Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25380 del 25/10/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 25/10/2017, (ud. 14/06/2017, dep.25/10/2017),  n. 25380

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19420-2012 proposto da:

A.M.G., + ALTRI OMESSI

– ricorrenti –

contro

ASL n. (OMISSIS) SAVONESE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NICOLO’ TARTAGLIA 5,

presso lo studio dell’avvocato SANDRA AROMOLO, rappresentata e

difesa dagli avvocati ANTONIO PIPICELLI, MARIO SPOTORNO, giusta

delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 256/2012 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 26/04/2012 R.G.N. 401/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/06/2017 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato MASSIMO PICCONE CASA;

udito l’Avvocato MARIO SPOTORNO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza del 26.4.2012, la Corte di appello di Genova, in riforma della sentenza del Tribunale di Savona, ha respinto la domanda di alcuni infermieri in servizio presso il blocco operatorio della A.S.L. n. (OMISSIS) Savonese diretta ad ottenere il risarcimento del danno per l’inserimento, in maniera costante e non occasionale, nei turni di pronta disponibilità in misura superiore a sei turni al mese per ciascun dipendente, in considerazione della limitazione del pieno godimento dei riposi conseguente alla necessità di rendersi prontamente rintracciabili fuori dall’orario di lavoro in vista di un’eventuale prestazione lavorativa.

2. La Corte di merito ha rilevato che l’A.S.L. non aveva proceduto ad alcun inadempimento contrattuale posto che il tenore lessicale della disposizione che disciplina l’istituto della pronta disponibilità (art. 7 del c.c.n.l. comparto Sanità 20.9.2001, contratto integrativo del c.c.n.l. 7.4.1999) rende chiara l’intenzione delle parti sociali di prevedere la soglia di sei turni nell’arco mensile quale previsione di massima e di natura programmatica, e non come contingente temporale invalicabile, tenuto altresì conto della specificità dei destinatari (lavoratori chiamati ad assicurare un servizio di rilevante interesse pubblico) nonchè della valutazione sul piano retributivo effettuata dalla contrattazione collettiva.

3. Avverso questa sentenza gli originari ricorrenti propongono ricorso sulla base di cinque motivi. Resiste con controricorso l’A.S.L. intimata. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo i ricorrenti denunziano violazione e falsa applicazione dell’art. 7 del c.c.n.l. comparto Sanità 20.9.2001 (integrativo del c.c.n.l. 7.4.1999) avendo, la Corte di merito, erroneamente interpretato la disposizione contrattuale (in particolare, i commi 2, 4 e 10) che fa chiaramente intendere l’eccezionalità dell’istituto della pronta disponibilità, che, pertanto, non può superare – se non in casi eccezionali – il limite di sei turni al mese per ciascun operatore sanitario.

2. Con il secondo motivo i ricorrenti deducono omessa e/o insufficiente motivazione in ordine al presupposto che sorregge il diritto della A.S.L. di richiedere turni di reperibilità oltre il limite di sei, posto che la circostanza di svolgere l’attività presso il blocco operatorio già rappresenta la condizione per poter ricorrere all’istituto de quo (e non legittima, pertanto, la richiesta dell’Azienda di oltrepassare il limite numerico).

3. Con il terzo motivo i ricorrenti denunciano violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1362 c.c. e ss. nonchè vizio di motivazione in ordine al presupposto lessicale che sorregge il ricorso dell’Azienda ad un numero di turni, per ciascun infermiere, superiore a sei, dovendosi interpretare l’inciso “Di norma” non come previsione di massima e di natura programmatica bensì come limite massimo di prestazione di turni di reperibilità, limite che tiene conto della conseguente contrazione del diritto al godimento dei riposi.

4. Con il quarto motivo i ricorrenti denunciano violazione e/o falsa applicazione dell’art. 36 Cost. e dell’art. 7 c.c.n.l. comparto Sanità 20.9.2011 avendo trascurato, la Corte territoriale, che il diritto al riposo – costituzionalmente tutelato – viene eccessivamente compresso se si supera il limite (di sei turni al mese) che le parti sociali hanno ritenuto di indicare.

