (Sez. 1, Sentenza n. 10170 del 18/05/2016, Rv. 639660) – nella specie il domicilio del de cuius s.a. va individuato in (OMISSIS), luogo indicato dai convenuti e non contestato ab initio dagli attori (i quali hanno sostenuto che la causa non fosse qualificabile come ereditaria e che, in ogni caso, avesse rilievo la successione di Mannucci Ilda, e non quella di s.a.) e risultante peraltro dai documenti prodotti in giudizio (patente di guida);

– il secondo motivo (col quale si deduce l’erronea applicazione dell’art. 456 c.c. in relazione all’art. 22 c.p.c., con riferimento alla individuazione del foro di Fermo come quello di apertura della successione di M.I., moglie s.a. ed usufruttuaria dei suoi beni) risulta infondato, in quanto la temporaneità del diritto di usufrutto (c.d. – proprio -) esclude che esso possa formare oggetto di disposizione testamentaria o ricadere nell’ambito di una successione mortis causa (Sez. 2, Sentenza n. 4376 del 27/03/2002, Rv. 553319), cosicchè, con la morte della M., non si è verificata alcuna successione dei figli e dei nipoti nen’ usufrutto spettante alla medesima, bensì la consolidazione tra usufrutto e nuda proprietà quale effetto (non di successione, ma) della “vis” espansiva della proprietà, rimanendo per tale via irrilevante il luogo dell’apertura della successione di M.I. e rilevando invece solo il luogo di apertura della successione di s.a., rispetto alla quale è stato esercitato il diritto di prelazione di cui all’art. 732 c.c. in relazione alla proprietà (prima nuda, poi piena) degli immobili pervenuti alle parti;

– il terzo motivo (col quale si deduce l’erronea applicazione dell’art. 22 in luogo dell’art. 18 c.p.c. che individua il foro generale delle persone fisiche, non potendosi la controversia ritenere causa ereditaria) risulta infondato, in quanto, in tema di competenza territoriale, per cause “tra coeredi” – ai sensi dell’art. 22 c.p.c., comma 1, n. 1 – devono intendersi non soltanto le controversie che riguardano diritti caduti in successione, ma ogni causa avente un oggetto attinente alla qualità di erede (Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 22306 del 26/10/2011, Rv. 619600; Sez. 2, Sentenza n. 2249 del 01/03/2000, Rv. 534488) e, nella specie, non è dubbio che la presente controversia abbia a fondamento l’esercizio del diritto di prelazione da parte di alcuni coeredi, ai sensi dell’art. 732 c.p.c., rispetto alle quote dell’eredità di s.a. di altri coeredi;

– il quarto motivo (col quale si deduce lamenta la condanna alle spese del giudizio);

rimane assorbito nel rigetto dei precedenti motivi – l’istanza di regolamento va pertanto rigettata, dovendosi confermare la competenza del Tribunale di Fermo;

– le spese del presente procedimento vanno rimesse al merito;

– ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte del ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

rigetta l’istanza e conferma la competenza del Tribunale di Fermo; spese al merito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 21 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2017

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