Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2539 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2022, (ud. 15/12/2021, dep. 27/01/2022), n.2539

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – rel. Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19881-2019 proposto da:

G.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CHIANA N. 48,

presso lo studio dell’avvocato ANTONIO PILEGGI, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

AMA S.P.A., Società con socio unico, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio degli avvocati ARTURO MARESCA e

CARLO BOZZI che la rappresentano e difendono;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1812/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 19/04/2019 R.G.N. 198/2019;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/12/2021 dal Consigliere Dott. PATTI ADRIANO PIERGIOVANNI;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FRESA

MARIO visto il D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 bis,

convertito con modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176, ha

depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

1. Con sentenza del 19 aprile 2019, la Corte d’appello di Roma rigettava il reclamo di G.C. avverso la sentenza di primo grado, di reiezione, in esito a rito Fornero, delle sue domande di accertamento di illegittimità del licenziamento per giusta causa intimatole il 27 novembre 2015 dalla datrice AMA s.p.a. e di conseguente tutela ai sensi della L. n. 300 del 1970, art. 18, novellato, applicabile ratione temporis: come già disposto dallo stesso Tribunale con ordinanza, tempestivamente opposta dalla società, a norma della L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 51.

2. Essa condivideva le valutazioni del Tribunale in ordine alla violazione della procedura di reclutamento stabilita dal Codice delle Assunzioni adottato dalla società il 24 luglio 2007 e inderogabilmente dal D.L. n. 112 del 2008, art. 18, conv. in L. n. 133 del 2008, con la conseguente nullità del contratto di assunzione stipulato, senza alcuna procedura di selezione pubblica, così da ostare alla proseguibilità del rapporto.

3. Con atto notificato il 18 giugno 2019, ella ricorreva per cassazione con due motivi, illustrati da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c., cui la società resisteva con controricorso.

4. Il P.G. rassegnava conclusioni scritte, a norma del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8bis, inserito da L. conv. n. 176 del 2020, nel senso del rigetto del ricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 133 del 2008, artt. 18, 23bis, in relazione al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 35, per erronea negazione della possibilità di assunzione di una società in house, come Ama s.p.a. di procedere ad assunzione di personale per chiamata diretta, per la parificazione di tali società, o comunque partecipate da enti pubblici, alle pubbliche amministrazioni, in violazione del principio di tassatività posto dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 1, comma 2, per la soggezione delle prime allo statuto privatistico conformemente alla loro natura giuridica: così anche in materia di instaurazione del rapporto di lavoro, come confermato dall’esigenza di estensione dei principi vigenti in materia nel settore pubblico a quello privato, merce’ l’introduzione di una normativa successiva, come quella denunciata, con decorrenza in particolare dall’ottobre 2010, a norma del combinato disposto del D.L. n. 112 del 2008, art. 23bis e del D.P.R. n. 168 del 2010, art. 7; pure ribadita la distinzione tra norme di comportamento e di invalidità, ai fini di escludere la nullità dell’assunzione della lavoratrice, in assenza di alcun precetto indirizzato ad entrambe le parti (a differenza che nel D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 35) nel D.L. n. 112 del 2008, art. 18.

2. Con il secondo, ella deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 133 del 2008, art. 18, comma 1 e art. 2bis, del D.Lgs. n. 165 del 2001, artt. 35 e 36, e dell’art. 1418 c.c., per inapplicabilità della nullità al caso di specie, essendo stato il contratto di assunzione stipulato in data anteriore (3 novembre 2008) alla modifica del D.L. n. 112 del 2008, art. 18, con il D.L. n. 79 del 2009, art. 19, comma 1, conv. con mod. da L. n. 102 del 2009, introduttivo del suddetto art. 18, comma 2bis, in riferimento ai vincoli di spesa da esso stabiliti.

3. Essi, congiuntamente esaminabili per ragioni di stretta connessione, sono infondati.

4. In tema di reclutamento del personale da parte di società a partecipazione pubblica avente ad oggetto la gestione del servizio pubblico locale, il D.L. n. 112 del 2008, art. 18, conv. in L. n. 133 del 2008, nel testo applicabile ratione temporis, ha esteso alle predette società le procedure concorsuali e selettive delle amministrazioni pubbliche, la cui omissione determina la nullità del contratto di lavoro, ai sensi dell’art. 1418 c.c., comma 1; tale nullità è ora espressamente prevista dal D.Lgs. n. 165 del 2016, art. 19, comma 4, del quale deve tuttavia essere esclusa la portata innovativa, avendo la citata disposizione reso esplicita una conseguenza già desumibile dai principi in tema di nullità virtuali (Cass. 14 febbraio 2018, n. 3621; Cass. 7 febbraio 2019, n. 3662).