5. Con il quinto motivo i ricorrenti denunciano violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115 e 166 c.p.c., in relazione agli artt. 2697,1223 e 1226 c.c., nonchè vizio di motivazione avendo, la Corte distrettuale, trascurato che i ricorrenti hanno fornito dimostrazione del danno subito, consistente nella limitazione delle opzioni di vita (dovendo assicurare, durante il turno di reperibilità, la possibilità di raggiungere il posto di lavoro in tempi prestabiliti nell’eventualità di una chiamata).

6. I primi quattro motivi, che possono essere trattati congiuntamente in quanto connessi tra loro, non sono fondati.

L’art. 7 del c.c.n.l. comparto Sanità 20.9.2001 (integrativo del c.c.n.l. 7.4.1999), recante la disciplina del “Servizio di pronta disponibilità” recita:

“1. Il servizio di pronta disponibilità è caratterizzato dalla immediata reperibilità del dipendente e dall’obbligo per lo stesso di raggiungere la struttura nel tempo previsto con modalità stabilite ai sensi del comma 3.

2. All’inizio di ogni anno le aziende predispongono un piano annuale per affrontare le situazioni di emergenza in relazione alla dotazione organica, ai profili professionali necessari per l’erogazione delle prestazioni nei servizi e presidi individuati dal piano stesso ed agli aspetti organizzativi delle strutture.

3. Le modalità di cui al comma 1 ed i piani per l’emergenza sono definiti con le procedure della concertazione di cui all’art. 6, comma 1, lett. b) del CCNL 7 aprile 1999.

4. Sulla base del piano di cui al comma 2, sono tenuti a svolgere il servizio di pronta disponibilità solo i dipendenti in servizio presso le unità operative con attività continua ed in numero strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali dell’unità.

5. Il servizio di pronta disponibilità è organizzato utilizzando di norma personale della stessa unità operativa.

6. Il servizio di pronta disponibilità va limitato ai turni notturni ed ai giorni festivi. Nel caso in cui esso cada in giorno festivo spetta un riposo compensativo senza riduzione del debito orario settimanale. La pronta disponibilità ha durata di dodici ore e dà diritto ad una indennità di Lire 40.000 per ogni dodici ore.

7. Due turni di pronta disponibilità sono prevedibili solo nei giorni festivi.

8. Qualora il turno sia articolato in orari di minore durata, i quali, comunque, non possono essere inferiori alle quattro ore, l’indennità è corrisposta proporzionalmente alla sua durata, maggiorata del 10%.

9. In caso di chiamata l’attività viene computata come lavoro straordinario ai sensi dell’art. 34 del CCNL 7 aprile 1999, come modificato dall’art. 39 del presente contratto, ovvero trova applicazione l’art. 40.

10. Di regola non potranno essere previste per ciascun dipendente più di sei turni di pronta disponibilità al mese.

11. Possono svolgere la pronta disponibilità solo i dipendenti addetti alle attività operatorie e nelle strutture di emergenza. Sono, pertanto esclusi:

a) Tutto il personale delle categorie A, 8, C e D, profili del ruolo amministrativo;

b) il personale appartenente alle categorie A, C e D, profili del ruolo tecnico;

c) per il personale del ruolo sanitario appartenenti alla categoria D, i profili della riabilitazione e delle caposala.

12. Ai seguenti profili professionali è consentita la pronta disponibilità per eccezionali esigenze di funzionalità della struttura:

a) personale del ruolo tecnico appartenente alla categoria 8 di entrambe le posizioni economiche B e Bs;

b) personale del ruolo sanitario appartenente alla categoria D, livello economico Ds.

13. Le aziende potranno valutare con le procedure di cui all’art. 6, comma 1, lett. b) CCNL 7 aprile 1999, eventuali ulteriori situazioni in cui ammettere la pronta disponibilità, in base alle proprie esigenze organizzative.

14. Ai compensi di cui al presente articolo si provvede con le risorse del fondo di cui all’art. 38, comma 1 del CCNL 7 aprile 1999. La contrattazione integrativa, in base ai modelli organizzativi adottati dall’azienda con riguardo alla razionalizzazione dell’orario di lavoro e dei servizi di pronta disponibilità che abbiano carattere di stabilità, potrà destinare in tutto o in parte i relativi risparmi alle finalità dell’art. 39, comma 4, lett. d) del CCNL 7 aprile 1999 ovvero a rideterminare l’importo dell’indennità di cui al comma 6 del presente articolo.

