Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25421 del 10/10/2019

Cassazione civile sez. III, 10/10/2019, (ud. 15/05/2019, dep. 10/10/2019), n.25421

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28363-2017 proposto da:

A.S.E.A. ASSOCIAZIONE SPEDIZIONIERI E AUTOTRASPORTATORI PROVINCIA

VARESE, in persona del Presidente pro tempore B.E.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CHIUSI 31, presso lo studio

dell’avvocato ALESSANDRA SCARNATI, rappresentata e difesa

dall’avvocato NICCOLO’ PERTUSI;

– ricorrente –

contro

ASEA ASSOCIAZIONE SPEDIZIONIERI E AUTOTRASPORTATORI PROVINCIA VARESE,

in persona del Presidente pro tempore B.E.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CHIUSI 31, presso lo studio

dell’avvocato ALESSANDRA SCARNATI, rappresentata e difesa

dall’avvocato NICCOLO’ PERTUSI;

– controricorrente –

e contro

FILO DIRETTO ASSICURAZIONI SPA;

– intimata –

Nonchè da:

FILO DIRETTO ASSICURAZIONI SPA, in persona del rappresentante legale

pro tempore nonchè amministratore delegato I.G.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 52, presso lo

studio dell’avvocato FABRIZIO GRASSETTI, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato GIULIO MARIO GUFFANTI;

– ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 2332/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 30/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/05/2019 dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO.

Fatto

RILEVATO

che:

da quello che si deduce dall’esame della sentenza impugnata e dal controricorso, con decreto ingiuntivo telematico del 25 ottobre 2012 Filo Diretto Ass.ni s.p.a. richiedeva ad A.S.E.A. Associazione degli spedizionieri e degli autotrasportatori della Provincia di Varese ed Energia Broker in liquidazione, il pagamento della somma di Euro 259.326 deducendo di avere stipulato con Energia Broker un accordo di collaborazione con il quale il broker assumeva la gestione dei pagamenti e l’incarico di proporre all’impresa operante nel campo dei servizi assicurativi (Filo Diretto Ass.ni) l’assunzione di rischi nei rami esercitati dalla stessa. A.S.E.A. aveva incaricato il broker di individuare una compagnia di assicurazione che garantisse le esigenze degli autotrasportatori e Energia Broker aveva concluso con Filo Diretto Ass.ni s.p.a. tre polizze nell’interesse di A.S.E.A., rispetto alle quali la ingiungente aveva rilevato significativi ritardi nella rimessa dei premi scaduti da parte del broker;

avverso il decreto ingiuntivo proponeva opposizione Energia Broker in liquidazione e concordato preventivo. Anche A.S.E.A. Associazione degli spedizionieri e degli autotrasportatori della Provincia di Varese proponeva opposizione nell’ambito di un differente procedimento, chiamando in causa Intermedia Broker Srl che si costituiva in giudizio e Energy 2 Srl che rimaneva contumace. Disposta la riunione, il Tribunale di Monza, con sentenza n. 366 del 2015, accoglieva l’opposizione proposta da Energy Broker e dichiarava il difetto di legittimazione passiva di A.S.E.A. Associazione degli spedizionieri e degli autotrasportatori della Provincia di Varese, rilevando che quest’ultima non aveva corrisposto i premi perchè questi erano stati pagati, secondo la ricorrente, dai singoli associati, i quali avevano sottoscritto le polizze; ciò in quanto i contratti tra A.S.E.A. e Filo Diretto Ass.ni s.p.a. avevano la veste giuridica di contratti quadro, che contenevano le condizioni contrattuali che gli associati A.S.E.A. potevano richiamare o modificare nei singoli contratti;

Filo Diretto Ass.ni s.p.a. proponeva appello per sentir dichiarare la legittimazione passiva di A.S.E.A. Quest’ultima si costituiva chiedendo il rigetto della domanda e la conferma della sentenza impugnata e, in via subordinata, l’annullamento del decreto ingiuntivo opposto ed il rigetto delle domande;

