Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25429 del 26/10/2017


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Cassazione civile, sez. III, 26/10/2017, (ud. 14/09/2017, dep.26/10/2017),  n. 25429

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16289-2015 proposto da:

P.S., G.C., considerate domiciliate ex lege

in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentate e difese dall’avvocato ANNA FERRARIS giusta procura in

calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

D.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 317/2015 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 12/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/09/2017 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI;

Dato atto che il Collegio ha disposto la motivazione semplificata.

Fatto

RILEVATO

che:

D.M. propose opposizione avverso il decreto, emesso ad istanza di G.C. e P.S., con cui gli era stato ingiunto il pagamento della somma di oltre 234.000,00 Euro, a fronte della fideiussione prestata nel 2002 in favore della (OMISSIS) s.r.l. (dichiarata fallita con sentenza del 7.4.2004); eccepì, tra l’altro, l’avvenuta perdita di efficacia della garanzia ex art. 1957 cod. civ.;

il Tribunale di Brescia respinse l’opposizione;

la Corte di Appello ha riformato la sentenza, dichiarando le opposte decadute dalla garanzia – per aver omesso di insinuarsi nel fallimento della debitrice principale entro il termine semestrale previsto dall’art. 1957 cod. civ. – e revocando pertanto il decreto ingiuntivo;

hanno proposto ricorso per cassazione la G. e la P., affidandosi a un unico motivo; l’intimato non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

dato atto (alla prima pagina del ricorso) che la sentenza impugnata è stata notificata a mezzo PEC, le ricorrenti hanno prodotto una copia analogica della relata ricevuta per posta elettronica che è priva dell’attestazione di conformità all’originale digitale da parte del difensore destinatario della notificazione; in tal modo, non hanno soddisfatto l’onere di deposito della relata di notifica imposto dall’art. 369 c.p.c., comma 2 (come ricostruito da Cass. n. 17450/2017 in relazione alle notifiche effettuate in via telematica);

neppure risulta soddisfatta la prescrizione del deposito della copia autentica della sentenza, giacchè quella prodotta reca soltanto un’attestazione di conformità (all’originale estratto dal fascicolo informatico) da parte dell’avvocato notificante, che è sottoscritta digitalmente e che non può tener luogo dell’attestazione con sottoscrizione autografa sempre richiesta nel giudizio di cassazione, in difetto di applicazione integrale delle norme sul processo telematico (cfr. Cass. n. 7443/2017e Cass. n. 17450/2017);

il ricorso va pertanto dichiarato improcedibile;

in difetto di attività difensiva da parte dell’intimato, non deve farsi luogo alla condanna alle spese di lite;

trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30.1.2013, sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

la Corte dichiara l’improcedibilità del ricorso. Nulla per spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 14 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2017

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