Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25410 del 20/09/2021

Cassazione civile sez. lav., 20/09/2021, (ud. 14/04/2021, dep. 20/09/2021), n.25410

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22107/2015 proposto da:

D.L.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GERMANICO

172, presso lo studio dell’avvocato SERGIO GALLEANO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI MISILMERI, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEL GOVERNO VECCHIO 20,

presso lo studio dell’avvocato MARCELLO MANCUSO, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIANCARLO PELLEGRINO;

– controricorrente –

e contro

CO.IN. R.E.S. – CONSORZIO INTERCOMUNALE RIFIUTI ENERGIA E SERVIZI;

– intimato –

avverso la sentenza n. 61/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 10/03/2015 R.G.N. 296/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/04/2021 dal Consigliere Dott. CATERINA MAROTTA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Palermo, decidendo sull’impugnazione proposta da D.L.A. nei confronti del Comune di Misilmeri e del Consorzio Intercomunale Rifiuti Energia e Sevizi (CO.IN. R.E.S.), confermava la decisione del Tribunale di Termini Imerese che aveva respinto la domanda del D.L., già dipendente del Comune di Misilmeri, transitato alle dipendenze del CO.IN. R.E.S. (ove aveva ottenuto in virtù di sentenza passata in giudicata l’inquadramento nel VII livello dell’Area tecnico-amministrativa del c.c.n.l. federambiente con decorrenza 1.5.2007), intesa ad ottenere il riconoscimento del diritto ad essere reintegrato nella pianta organica del Comune di Misilmeri (come da domande in data 10.5.2011, 10.1.2011 e 20.6.2011) con un inquadramento ex c.c.n.l. enti locali corrispondente al suddetto VII livello goduto presso il Consorzio;

2. così argomentava la Corte territoriale: – la L.R. n. 9 del 2010, aveva disposto la riorganizzazione del servizio di gestione dei rifiuti definendo la competenza dei Comuni (art. 4) e individuando i nuovi soggetti cui conferire la gestione integrata; – la fase transitoria era stata regolata dall’art. 19, che, in conseguenza della messa in liquidazione delle società d’ambito costituite ai sensi del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 201, aveva disciplinato la destinazione del personale già da esse dipendente (commi 6 e 7) prevedendone l’assunzione da parte dei nuovi soggetti affidatari del servizio (comma 8); – il comma 13, del suddetto art. 19, non prevedeva alcun incondizionato diritto a tornare presso il Comune di originaria appartenenza; – la previsione secondo cui: “Il personale già in servizio presso i comuni, presente nella dotazione organica, transitato negli ATO, nella fase di prima applicazione della presente legge può a richiesta tornare ai comuni di appartenenza” doveva essere intesa nel senso che il posto “presente nella dotazione organica” non potesse che essere lo stesso già precedentemente occupato dal dipendente; – in favore di tale interpretazione deponeva del medesimo art. 19, comma 10, specificamente disciplinante le ipotesi di assunzioni in deroga (“In deroga alle previsioni delle dotazioni organiche degli enti locali, nel rispetto dei limiti derivanti dal patto di stabilità, il personale delle S.R.R. può altresì essere utilizzato per servizi aggiuntivi svolti direttamente dagli enti locali”); – la norma non imponeva al Comune di modificare la propria pianta organica per riammettere in servizio dipendenti già trasferiti agli ATO, essendo solo consentito di far rientrare tali soggetti nel limite dei posti ancora disponibili; – non risultava in alcun modo allegata o provata la sussistenza della condizione prevista dalla legge; – la circostanza che nel contratto stipulato tra CO.IN. R.ES. e lavoratore vi fosse una clausola secondo la quale “in caso di cessazione o modifica di attività da parte del CO.IN. R.E.S. si sarebbero applicate le disposizioni di previste della L.R. n. 17 del 2004, art. 11, comma 12” era del tutto irrilevante, atteso che si trattava di una disposizione negoziale “res inter alios acta” e, come tale, non vincolante per chi non aveva partecipato all’accordo;

3. avverso la sentenza D.L.A. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi;

4. il Comune di Misilmeri ha resistito con controricorso;

5. il CO.IN. R.E.S. non ha svolto attività difensiva;

6. il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. il primo motivo del ricorso denuncia la violazione dell’art. 115 c.p.c.;

il ricorrente censura la sentenza impugnata per aver ritenuto non allegata né provata la circostanza della sussistenza di un posto disponibile in organico e richiama il contenuto della pianta organica del Comune di Misilmeri asseritamente prodotta alla prima udienza dinanzi al Tribunale;