con sentenza del 30 maggio 2017 la Corte d’appello di Milano accogliendo l’impugnazione condannava A.S.E.A. Associazione degli spedizionieri e degli autotrasportatori della provincia di Varese al pagamento in solido con Energy Broker della diversa somma di Euro 137.015, oltre alle spese del doppio grado di giudizio, rilevando che, sulla base della documentazione prodotta, A.S.E.A. doveva considerarsi contraente principale delle polizze, mentre gli assicurati figuravano come beneficiari in applicazione della disciplina di cui all’art. 1891 c.c. Da ciò discendeva la legittimazione passiva di A.S.E.A. in quanto contraente l’assicurazione, mentre la gestione dei premi era affidata al broker intermediario, a cui gli stessi erano corrisposti dai singoli associati. Sulla base di tali elementi la Corte d’appello dichiarava A.S.E.A. Associazione degli spedizionieri e degli autotrasportatori della provincia di Varese obbligato a corrispondere, in solido con Energy Broker, l’importo che, al netto delle provvigioni, era pari ad Euro 187.015;

avverso tale decisione propone ricorso per cassazione A.S.E.A. Associazione degli spedizionieri e degli autotrasportatori della Provincia di Varese affidandosi a sei motivi e deposita memoria ex art. 380 c.p.c. Resiste con controricorso Filo Diretto Ass.ni s.p.a. che spiega, altresì, ricorso incidentale sulla base di un unico motivo. A.S.E.A. deposita controricorso avverso il ricorso incidentale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo si deduce la nullità della sentenza ai sensi dell’art. 331 c.p.c. perchè emessa in violazione delle norma in tema di litisconsorzio processuale, esistente nei casi di decisione adottata nell’ambito di cause tra loro dipendenti. In particolare, mentre nel giudizio di primo grado, oltre agli opponenti A.S.E.A. e Energy Broker e l’opposta Filo Diretto Ass.ni s.p.a. erano stati evocati in giudizio anche Intermedia Broker e Energy2 il giudizio di appello, al contrario, si è svolto con citazione in causa da parte di Filo Diretto Ass.ni s.p.a. di A.S.E.A. con conseguente nullità della sentenza;

con il secondo motivo si lamenta la violazione dell’art. 1891 c.c., con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3. Erroneamente la Corte avrebbe applicato la prima disposizione, che si riferisce al contratto di assicurazione stipulato per conto altrui, nel quale il contraente dovrebbe – comunque – adempiere agli obblighi pagando il premio. Nel caso di specie, al contrario, A.S.E.A. non avrebbe versato alcunchè in favore della società Filo Diretto Ass.ni s.p.a. o del suo broker Energy Broker, mentre le somme sarebbero state corrisposte dai singoli assicurati in favore del broker come risultava dai documenti 10 e 11 che individuava nei contraenti M. e P. i soggetti che avevano versato i premi;

con il terzo motivo si deduce la violazione degli artt. 1362,1371 e 1891 c.c., con riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3 per avere il giudice di appello erroneamente interpretato il contratto. Contrariamente a quanto affermato dalla Corte d’Appello di Milano, nel caso di specie non vi sarebbe scissione tra contraente ed assicurato, perchè il premio era stato pagato dai singoli trasportatori e ciò escluderebbe la sussistenza di un contratto a favore del terzo, in cui – invece – tale scissione sussiste. Tale ricostruzione troverebbe conferma nel comportamento tenuto dalle parti dopo la stipulazione dei contratti, perchè i singoli assicurati avrebbero successivamente sottoscritto il modulo sotto la dicitura “contraente” pagando il relativo premio, tanto che la “contraente, società Filo Diretto Ass.ni s.p.a. non aveva chiesto le somme ad A.S.E.A. poichè tali importi risultavano già pagati dai singoli associati. Siccome la clausola contrattuale resterebbe oscura, troverebbe applicazione la regola interpretativa finale prevista dall’art. 1371 c.c. secondo cui il negozio giuridico deve essere inteso nel senso che realizzi l’equo contemperamento degli interessi delle parti. Infatti l’interpretazione adottata dalla Corte territoriale imporrebbe ad A.S.E.A. di pagare per due volte l’importo di Euro 187.015, già versato dai singoli associati;

con il quarto motivo si deduce la violazione di legge riguardo al contratto di libera collaborazione tra la resistente e la società Energy Broker, con riferimento alle clausole n. 4 e n. 33 del contratto assicurativo. La Corte territoriale, pur dando atto che Energy Broker aveva ricevuto l’importo di Euro 187.000 senza trasferirlo nuovamente alla società Filo Diretto Ass.ni s.p.a., invece di condannare Energy Broker, avrebbe disposto la condanna nei confronti di A.S.E.A., che invece era stata liberata dall’obbligo di pagamento del premio, poichè a ciò avevano provveduto i singoli associati;

