Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25425 del 20/09/2021

Cassazione civile sez. I, 20/09/2021, (ud. 15/09/2021, dep. 20/09/2021), n.25425

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

O.H., rappr. e dif. dall’avv. Nicoletta Maria Mauro,

mauro.nicolettamaria(at)ordavvle.legalmail.it, come da procura

allegata in calce all’atto;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., rappr. e difeso

ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici è

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– costituito –

per la cassazione del decreto Trib. Lecce 13.10.2020, n. 4412/2020,

in R.G. 12058/2018;

vista la memoria del ricorrente;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere relatore Dott.

Massimo Ferro alla Camera di consiglio del 15.9.2021.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. O.H. impugna il decreto Trib. Lecce 13.10.2020, n. 4412/2020, in R.G. 12058/2018 di rigetto del ricorso avverso il provvedimento di diniego della tutela invocata dinanzi alla competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale e da tale organo disattesa;

2. il tribunale, per quanto qui di interesse, ha dato atto di poter esaminare la vicenda del richiedente anche senza disporne l’audizione, posto che nessuna questione nuova era stata addotta dal difensore e dunque, all’esito dell’udienza, ha ritenuto infondato il ricorso, poiché: a) i fatti narrati (“anche qualora veritieri”) non integrano i requisiti della dedotta persecuzione, avendo la parte rappresentato il mero timore di rispondere civilmente dei danni di un incidente in cui era stato coinvolto con il proprio datore di lavoro cagionando pregiudizi ad altro conducente, così fuggendo dalla Nigeria (Delta State) e benché non denunciato, per paura di tali conseguenze, circostanze alla base dell’espatrio ma oggetto di giudizio di non credibilità ed anzi inverosimiglianza (pag. 5); b) nessun danno grave, ai sensi delle prime due lettere del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, risulta correlato a sanzioni provvedimentali prospettate, così come inesistente è il conflitto armato in Nigeria, nell’area del Sud di provenienza, secondo la lett. c) dell’art. cit.; c) non sussistevano patologie rilevanti idonee a determinare una situazione di “elevata vulnerabilità” o povertà assoluta e perciò, nonostante l’avvio di un percorso d’integrazione sociale (con lavoro però limitato e senza idonea documentazione sulle retribuzioni effettive), non emergeva una sicura compromissione del godimento di diritti fondamentali al rimpatrio coattivo, né pericoli sanitari al rientro connessi alla cd. febbre di Lassa;

3. il ricorrente propone due motivi.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. si deducono: a) la violazione del pieno contraddittorio, negato al richiedente quanto al giudizio di credibilità, su cui egli non è stato posto in grado di difendersi e dedurre preventivamente, rispetto ad una decisione poi “a sorpresa” negativa; b) il mancato approfondimento della vulnerabilità per come prospettata, con omissione anche delle conseguenze della pandemia Covid-19 e irrituale non considerazione dell’impedimento ad integrare la documentazione sull’effettiva retribuzione percepita;

2. l’inammissibilità delle censure proposte dal ricorrente, giustificando la conseguente preliminare reiezione del ricorso, in applicazione del criterio della ragione più liquida, esclude (conf. Cass. 22495/2021) la necessità di soffermarsi, in questa sede, sulla questione concernente l’invalidità della procura ad litem per mancanza di certificazione della data di rilascio, in conformità ad una recente pronuncia di questa Corte (cfr. Cass., Sez. Un., 1/06/2021, n. 15177), seguita dalla rimessione alla Corte costituzionale della questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, comma 13, introdotto del D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 6, comma 1, lett. g), convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46 (cfr. Cass., Sez. III, 23/06/2021, n. 17970);

3. il primo motivo è inammissibile, per eccentricità delle doglianze rispetto alla più complessa motivazione, posto che essa si sostanzia almeno in due rationes decidendi, la prima delle quali – l’estraneità dei fatti prospettati rispetto ai requisiti della persecuzione rilevante – non appare impugnata; la seconda, il giudizio di esclusione della credibilità del ricorrente, non solo riflette a sua volta un apprezzamento di fatto, non rimeditabile in questa sede, postane la evidente e diffusa articolazione argomentativa per plurimi fatti convergenti nel giudizio finale (Cass. s.u. 8053/2014 e, nello specifico, Cass. 20580/2019); ma va osservato che il Tribunale ha esplicitamente condiviso (pag. 5) le valutazioni negative della commissione, circostanza che inequivocamente doveva porre lo stesso richiedente nella condizione preliminare di rappresentare fatti nuovi avanti al giudice, per giustificare, oltre alla udienza, altresì l’audizione; il decreto appare così corretto anche quanto al principio, rispettato, per cui, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinnanzi alla commissione territoriale, il tribunale ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che nel ricorso vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda, il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente, quest’ultimo nel ricorso non ne faccia istanza, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire i predetti chiarimenti, e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile (Cass. 21584/2020); e così, il corredo esplicativo dell’istanza di audizione deve risultare anche dal ricorso per cassazione, in prospettiva di autosufficienza (Cass. 25312/2020);

4. il secondo motivo è inammissibile, per la genericità della doglianza, mancando del tutto, quanto alla protezione umanitaria, l’impugnazione delle articolate ragioni di esclusa comparabilità per supposta compromissione dei diritti fondamentali al rimpatrio coattivo eventuale (Cass. s.u. 34413/2021), così come la censura sull’assenza di conflitto armato nel Delta State, in funzione della protezione sussidiaria, parimenti negata e quale contesto di pericolo, della credibilità (esclusa) e del limite al diritto di difesa connesso alla produzione documentale volta a provare l’effettività della retribuzione, prova nell’interesse della parte ed oggetto di spazio istruttorio del tutto genericamente illustrato nel supposto impedimento ad ottemperare all’invito del giudice;

5. il ricorso va dunque dichiarato inammissibile; sussistono i presupposti per la condanna al cd. doppio del contributo unificato (Cass. s.u. 4315/2020).

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 settembre 2021

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