2. con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione della L.R. Sicilia n. 9 del 2010, art. 19, comma 13, in connessione con L. n. 191 del 2009, art. 2 comma 186, come modificato dal D.L. n. 2 del 2010, art. 1, comma 1 quinquies;

asserisce che l’interpretazione della disposizione contenuta della indicata L.R. n. 9 del 2010, art. 19, comma 13, deve essere effettuata tenendo conto del fatto che della L. n. 191 del 2009, art. 2, comma 186, nel testo modificato dal D.L. n. 2 del 2010, art. 1, comma 1 quinquies, prevede alla lett. e), la soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali, ad eccezione dei bacini imbriferi montani e fa “salvi i rapporti di lavoro a tempo indeterminato esistenti, con assunzione da parte dei comuni delle funzioni già esercitate dai consorzi soppressi e delle relative risorse e con successione dei comuni ai medesimi consorzi in tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto”;

assume che l’espressione “può a richiesta tornare ai comuni di appartenenza”, contenuta nella L.R. n. 9 del 2010, art. 19, comma 13, deve tenere conto della disposizione contenuta nella legge statale e che, pertanto, il verbo “può” deve riferirsi alla scelta del dipendente di avvalersi del diritto di rientrare e certo alla possibilità di rientro;

aggiunge che la stessa Corte territoriale aveva mostrato di condividere l’interpretazione prospettata da esso ricorrente, condizionando la possibilità del rientro alla disponibilità di un posto nella pianta organica e ribadisce le argomentazioni spese nel primo motivo in ordine alla disponibilità di posti nella pianta organica del Comune;

deduce l’irrilevanza della questione del pareggio del bilancio e sostiene che, diversamente da quanto affermato dalla Corte territoriale, la disponibilità del posto nella pianta organica esclude la possibilità di qualificare il rientro come nuova assunzione;

afferma che la specifica normativa relativa alla possibilità di rientro del personale degli enti soppressi “per la sua natura di tutela sociale convive con il divieto di assunzione (norma generale), operando sullo stesso piano normativo, con conseguente inapplicabilità dei vincoli di bilancio in presenza di una norma (speciale) finalizzata alla tutela dei posti di lavoro” ed evidenzia che della L. n. 91 del 2009, art. 2, fa espresso riferimento alla normativa in tema di “coordinamento della finanza pubblica e per il contenimento della spesa pubblica”;

3. lo scrutinio delle censure formulate nel secondo motivo di ricorso ha carattere prioritario rispetto a quelle formulate nel primo motivo, in quanto è necessario, verificare, innanzitutto, se l’interpretazione della Corte territoriale della L.R. n. 9 del 2010, art. 19, comma 13, sia o meno corretta;

4. la disposizione, inserita nell’art. 19 della predetta L.R. n. 9 del 2010, si inserisce in un complesso quadro normativo di regolamentazione, ad opera di fonti di legge statali e regionali, che, nel corso del tempo, hanno disciplinato il servizio di gestione dei rifiuti, la cui ricostruzione rileva per la decisione della fattispecie in esame;

5. occorre rammentare che l’ambito territoriale ottimale (ATO) per il servizio di gestione dei rifiuti fu previsto dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, art. 23 (cd. decreto Ronchi) di attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio;

6. successivamente, il D.Lgs. aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) ha abrogato (art. 264, comma 1, lett. i) il menzionato decreto Ronchi e ha riorganizzato il servizio di gestione dei rifiuti, al fine di raggiungere, su base territoriale, dimensioni gestionali che travalicano i confini comunali, attribuendo alle Autorità d’Ambito le funzioni che il decreto Ronchi aveva assegnato alle Province;

7. in particolare, il D.Lgs. n. 152 del 2006, dopo avere previsto che (art. 200) “1. La gestione dei rifiuti urbani è organizzata sulla base di ambiti territoriali ottimali…”, ha disposto (art. 201) che “1. Al fine dell’organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della parte quarta del presente decreto, disciplinano le forme e i modi della cooperazione tra gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale, prevedendo che gli stessi costituiscano le Autorità d’ambito di cui al comma 2, alle quali è demandata, nel rispetto del principio di coordinamento con le competenze delle altre amministrazioni pubbliche, l’organizzazione, l’affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti. 2. L’Autorità d’ambito è una struttura dotata di personalità giuridica costituita in ciascun ambito territoriale ottimale delimitato dalla competente regione, alla quale gli enti locali partecipano obbligatoriamente ed alla quale è trasferito l’esercizio delle loro competenze in materia di gestione integrata dei rifiuti…”;