15. E’ disapplicato il D.P.R. n. 270 del 1987, art. 18”.

Secondo il disposto dell’art. 1362 c.c., comma 1, nell’interpretare il contratto si deve indagare quale sia stata la comune intenzione delle parti e non limitarsi al senso letterale delle parole; il comma successivo stabilisce poi che, per determinare la comune intenzione delle parti, si deve valutare il loro comportamento complessivo, anche posteriore alla conclusione del contratto.

La giurisprudenza di questa Corte ha avuto modo si precisare al riguardo che, ai fini della ricerca della comune intenzione dei contraenti, il primo e principale strumento è rappresentato dal senso letterale delle parole e delle espressioni utilizzate nel contratto, con la conseguente preclusione del ricorso ad altri criteri interpretativi, quando la comune volontà delle parti emerga in modo certo ed immediato dalle espressioni adoperate e sia talmente chiara da precludere la ricerca di una volontà diversa (cfr, ex plurimis, Cass., nn. 14850/2004, 28479/2005; 4176/2007, 110/2013).

Quest’ultima condizione è riscontrabile nel caso che ne occupa, posto che la ricordata disposizione della norma contrattuale di riferimento risulta chiara nella sua portata precettiva; infatti, contrariamente a quanto affermato in ricorso, ben può ritenersi, sotto il profilo grammaticale e sintattico, che l’uso – nel comma 10 dell’articolo in esame – dell’inciso “Di regola” stia a significare una situazione che si verifichi normalmente e che non escluda, in determinati contesti, la ricorrenza di circostanze diverse.

La Corte territoriale, in aderenza alla ricordata previsione dell’art. 1362 c.c., nell’indagare sulla comune intenzione delle parti (che costituisce un accertamento di fatto riservato al giudice di merito), ha considerato il tenore lessicale della disposizione ed ha ritenuto che la specificità dei destinatari e le ineludibili esigenze del servizio ospedaliero (trattandosi di ricorrenti tutti operanti presso il blocco operatorio della A.S.L.) consentano di leggere la dizione quale previsione di massima e di natura programmatica e consentano, pertanto, all’Azienda di richiedere turni di pronta disponibilità anche in misura superiore a sei.

Ebbene, il ricorso, pur denunciando l’intervenuta violazione dei criteri ermeneutici, si risolve nella prospettazione di una difforme interpretazione della normativa contrattuale, e deve essere, pertanto, rigettato, considerato altresì che non sussiste nemmeno il prospettato vizio di motivazione insufficiente e contraddittoria. Secondo la condivisa e consolidata giurisprudenza di questa Corte, il vizio di insufficiente motivazione di una sentenza sussiste allorchè essa mostri, nel suo insieme, un’obiettiva deficienza del criterio logico che ha condotto il Giudice del merito alla formazione del proprio convincimento, mentre il vizio di contraddittoria motivazione presuppone che le ragioni poste a fondamento della decisione risultino sostanzialmente contrastanti, in guisa da elidersi a vicenda e da non consentire l’individuazione della ratio decidendi, e cioè l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione adottata; con la conseguenza che tali vizi non sussistono quando il giudice abbia semplicemente attribuito agli elementi vagliati un significato non conforme alle attese ed alle deduzioni della parte (cfr, ex plurimis, Cass., n. 24656/2008, 914/1996).

La Corte distrettuale ha rilevato che il tenore lessicale della disposizione rende chiara l’intenzione delle parti sociali di prevedere la soglia di sei turni nell’arco mensile quale previsione di massima e di natura programmatica, e non come contingente temporale invalicabile, tenuto altresì conto della specificità dei destinatari (lavoratori chiamati ad assicurare un servizio di rilevante interesse pubblico) nonchè della valutazione sul piano retributivo effettuata dalla contrattazione collettiva.

Non è, quindi, ravvisabile alcuna lacuna o contraddizione motivazionale.

7. Il quinto motivo, concernente la valutazione della sussistenza di un danno, deve ritenersi assorbito.

8. In conclusione, il ricorso va rigettato. Le spese di lite seguono il criterio della soccombenza dettato dall’art. 91 c.p.c.

PQM

La Corte rigetta i primi quattro motivi del ricorso, assorbito il quinto. Condanna i ricorrenti a rimborsare le spese di lite all’Azienda controricorrente liquidate in Euro 200,00 per esborsi ed in Euro 16.000,00 per competenze professionali, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 14 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 25 ottobre 2017

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