4.1. Nel caso di specie, l’assunzione della lavoratrice è avvenuta in data 3 novembre 2008, posteriore all’entrata in vigore (21 agosto 2008) del D.L. n. 112 del 2008, art. 18 conv. in L. n. 133 del 2008, senza il rispetto delle sue previsioni, secondo cui: “A decorrere dal sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge” (21 agosto 2008) “le società che gestiscono servizi pubblici locali a totale partecipazione pubblica adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 35, comma 3” (comma 1); “Le altre società a partecipazione pubblica totale o di controllo adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi, anche di derivazione comunitaria, di trasparenza, pubblicità e imparzialità” (comma 2).

E tali criteri e modalità di reclutamento si conformano, a norma del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 32, comma 3, ai principi di: a) adeguata pubblicità della selezione e modalità di svolgimento che garantiscano l’imparzialità e assicurino economicità e celerità di espletamento, ricorrendo, ove è opportuno, all’ausilio di sistemi automatizzati, diretti anche a realizzare forme di preselezione; b) adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire; c) rispetto delle pari opportunità tra lavoratrici e lavoratori; d) decentramento delle procedure di reclutamento; e) composizione delle commissioni esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime, che non siano componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione, che non ricoprano cariche politiche e che non siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali.

4.2. Questa Corte ha già ritenuto l’applicabilità dei suindicati principi ad AMA s.p.a., in quanto società interamente partecipata dal Comune di Roma per il servizio pubblico di raccolta, trasporto, trattamento, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti. In particolare, essa ha ritenuto “la nullità della procedura concorsuale per violazione di norme imperative di legge” costituire “causa di nullità dei contratti sottoscritti in esito a tale procedura indipendentemente dalla circostanza che gli odierni ricorrenti vi abbiano dato causa e a prescindere anche dal fatto che delle irregolarità commesse nella procedura concorsuale abbiano avuto consapevolezza. Ove, infatti, si consentisse la continuazione dello svolgimento del rapporto con un soggetto privo del requisito in parola si finirebbe per porre nel nulla la norma inderogabile a tutela di interessi pubblici, alla cui realizzazione deve essere costantemente orientata l’azione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici ovvero delle società, quali l’Ama spa, alle quali si applica il D.L. n. 112 del 2008, art. 18, convertito con modificazioni dalla L. n. 133 del 2008 (Cass. 15506/2019, 11951/2019). Pertanto, l’estraneità dei lavoratori agli illeciti ed alle irregolarità che connotarono la procedura culminata nell’assunzione, ove pure accertata e provata non avrebbe potuto fondare alcuna domanda volta alla continuazione del rapporto di lavoro geneticamente nullo per insussistenza dei presupposti previsti dal bando per la costituzione del rapporto di lavoro (Cass. 3644/2019)” (Cass. 29 luglio 2019, n. 20416, p.ti da 23 a 25 in motivazione). E tale indirizzo, condiviso per la correttezza argomentativa in esatta applicazione dei principi che regolano la materia delle società cd. in house, è meritevole di continuità.

Ne’ si può correttamente ritenere, come preteso dalla lavoratrice ricorrente in base alla sentenza d’appello della Corte dei Conti 7 gennaio 2019 (ampiamente trascritta a pgg. da 10 a 15 del ricorso), l’obbligo delle società suddette, quali AMA s.p.a., di adozione dei suindicati principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità, quali criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi, soltanto nei termini del D.L. n. 112 del 2008, art. 23bis e del D.P.R. n. 168 del 2010, art. 7: essendo comunque operante, per non consentire ad esse di assumere oltre personale senza la loro osservanza, la previsione del D.L. n. 112 del 2008, art. 18, comma 1, conv. in L. n. 133 del 2008 (per la sua operatività, oltre alla giurisprudenza citata, adde: Cass. 17 gennaio 2020, n. 983, p.to 9.5. in motivazione).

5. Dalle argomentazioni sopra svolte discende il rigetto del ricorso, con la regolazione delle spese del giudizio secondo il regime di soccombenza e raddoppio del contributo unificato, ove spettante nella ricorrenza dei presupposti processuali (Cass. s.u. 20 settembre 2019, n. 23535).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 200,00 per esborsi e Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso per spese generali in misura del 15% e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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