8. il D.L. 25 gennaio 2010, n. 2, convertito con modificazioni dalla L. 26 marzo 2010, n. 42, nell’introdurre il comma 186-bis della L. 23 dicembre 2009, n. 191, art. 2 (legge finanziaria 2010), ha decretato la soppressione delle Autorità d’Ambito di cui del menzionato D.Lgs. n. 152 del 2006, artt. 148 e 201 e successive modificazioni – tanto, a partire da un anno dalla sua approvazione (cioè entro il 27 marzo 2011) -, ed ha disposto che decorso lo stesso termine, ogni atto compiuto dalle Autorità d’ambito territoriale è da considerarsi nullo;

9. inoltre, esso ha previsto che, entro un anno dalla data di entrata in vigore della stessa legge, le regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza; le disposizioni di cui del citato D.Lgs. n. 152 del 2006, artt. 148 e 201, sono efficaci in ciascuna regione fino alla data di entrata in vigore della legge regionale di cui al periodo precedente; i medesimi articoli sono comunque abrogati;

10. è innegabile che la disposizione innanzi menzionata non indica gli enti destinatari delle funzioni dei soppressi ATO; nondimeno, deve ritenersi che questi non potranno essere costituiti da nuove forme di aggregazione territoriale, ove si consideri che l’art. 186-bis, si inserisce tra le misure volte al contenimento delle spese degli enti locali e alla semplificazione del sistema, eliminando gli enti intermedi;

11. infine, il D.L. 29 dicembre 2010 n. 225, convertito in L. 26 febbraio 2011, n. 10, ha introdotto la possibilità di prorogare ulteriormente il termine di abolizione degli ATO, che è stata fissato alla data del 31 dicembre 2011 dal D.P.C.M. 25 marzo 2011, all. n. 1 (Ulteriore proroga di termini relativa al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare);

12. la proroga del termine di soppressione degli ATO trovava ragione nella esplicitata necessità di assicurare l’indispensabile continuità nell’erogazione dei servizi pubblici locali e nell’esercizio delle relative funzioni pubbliche, poiché l’abrogazione delle Autorità d’ambito ad opera della L. n. 191 del 2009, art. 2, comma 186-bis, coinciderebbe temporalmente con le prime applicazioni delle disposizioni in tema di affidamento del servizio pubblico locale recate del D.L. n. 112 del 2008, art. 23-bis (…), norma quest’ultima abrogata dal D.P.R. 18 luglio 2011, n. 133, a seguito di referendum popolare;

13. in questo contesto si è inserita la legislazione della Regione Sicilia;

14. la L.R. Sicilia 8 febbraio 2007, n. 2, art. 45, comma 1, ha disposto che, per l’esercizio delle funzioni previste dal D.Lgs. n. 152 del 2006, e successive modificazioni ed integrazioni, la gestione dei rifiuti è organizzata sulla base di ambiti territoriali ottimali (ATO); ha prescritto agli enti locali ricadenti nel medesimo ATO di costituirsi in Consorzio, al quale devono partecipare obbligatoriamente tutti comuni, salvo quanto previsto dal D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 200, comma 6; ha precisato che il Consorzio è dotato di personalità giuridica e costituisce, per il proprio ambito territoriale ottimale, l’Autorità d’ambito di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 201, comma 2;

15. successivamente la L.R. Sicilia 8 aprile 2010, n. 9 (Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati) ha previsto all’art. 6 che per l’esercizio delle funzioni di gestione integrata dei rifiuti, la provincia ed i comuni ricompresi in ciascun ambito territoriale ottimale costituiscono, per ogni ATO, una società consortile di capitali per l’esercizio delle funzioni affidate alla società stessa con la presente legge. Le società sono denominate “Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti”, con acronimo S.R.R.; alla società consortile non possono partecipare altri soggetti pubblici o privati (comma 1); ha disposto che gli oneri per la costituzione ed il funzionamento delle S.R.R. sono posti a carico dei comuni consorziati (comma 2); ha individuato (comma 3) le quote di partecipazione degli enti locali a ciascuna S.R.R. (95% ai comuni sulla base della popolazione residente in ciascun comune, 5% alla provincia appartenente all’ATO);

