Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25397 del 25/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 25/10/2017, (ud. 26/09/2017, dep.25/10/2017),  n. 25397

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2804/2016 proposto da:

PROMOCOM SRL, in persona del legale rappresentante, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA TIRSO 26, presso lo studio dell’avvocato

PIETRO BORIA, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 3811/35/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA, depositata il 02/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 26/09/2017 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito del D.L. n. 168 del 2016, art. 1 bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016;

dato atto che il collegio ha autorizzato, come da Decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:

Con sentenza n. 3811/35/15, depositata il 2 luglio 2015, la CTR del Lazio ha accolto l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione di primo grado della CTP di Roma, che aveva accolto il ricorso della Promocom S.r.l. (di seguito società) avverso cartella di pagamento per IRAP, emessa del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis e del D.P.R. n. 632 del 1972, art. 54 bis, relativa all’anno 2007.

La CTR ritenne che, in caso di omessa dichiarazione annuale, come nella fattispecie, il contribuente non potesse portare il credito IVA in eccedenza in detrazione per l’anno successivo, ma unicamente presentare istanza di rimborso ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, entro due anni dalla liquidazione, ovvero dalla conclusione dell’eventuale contenzioso o dal pagamento delle somme iscritte a ruolo.

Avverso detta sentenza la società ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

L’intimata Agenzia delle Entrate non ha svolto difese, essendosi limitata a dichiarare di voler partecipare all’eventuale udienza di discussione.

Con il primo motivo la ricorrente denuncia “violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 322 del 1998, art. 8,D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19, art. 55, comma 1, e art. 30, D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 5, comma 1 e D.P.R. n. 443 del 1997, art. 1, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, nella parte in cui la CTR ha ritenuto nella fattispecie in esame l’omessa dichiarazione del credito IVA preclusiva del diritto alla detrazione, essendo stato esercitato il relativo diritto nei termini (cioè al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto alla detrazione).

Il motivo è manifestamente fondato.

Le Sezioni Unite di questa Corte (cfr. Cass. 8 settembre 2016, n. 17757) hanno chiarito che “La neutralità dell’imposizione armonizzata sul valore aggiunto comporta che, pur in mancanza di dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, l’eccedenza d’imposta, che risulti da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e sia dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, va riconosciuta dal giudice tributario se il contribuente abbia rispettato tutti i requisiti sostanziali per la detrazione, sicchè, in tal caso, nel giudizio d’impugnazione della cartella emessa dal fisco a seguito di controllo formale automatizzato non può essere negato il diritto alla detrazione se sia dimostrato in concreto, ovvero non sia controverso, che si tratti di acquisti compiuti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati ad IVA e finalizzati ad operazioni imponibili”.

A detto principio, cui si è uniformata la successiva giurisprudenza (tra le alter, cfr. Cass. sez. 6-5, ord. 20 gennaio 2017, n. 1627; Cass. sez. 65, ord. 24 luglio 2017, n. 18247), la sentenza impugnata non si è attenuta.

Il ricorso va dunque accolto in relazione al primo motivo, ciò comportando l’assorbimento degli altri, con conseguente cassazione della decisione impugnata e rinvio per nuovo esame, alla stregua del principio di diritto sopra enunciato, alla CTR del Lazio in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

Accoglie il ricorso in relazione al primo motivo, assorbiti gli altri. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 26 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2017

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