Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2542 del 01/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 2542 Anno 2018
Presidente: CIRILLO ETTORE
Relatore: NAPOLITANO LUCIO

ORDINANZA
sul ricorso 23317-2016 proposto da:
HERA SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CASSIODORO 1/A, presso
lo studio dell’avvocato MARCO z‘NNECCHINO, che la rappresenta
e difende;
– ricorrente contro
ICA SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE TIZIANO 110, presso lo
studio dell’avvocato SIMONE TABLO’, rappresentata e difesa
dall’avvocato ALESSANDRO CARDOSI;
– controrkorrente contro
COMUNE LONGIANO;

Data pubblicazione: 01/02/2018

- intimato avverso la sentenza n. 607/11/2016 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE di BOLOGNA, depositata il
08/03/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

NAPOLITANO.

FATTO E DIRITTO
La Corte,
costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.,
come integralmente sostituito dal comma 1, lett. e), dell’art. 1 – bis del
d.l. n. 168/2016, convertito, con modificazioni, dalla 1. n. 197/2016;
dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo
Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente
motivazione in forma semplificata e che la ricorrente ha depositato
memoria, osserva quanto segue:
Con sentenza n. 607/11/201, depositata 1’8 marzo 2016, la CTR
dell’Emilia — Romagna rigettò l’appello proposto da Hera S.p.A., nei
confronti del Comune di Longiano e della società unipersonale I.C.A.
S.r.1, concessionaria per l’accertamento e la riscossione dei tributi del
suddetto Comune, avverso la sentenza della CTP di Forlì, che aveva
rigettato il ricorso proposto da Hera S.p.A. avverso avviso di
accertamento per TOSAP relativa all’anno 2006.
Avverso la sentenza della CTR la contribuente ha proposto ricorso per
cassazione, affidato a due motivi, ulteriormente illustrato da memoria,
cui resiste con controricorso I.C.A. S.r.l., mentre l’intimato Comune di
Longiano non ha svolto difese.

Ric. 2016 n. 23317 sez. MT – ud. 09-11-2017
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partecipata del 09/11/2017 dal Consigliere Dott. LUCIO

Con il primo motivo la ricorrente denuncia «violazione e falsa
applicazione degli artt. 38 e 39 del d. lgs. 15 novembre 1993, n. 507, in
relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c. », lamentando l’erroneità in
diritto della pronuncia impugnata, che ha ritenuto la società soggetto
passivo d’imposta, disattendendone la tesi dell’inapplicabilità della

spazzatura, in ragione del fatto che la loro sottrazione all’uso collettivo
non discende dalla collocazione in loco dei cassonetti, ma dalla
specifica destinazione, impressa dal Comune di Longiano, di tali spazi
ad “aree di raccolta dei rifiuti».
Con il secondo motivo la ricorrente denuncia «omesso esame circa un
fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le
parti, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. per avere la
decisione impugnata omesso l’esame circa il fatto, da ritenersi decisivo,
che le aree occupate dai cassonetti per la spazzatura fossero state
previamente destinate dal Comune di Longiano ad aree di raccolta dei
rifiuti, con esclusione di ogni altra diversa utilizzazione.
Preliminarmente va esaminata l’eccezione, formulata dalla
controricorrente, d’inammissibilità del ricorso per cassazione derivata
dall’inammissibilità dell’atto di appello proposto da Hera S.p.A.
avverso la sentenza di primo grado.
La controricorrente deduce, infatti, che la controversia originata
dall’impugnazione, da parte di Hera S.p.A., di avviso di accertamento
per TOSAP relativo all’anno 2006, non attiene all’occupazione di aree
pubbliche destinate alla collocazione di cassonetti per la raccolta dei
rifiuti solidi urbani, ma dall’occupazione di suolo pubblico a mezzo di
condutture facenti parte del servizio idrico integrato, di cui Hera S.p.A.
è ugualmente gestore per conto del Comune di Longiano.

Ric. 2016 n. 23317 sez. MT – ud. 09-11-2017
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TOSAP sulle aree occupate dai cassonetti per la raccolta della

Sennonché la CTP di Forlì decise il ricorso come se l’accertamento
fosse effettivamente inerente ad occupazione di suolo pubblico per
destinazione a servizio di raccolta rifiuti e l’appello proposto dalla
società contribuente, anziché censurare la pronuncia in relazione all’art.
112 c.p.c., ebbe a perpetuare l’errore, impostando il gravame come se

impugnazione dell’accertamento relativo alla TOSAP dovuta in
conseguenza dell’occupazione di suolo pubblico con impianti destinati
al servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani e così, analogamente, il
ricorso per cassazione.
L’eccezione è fondata.
Invero, anche a prescindere dall’eccepita inammissibilità originaria
dell’appello, deve ritenersi che il ricorso per cassazione così come
proposto dalla contribuente sia inammissibile per carenza del requisito
di autosufficienza del ricorso per cassazione.
In proposito deve ricordarsi come questa Corte abbia affermato che
«per soddisfare il requisito imposto dall’art. 366, primo comma, n. 3,
c.p.c. il ricorso per cassazione debba contenere l’esposizione chiara ed
esauriente, sia pure non analitica o particolareggiata, dei fatti di causa,
dalla quale debbono risultare le reciproche pretese delle parti, con i
presupposti di fatto e le ragioni di diritto che le giustificano, le
eccezioni, le difese e le deduzioni di ciascuna parte in relazione allo
svolgersi della vicenda processuale nelle sua articolazioni, le
argomentazioni essenziali, in fatto ed in diritto, su cui si fonda la
sentenza impugnata e sulla quale si richiede alla Corte di cassazione,
nei limiti propri del giudizio di legittimità, una valutazione giuridica
diversa da quella, asseritamente erronea, compiuta dal giudice di
merito» (cfr. Cass. sez. 6-3, ord. 3 febbraio 2015, n. 1926; cass. sez. 2, 4
aprile 2006, n. 7825).
Ric. 2016 n. 23317 sez. MT – ud. 09-11-2017
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la decisione fosse effettivamente intervenuta rigettando la pretesa

Ne consegue che il ricorso – che contiene un’esposizione dei fatti non
conforme a quello che costituisce l’originario oggetto
dell’impugnazione proposta dalla contribuente avverso l’avviso di
accertamento relativo sì a TOSAP, ma sulla base di presupposti di
fatto del tutto diversi, omettendo altresì di dar conto di come la

questione sia già stata oggetto di dibattito processuale tra le parti nel
precedente grado di giudizio deciso con la sentenza in questa sede
impugnata – non pone il giudice di legittimità in condizione di avere la
completa cognizione della controversia sottoposta al suo esame,
violando dunque il principio di autosufficienza del ricorso per
cassazione.
Il ricorso deve essere pertanto dichiarato inammissibile.
Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza nel
rapporto processuale tra le parti costituite e si liquidano come da
dispositivo.
Nulla va statuito in ordine alle spese nel rapporto processuale tra la
ricorrente e l’intimato Comune, che non ha svolto difese.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento
in favore della controricorrente delle spese del giudizio di legittimità,
che liquida in euro 1400,00 per compenso, oltre alle spese forfettarie
nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liquidati in Euro 200,00 ed
agli accessori di legge, se dovuti.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del d.P.R. n. 115/2002, dà atto

P

della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della
111

ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 — bis dello stesso
articolo 13.

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