16. le modalità concernenti l’avvio operativo delle SSR sono indicate nell’art. 7, che, al comma 10, stabilisce le S.R.R. provvedono al fabbisogno del personale occorrente alle loro funzioni ricorrendo, in via prioritaria, alle procedure di mobilità interna e, successivamente, alle procedure di mobilità esterna e che, ove l’attivazione delle predette procedure non sia sufficiente a coprire il fabbisogno necessario, è consentito il ricorso all’assunzione mediante pubblico concorso ai sensi della L.R. 5 novembre 2004, n. 15, art. 49, nonché della L.R. 8 febbraio 2007, n. 2, art. 45 e della L.R. 14 maggio 2009, n. 6, art. 61;

17. l’art. 15, fatta salva la disciplina transitoria di cui all’art. 19, ha previsto che il servizio di gestione integrata dei rifiuti è affidato dalle S.R.R. in nome e per conto dei comuni consorziati, secondo le modalità previste dal D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 202; ha disposto che le stesse società, avvalendosi dell’Ufficio regionale per l’espletamento di gare per l’appalto di lavori pubblici, possono individuare, sulla base del piano d’ambito, il soggetto incaricato di svolgere la gestione del servizio per i comuni consorziati, stipulando e sottoscrivendo con lo stesso un contratto normativo che disciplina le modalità di affidamento, di sospensione e di risoluzione, ad opera dei singoli comuni, della parte di servizio relativa al territorio dei comuni stessi (comma 1);

18. l’art. 19, che contiene la disciplina transitoria, dispone (comma 1, nel testo, applicabile ratione temporis, vigente prima delle modifiche apportate dalla L.R. 19 settembre 2012, n. 49, art. 1 e dalla L.R. 9 gennaio 2013, n. 3, art. 1, commi 7, 8 e 9) la liquidazione, alla data di entrata in vigore della legge, dei consorzi e delle società d’ambito costituiti ai sensi del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 201;

18. l’analisi delle disposizioni di legge statale e regionali sopra richiamate conduce ad un primo, evidente, approdo: in materia di servizio pubblico concernente la gestione dei rifiuti, la normativa via via entrata in vigore si è caratterizzata per il superamento della gestione dei rifiuti frammentaria, per singoli ambiti comunali, e per la preferenza accordata alla previsione di forme obbligatorie di cooperazione tra gli enti locali (D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 201, comma 1, L. n. 42 del 2010, art. 186 bis; L.R. Sicilia n. 2 del 2017, art. 45, comma 1, L.R. Sicilia n. 9 del 2010, art. 6);

20. nel contesto normativo innanzi descritto, caratterizzato dai mutamenti dei soggetti ai quali, nel corso del tempo, è stata affidata la gestione del servizio dei rifiuti, riveste peculiare rilievo della L.R. n. 9 del 2010, art. 19, che oltre alla disciplina transitoria correlata alla cessazione degli ATO ed alla piena operatività delle S.S.R., contiene numerose disposizioni che regolano le modalità di provvista del personale dei soggetti chiamati a gestire il servizio dei rifiuti;

21. in particolare, l’art. 19, al fine di assicurare la continuità dei rapporti di lavoro del personale addetto al servizio dei rifiuti, dispone che: nel termine di centottanta giorni decorrente dalla data di entrata in vigore della legge, l’Assessorato regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità e le organizzazioni associative dei comuni e delle province devono individuare il personale addetto fra quello già in servizio presso le società o i consorzi d’ambito e proveniente dai comuni, dalle province o dalla regione (comma 6);

sulla base dei criteri concertati fra l’amministrazione regionale, le associazioni di rappresentanza degli enti locali e le organizzazioni sindacali, le S.R.R. integrano le previsioni di cui al comma 6, individuando il rimanente personale fra i dipendenti già in servizio al 31 dicembre 2009 presso: a) le società d’ambito; b) i consorzi d’ambito; c) le società utilizzate per la gestione del servizio ed al cui capitale sociale partecipino gli enti locali o le società o i consorzi d’ambito per una percentuale non inferiore al novanta per cento (comma 7); il personale di cui ai commi 6 e 7 è assunto all’esito delle procedure volte a garantire il definitivo avvio del servizio di gestione, affidato con le modalità di cui all’art. 15 e utilizzato dai soggetti affidatari dell’appalto che ne assumono la responsabilità gestionale, operativa e disciplinare, anche per quanto concerne l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, nonché per l’erogazione delle retribuzioni (comma 8);