con il quinto motivo si deduce il contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5. La Corte d’Appello, pur dando atto che il broker aveva ricevuto dagli associati l’importo di Euro 516.057, che avrebbe dovuto versare in favore della società Filo Diretto Ass.ni s.p.a., detraendo le proprie competenze, con conseguente liberazione dei singoli contraenti dall’obbligo di pagamento del premio, rileva che, una parte di tale importo, pari ad Euro 187.000, non era stato trasferito dal broker alla società Filo Diretto Ass.ni s.p.a. Ma da ciò fa discendere che ASEA sarebbe il soggetto obbligato a versare l’importo che avrebbe dovuto corrispondere il broker (Euro 187.000), quale contraente principale dell’assicurazione. Ciò sarebbe contraddittorio perchè, da un lato si afferma l’effetto liberatorio e, dall’altro, si ritiene obbligato a corrispondere per due volte quell’importo il contraente principale dell’assicurazione, A.S.E.A.;

con l’ultimo motivo si deduce la violazione l’art. 1292 c.c. riguardo al vincolo solidale affermato tra l’obbligazione di A.S.E.A. e quella di Energy Broker. Nel caso di specie non vi sarebbe una pluralità di debitori vincolati alla medesima prestazione, perchè il contratto sarebbe strutturato in maniera tale che il contraente debitore, dopo aver pagato al mandatario broker, si libera dell’obbligazione ed è soltanto il broker che rimane debitore nei confronti del mandante, Filo Diretto Ass.ni s.p.a.;

preliminarmente il ricorso presenta profili di inammissibilità perchè proposto in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 3 in quanto non consente di ricostruire le complesse vicende contrattuali: in particolare non è precisata la causa petendi del decreto ingiuntivo, l’attività svolta da Filo Diretto Ass.ni s.p.a. e quella dei due opponenti. Non si conoscono le ragioni dell’opposizione e il ruolo dei convenuti, si intuisce solo che la questione riguarda la qualificazione di contratti di assicurazione. L’unico riferimento costruttivo riguarda la sintesi della motivazione del Tribunale. Non sono esplicitati, ma solo accennati, i motivi di appello e la posizione degli appellati; sono omessi il contenuto e le ragioni della decisione di secondo grado, neppure viene riportato il dispositivo, l’esito o il profilo assolutamente decisivo della diversa qualificazione giuridica dei contratti operata dalla Corte d’Appello;

a prescindere da tale profilo, che riguarda tutti i motivi di ricorso, le singole doglianze sono inammissibili ed infondate;

il primo motivo è inammissibile per violazione l’art. 366 c.p.c., nn. 6 e 3 poichè la censura si fonda sulla sussistenza di un litisconsorzio processuale, facendo riferimento alla posizione assunta da alcune società (Intermedia Broker Srl e Energy 2 Srl) nei confronti dei quali A.S.E.A. avrebbe richiesto l’integrazione del contraddittorio, ma nulla si allega, trascrive o documenta riguardo al ruolo di tali soggetti, alla fase processuale nella quale è stato richiesto ed integrato il contraddittorio, l’eventuale comparsa di costituzione e la posizione assunta da tali soggetti e le statuizioni adottate dal Tribunale di Monza riguardo agli stessi. L’assenza di tali elementi non consente di operare alcun tipo di valutazione, anche riguardo alla sussistenza di cause scindibili;

indipendentemente da ciò, per quello che è dato comprendere, la censura è infondata non ricorrendo l’ipotesi di litisconsorzio processuale, in quanto le pretese azionate si fondano su titoli diversi e autonomi rispetto a quella fatta valere nei confronti del broker, che riguarda un contratto di intermediazione e verso ASEA, che attiene ad un contratto di assicurazione;

il secondo motivo è inammissibile perchè non si confronta con la decisione impugnata che ha già preso in esame i medesimi profili oggi sottoposti alla Corte di legittimità, adottando una motivazione coerente e ragionevole, fondata sul disposto dell’art. 1891 c.c. secondo cui A.S.E.A., in qualità di contraente della polizza, avrebbe dovuto provvedere al pagamento del premio perchè aveva aderito ad alcune polizze collettive, mediante le quali l’associazione, come puntualizzato dalla Corte territoriale, risultava documentalmente la parte contraente, per conto della generalità dei propri clienti, i quali avrebbero potuto aderire secondo lo schema dell’art. 1891 c.c. trattandosi di assicurazione per conto di terzi. Ricorrendo tale fattispecie giuridica, A.S.E.A., quale contraente e soggetto associativo che rappresentava gli interessi dei trasportatori e degli spedizionieri, era tenuta agli obblighi contrattuali, mentre i singoli assicurati vantavano un autonomo diritto alla prestazione dell’assicuratore. Rispetto a tale ricostruzione parte ricorrente si limita a ribadire le argomentazioni poste a sostegno dell’atto di appello;

il terzo motivo è inammissibile. Invero, la questione giuridica prospettata (ambito di applicabilità dell’art. 1371 c.c.), che implica un accertamento di fatto, non risulta trattata dalla sentenza impugnata, pertanto la ricorrente principale, al fine di evitare una sanzione di inammissibilità per novità della censura, aveva l’onere – in realtà non assolto – non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di appello, ma anche di indicare in quale atto del giudizio precedente lo avesse fatto, per dar modo a questa Corte di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa;

in ogni caso, il motivo è infondato perchè, a prescindere dal modo in cui il vizio di interpretazione del contratto è (erroneamente) dedotto, appare dirimente la considerazione che l’art. 1371 c.c. individua un criterio interpretativo che tende a contemperare l’interesse delle parti; pertanto, se il contratto è a titolo oneroso, poichè entrambe le parti subiscono un sacrificio, è necessario compensare le opposte pretese. Ma tale norma non si applica ai contratti aleatori, qual è il contratto di assicurazione, in cui il risultato che la disposizione finale di interpretazione oggettiva del contratto tende a realizzare è già parte dell’accordo delle parti;

nel merito, la documentazione allegata al ricorso (polizza n. 3342-w) è sottoscritta, quale contraente, dal legale rappresentante di A.S.E.A. con conseguente obbligo di adempiere alle obbligazioni nascenti dai contratti assicurativi stipulati con la società Filo Diretto Ass.ni s.p.a. La Corte d’Appello, con motivazione ragionevole, ha rilevato che, rispetto a tale contratto quadro, stipulato dall’associazione con la compagnia assicurativa, sono stati poi definiti i caratteri dei singoli contratti degli associati (documenti 10 e 11 prodotti dalla ricorrente);

il quarto motivo è inammissibile, perchè dedotto in violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6. La censura riguarda l’interpretazione delle clausole del contratto di libera collaborazione e di quello assicurativo, ma tali elementi documentali non sono stati correttamente allegati. Come noto quando il ricorso si fonda su documenti, il ricorrente ha l’onere di “indicarli in modo specifico” nel ricorso, a pena di inammissibilità (art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6). “Indicarli in modo specifico” vuoi dire, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte:

(a) trascriverne il contenuto, oppure riassumerlo in modo esaustivo;

(b) indicare in quale fase processuale siano stati prodotti;

(c) indicare a quale fascicolo siano allegati, e con quale indicizzazione (in tal senso, ex multis, Sez. 6-3, Sentenza n. 19048 del 28/09/2016; Sez. 5, Sentenza n. 14784 del 15/07/2015; Sez. U, Sentenza n. 16887 del 05/07/2013; Sez. L, Sentenza n. 2966 del 07/02/2011). Di questi tre oneri, il ricorrente ha assolto parzialmente solo il terzo. Il ricorso, infatti, non riassume nè trascrive il contenuto dei contratti; nè indica con quale atto ed in quale fase processuale (atto di citazione, memorie ex art. 183 c.p.c., ordine di esibizione, ecc.) siano state prodotte. Ciò impedisce di valutare la rilevanza e la decisività dei documenti che si assume non essere stati esaminati dalla Corte d’Appello;

quanto al quinto motivo, non sussiste contrasto irriducibile tra la affermazione secondo cui, ai sensi della clausola n. 4, il pagamento effettuato al broker libera il contraente dall’obbligo di pagamento nei confronti di Filo Diretto Ass.ni s.p.a. e quella secondo cui A.S.E.A. è obbligata a corrispondere le somme a Filo Diretto Ass.ni s.p.a, in quanto A.S.E.A. non ha provveduto ai pagamenti, pur essendo stato qualificato dalla Corte quale contraente principale;

con il ricorso incidentale Filo Diretto Ass.ni s.p.a. deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione delle clausole n. 4 e n. 6 del contratto di libera collaborazione tra la resistente e la società Energy Broker, nonchè della clausola n. 33 del contratto assicurativo, rilevando che nella fase fisiologica del rapporto, l’esazione dei premi avrebbe dovuto essere curata dal broker al quale l’impresa riconosceva le provvigioni. Ma l’importo relativo alle provvigioni non opererebbe ai sensi dell’art. 4.2 nell’ipotesi in cui l’impresa restituisca all’assicurato il premio. Nello stesso modo spetterà al broker solo la metà della provvigione nel caso in cui il premio venga incassato a seguito di intervento dei servizi legali dell’impresa di assicurazione. Infine, l’art. 33 della polizza, che prevede che il pagamento effettuato al broker deve intendersi come effettuato all’assicuratore, dispone che tale clausola debba intendersi abrogata nel caso di cessazione dell’incarico in favore del broker. Da tutti questi elementi emergerebbe che l’interpretazione dell’art. 4 adottata dalla Corte territoriale sarebbe errata, perchè la questione relativa alle provvigioni riguarderebbe solo il rapporto tra assicuratore e broker e non sarebbe opponibile ad A.S.E.A, quale contraente assicurato. Per cui, nel conteggio delle somme ancora da corrispondere bisognerebbe computare anche la quota relativa alle provvigioni;

il motivo è fondato;

la censura formulata dall’assicuratore è stata disattesa dal tribunale rilevando che “il contratto tra broker e assicuratore prevedeva, all’art. 5, che il broker ritrasferisse i premi incassati, non al lordo, ma al netto delle provvigioni. Tale clausola non è derogata… L’unica clausola in tema è la 4.7 che annulla le provvigioni, non in caso di recupero coatto del premio da parte dell’assicuratore (verso il broker inadempiente), ma in caso di rinuncia dell’assicuratore all’azione”. Tale valutazione va inserita nell’ambito della decisione del primo giudice che ha affermato il difetto di legittimazione passiva di ASEA e, conseguentemente, non ha preso in esame la questione relativa alle pretese dell’assicuratore nei confronti di tale ultima associazione per la restituzione dei premi, al lordo e non al netto delle provvigioni, nei rapporti tra Filo Diretto e ASEA. Questo in quanto tale ultima associazione è stata ritenuta priva di legittimazione passiva. La Corte territoriale ha rilevato che “la differenza pari ad Euro 254.393,76, al netto delle provvigioni, è Euro 187.015,92, conteggio effettuato dal commissario giudiziale del broker, che è stato ammesso al concordato preventivo. Tale conteggio stato contestato da Filo Diretto solo sotto il profilo del credito che andrebbe conteggiato al lordo e non al netto delle provvigioni, circostanza però smentita dall’art. 5 del contratto tra broker e assicuratore che prevedeva che il broker aggirasse i premi al netto”. La Corte territoriale ha, quindi, ribadito le considerazioni poste a fondamento della decisione del Tribunale, pur avendo modificato il quadro contrattuale, affermando la legittimazione passiva di ASEA quale contraente principale obbligato (in solido con Enery Broker) a corrispondere i premi non restituiti all’assicuratore, Filo Diretto. Tale valutazione prescinde dal tenore dell’art. 4 e dal ruolo attribuito dalla medesima Corte ad ASEA. La clausola prevede, al punto 4.1 “l’esazione dei premi, il perfezionamento delle quietanze, delle polizze, delle appendici di variazione, di rinnovo e di ogni altro documento contrattuale, saranno curate dal broker. Pertanto, ai sensi dell’art. 55 del regolamento il broker è delegato ad incassare i premi per conto della Filo Diretto Assicurazioni, ai sensi dell’art. 118 Codice delle assicurazioni, il pagamento del premio effettuato in buona fede al broker si considera effettuato direttamente alla impresa assicuratrice”. La disposizione si riferisce all’accordo di libera collaborazione tra Filo Diretto e Energy Broker e non è opponibile al nuovo legittimato passivo, ASEA. La Corte territoriale trascura di esaminare una serie di profili sostanziali che dovranno formare oggetto di valutazione da parte del giudice di rinvio al fine di inquadrare giuridicamente gli obblighi derivanti dalla convenzione assicurativa, tra Filo Diretto e ASEA e gli effetti nell’ipotesi in cui il premio venga corrisposto dal singolo associato; nonchè la natura dell’appendice applicativa, nella quale l’associato manifesta la volontà di aderire e gli effetti nei confronti dell’associazione per l’ipotesi di mancato pagamento da parte dei singoli associati;

ne consegue che il ricorso principale deve essere rigettato e quello incidentale va accolto; la sentenza va cassata con rinvio, atteso che la Corte territoriale non ha preso in esame una serie di profili che riguardano i rapporti tra l’impresa di assicurazione e ASEA e che dovranno essere valutati dal giudice di rinvio.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale; accoglie il ricorso incidentale;

cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte d’Appello di Milano, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza della Corte Suprema di Cassazione, il 15 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 10 ottobre 2019

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