22. del citato art. 19, comma 13, offre al lavoratore, che non intenda seguire la procedura, che potrebbe portarlo alla instaurazione di un rapporto di lavoro alle dipendenze dell’appaltatore del servizio dei rifiuti, la facoltà di chiedere di tornare alle dipendenze del comune di appartenenza; esso, prevede, testualmente, che il personale già in servizio presso i comuni, presente nella dotazione organica, transitato negli ATO, nella fase di prima applicazione della presente legge può a richiesta tornare ai comuni di appartenenza;

23. diversamente da quanto prospetta il ricorrente, la predetta facoltà non costituisce in capo al lavoratore un diritto soggettivo alla riassunzione presso il Comune ove lavorava prima del suo transito all’ATO, subentrato, come detto, nella gestione del servizio pubblico concernente i rifiuti;

24. il dato letterale del comma 13, costituito dalla espressione “può a richiesta” tornare ai comuni di appartenenza, evoca, in maniera chiara ed inequivoca, solo la possibilità di formulare la richiesta e non anche l’obbligo del Comune di accogliere la richiesta di rientro;

25. va anche osservato che il dato letterale, lungi dall’esprimere un’imprecisione terminologica ovvero una vaghezza lessicale, si pone in linea di continuità sistematica con l’intero sistema normativo statale e regionale, che ha mirato, anche nella materia relativa al servizio pubblico di raccolta e gestione dei rifiuti, al contenimento della spesa pubblica (cfr., in particolare, la L. 23 dicembre 2009, n. 191, art. 186 bis, legge finanziaria 2010) e, per altro verso e in parallelo, ha limitato, nel corso del tempo, le facoltà di assunzione da parte dei Comuni, condizionandole a precisi parametri finanziari (D.L. n. 112 del 2008, art. 76, comma 7, convertito con modificazioni dalla L. n. 133 del 2008, n. 133, nel testo applicabile ratione temporis, abrogato D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla L. 11 agosto 2014, n. 114);

26. al riguardo, va osservato che la Corte costituzionale ha più volte censurato le leggi regionali che consentono i meccanismi di reinternalizzazione attraverso il passaggio automatico dall’impiego privato (società partecipata) a quello pubblico (Ente territoriale). Ciò, sia sul rilievo della violazione dell’art. 97 Cost. e, in particolare, della regola che condiziona l’acquisizione dello “status di dipendente pubblico” al previo esperimento di un pubblico concorso (C. Cost. n. 167/2013, 227/2013, da ultimo n. 7/2015), sia sul rilievo che il subentro di un ente nella gestione di un altro ente soppresso (o sostituito) deve avvenire in modo tale che l’ente subentrante sia salvaguardato nella sua posizione finanziaria, necessitando al riguardo una disciplina (…) la quale regoli gli aspetti finanziari dei relativi rapporti attivi e passivi e, dunque, anche il finanziamento della spesa necessaria per l’estinzione delle passività pregresse (Corte Cost. n. 135/2020, n. 8/2016, n. 364/2010, n. 116/2007, n. 437 del 2005 e n. 89/2000);

27. la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 202 del 2014, nell’esaminare una questione di legittimità costituzionale avente ad oggetto una norma della Regione Campania che aveva disposto il trasferimento del personale dipendente dal soppresso Consorzio di bonifica della Valle Telesina a quello del Sannio Alifano, ha affermato che, pur accordando protezione ad un bene di indubbia pregnanza, quale la tutela dei lavoratori interessati al processo di trasferimento, quella norma andasse interpretata nel rispetto dei principi costituzionali, tra i quali assume rilievo prioritario il buon andamento della pubblica amministrazione sotto il profilo dell’effettivo e corretto impiego dei lavoratori nel nuovo organismo in cui vengono inseriti. Ne deriva la previa necessaria determinazione dei criteri e delle modalità relativi all’individuazione delle figure professionali e dei dipendenti destinati a ricoprirle in modo congruente e compatibile con l’apparato amministrativo ricevente (nello stesso, cfr. Corte Cost. n. 170/2019, n. 79/2019, 123/1968);

28. non è pertinente il richiamo fatto dal ricorrente alla disposizione contenuta nella L. 23 dicembre 2009, n. 191, art. 186, comma 2, lett. e), che, tra le misure che i comuni devono adottare al fine del coordinamento della finanza pubblica e per il contenimento della spesa pubblica, prevede la soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali, ad eccezione dei bacini imbriferi montani (BIM) costituiti ai sensi della L. 27 dicembre 1953, n. 959, art. 1, con salvezza dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato esistenti, con assunzione da parte dei comuni delle funzioni già esercitate dai consorzi soppressi e delle relative risorse e con successione dei comuni ai medesimi consorzi in tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto;

29. il ricorrente trascura, infatti, la disposizione contenuta dello stesso art. 2, comma 186 bis, che, come già detto, nella specifica materia delle Autorità d’Ambito costituite per la gestione del servizio dei rifiuti ne ha disposto la soppressione prevedendo che le Regioni attribuiscano con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei principi di sussidiarietà differenziazione e adeguatezza: prescrizione alla quale la Regione Sicilia si è conformata adottando la L.R. n. 9 del 2010, nella quale è contenuto l’art. 19, comma 13;

31. nel contesto normativo e giurisprudenziale ricostruito nei termini innanzi esposti, si inscrive la vicenda dedotta in giudizio, connotata dal fatto che tra il Comune di Misilmeri la società d’ambito o consorzio d’ambito, CO.IN. R.E.S., non si è verificata un’ipotesi di successione tra enti nello svolgimento di un servizio pubblico;

32. e’, infatti, indiscusso tra le parti che il Comune non ha affatto “reinternalizzato” il servizio di raccolta e di gestione dei rifiuti, ma ha aderito, come imposto, prima all’ATO e poi alla S.S.R.;

33. e’, del pari, indiscusso che il rapporto di lavoro del ricorrente, già addetto al servizio di raccolta dei rifiuti, gestito in origine dal Comune di Misilmeri, è transitato, dal 1 febbraio 2007, dal Comune al Consorzio di ambito (CO.IN. R.E.S.), con la risoluzione del rapporto di lavoro e la conseguente fuoriuscita dalla pianta organica del Comune di appartenenza;

34. a ciò consegue che la richiesta di rientro nel Comune, prevista della L.R. n. 9 del 2010, art. 19, comma 13, deve essere discrezionalmente valutata dal Comune sulla base della disponibilità del posto precedentemente occupato in pianta organica e della compatibilità con i limiti di bilancio legislativamente imposti, che non possono essere disattesi in virtù della disposizione, invocata dal ricorrente nella memoria, contenuta nel D.L. n. 98 del 2011, art. 20, comma 9;

35. questa norma attiene alle modalità di computo della percentuale di incidenza delle spese e, a tal fine, dispone che debba tenersi conto di quelle sostenute anche dalle società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo, che sono titolari di affidamento diretto di servizi pubblici locali senza gara, ovvero che svolgono funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale, né commerciale, ovvero che svolgono attività nei confronti della pubblica amministrazione a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica, ma non consente affatto di superare i limiti di assunzione correlati alla pianta organica e di ampliare le spese relative al personale;

36. non è pertinente il richiamo, effettuato dal lavoratore, alla previsione della L.R. Sicilia n. 17 del 2004, art. 11, comma 12, secondo cui le convenzioni e gli accordi stipulati tra i comuni e le società d’ambito possono prevedere, in caso di transito di personale dipendente comunale presso le stesse società, l’obbligo di riassunzione presso il comune di origine, in presenza di riduzione di organico che riguardi lo stesso personale transitato, dando la precedenza ai dipendenti delle categorie protette;

37. come accertato dalla Corte territoriale, con statuizione non oggetto di censura, tra il Comune di Misilmeri ed il CO.IN. R.E.S. non risulta stipulato nessun accordo o convenzione prevedente l’obbligo di riassunzione del lavoratore presso il comune di provenienza, e, d’altra parte, l’invocata previsione del contratto individuale stipulato tra il lavoratore odierno ricorrente ed il menzionato Consorzio non potrebbe in alcun modo vincolare un soggetto terzo, quale deve intendersi, agli effetti contrattuali, il Comune di Misilmeri;

38. le considerazioni svolte assorbono le censure formulate nel primo motivo di ricorso, in quanto l’eventuale scopertura della pianta organica non è sufficiente, da sé sola, a costituire in capo al ricorrente il diritto al rientro nel Comune di Misilmeri;

39. da tanto consegue che il ricorso deve essere respinto;

40. la regolamentazione delle spese nei confronti del Comune di Misilmeri segue la soccombenza;

41. ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, deve darsi atto, ai fini e per gli effetti precisati da Cass. S.U. n. 4315/2020, della ricorrenza delle condizioni processuali previste dalla legge per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto dal ricorrente.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento, in favore del Comune controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 5.000,00 per compensi professionali oltre accessori di legge e rimborso forfetario in misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza Camerale, il 14 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 settembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA