Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25376 del 12/11/2013


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 25376 Anno 2013
Presidente: SALME’ GIUSEPPE
Relatore: CECCHERINI ALDO

SENTENZA

sul ricorso 30983-2006 proposto da:
ASSOCIAZIONE VILLA REGINA (C.F. 02711470878), in
persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI GRACCHI

Data pubblicazione: 12/11/2013

187, presso l’avvocato MAGNANO DI SAN LIO
GIOVANNI, che la rappresenta e difende unitamente
2013
1398

agli avvocati TAFURI LUIGI, TAFURI GAETANO, giusta
procura a margine del ricorso;
– ricorrente contro

1

COMUNE DI AGIRA (EN)

– P.I. 00106510860, in

persona del Sindaco pro tempore, domiciliato in
ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA CIVILE
DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso
dall’avvocato MINGIARDI GIUSEPPE, giusta procura a

controricorrente

avverso la sentenza n. 649/2005 della CORTE
D’APPELLO di CATANIA, depositata il 25/07/2006;
udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 26/09/2013 dal Consigliere
Dott. ALDO CECCHERINI;
udito

il

P.M.,

in

persona

del

Sostituto

Procuratore Generale Dott. MAURIZIO VELARDI che ha
concluso per il rigetto del ricorso.

margine del controricorso;

2

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con atto di citazione notificato il 24 gennaio
1995, il Comune di Agira si oppose al decreto ingiuntivo del Presidente del Tribunale di Catania, notificato

della somma di

107.296.634, oltre agli accessori, a

titolo di rette dovute per il ricovero di tre anziani
presso una struttura dell’associazione. Il comune escludeva di avere mai autorizzato il ricovero e di avere mai stipulato una convenzione con l’associazione.
2. Costituitasi all’udienza, l’associazione resistette all’opposizione e, per il caso di suo accoglimento, formulò domanda riconvenzionale di condanna
dell’ente al pagamento della stessa somma a titolo
d’ingiustificato arricchimento.
3. Con sentenza 28 settembre 2008, il Tribunale di
Catania accolse l’opposizione, revocò il decreto e dichiarò inammissibile la domanda riconvenzionale.
4. La decisione è stata confermata dalla Corte
d’appello di Catania con sentenza 25 luglio 2006. La
corte territoriale ha osservato che i comuni, pur avendo in materia una competenza generale a norma dell’art.
16 della legge regionale 9 maggio 1986 n. 22, non sono
tenuti a stipulare delle convenzioni con enti iscritti

3

a istanza dell’Associazione Villa Regina, di pagamento

nell’albo regionale delle istituzioni assistenziali a
norma dell’art. 20 legge cit., ma possono operare anche
mediante gestione diretta o delega ai consigli di quartiere : la stessa istituzione dei servizi avviene, da

ziarie di cui dispongono e nel rispetto delle norme in
materia di finanza locale, e solo in ipotesi specifiche
sono tenuti a provvedere in materia.
5. Per la cassazione della sentenza, notificata il

15 settembre 2007, ricorre l’associazione Villa Regina,
per tre motivi con atto notificato il 14 novembre 2006.
Il Comune di Agira resiste con controricorso notificato il 21 dicembre 2006.
MOTIVI DELLA DECISIONE
6.

Con il primo motivo di ricorso, denunciando la

violazione degli artt. 6 n. 4, legge 8 novembre 2000 n.
328, in relazione agli artt. 16, 20, e 23 della legge
regionale 9 maggio 1986 n. 22, si pone il quesito di
diritto se i comuni siciliani siano obbligati per legge
a sostenere le spese assistenziali in favore degli anziani indigenti e residenti sostenuti dagli enti, qual
è l’associazione ricorrente, iscritti nell’albo regionale degli enti assistenziali, anche in mancanza di
convenzione scritta, quando il comune non abbia una
4

Il
dr.

. rel. est.
Ceccherini

parte dei comuni, compatibilmente con le risorse finan-

propria struttura per l’erogazione diretta dell’assistenza e sia accertata l’esistenza delle condizioni di
ricovero.
7. Al quesito deve darsi risposta negativa, trovan-

già formulato da questa corte, per il quale, in tema di
servizi socio-assistenziali nella Regione siciliana, il
ricovero di persone anziane presso strutture private è
subordinato, ai sensi dell’art. 20 della legge reg. 9
maggio 1986, n. 22, alla stipulazione di apposita convenzione da parte del Comune, nonché, ai sensi
dell’art. l, lett. i), della legge reg. 11 dicembre
1991, n. 48, che richiama l’art. 55 della legge 8 giugno 1990, n. 142, all’attestazione della relativa copertura finanziaria, la cui sussistenza condiziona anche il pagamento dei corrispettivi delle prestazioni
erogate, trattandosi di prestazioni positive previste a
tutela di un diritto costituzionalmente protetto, la
cui attuazione non è però incondizionata, ma presuppone
un bilanciamento con altri interessi costituzionalmente
protetti, tenuto conto dei limiti oggettivi che il legislatore incontra in relazione alle risorse organizzative e finanziarie di cui dispone, e non potendo escludersi l’applicabilità delle predette disposizioni per
effetto dell’art. 6 della legge 8 novembre 2000, n.

5

do nella specie applicazione il principio di diritto,

328, il quale, nel porre a carico del Comune di residenza gli obblighi connessi all’integrazione economica
necessaria per il ricovero, fa salve a sua volta le modalità stabilite dalla legge n. 142 del 1990 (Cass. 10

8. Con il secondo motivo, denunciando la violazione
degli artt. 2040 e 2041 , la ricorrente pone il quesito
se, in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo,
possa l’opposto, con l’atto di costituzione in giudizio, proporre la domanda d’indebito arricchimento, a
seguito dell’eccezione avanzata dall’opponente con
l’atto di citazione, di mancanza di titolo costitutivo
del credito (nella specie la convenzione) specialmente
laddove non sia stato rifiutato il contraddittorio.
Anche in questo caso deve darsi risposta negativa
al quesito.
9. Va premesso, per l’intelligenza di quel che segue, che non risulta dalla sentenza, né si allega dal
ricorrente, che il comune opponente a decreto ingiuntivo avesse introdotto con l’atto di opposizione un nuovo
tema connesso all’arricchimento senza causa, che potesse giustificare la nuova domanda dell’opposto (attore
sostanziale), da proporsi in ogni caso con la costituzione cinque giorni prima dell’udienza, per non incorrere nelle preclusioni del 183 c.p.c.

6

ficons
dr. Aldo

.est.
hetini

giugno 2010 n. 14006).

In punto di diritto va richiamato l’insegnamento
delle Sezioni unite di questa corte. Le domande di adempimento contrattuale e di arricchimento senza causa,
quali azioni che riguardano entrambe diritti eterode-

gicamente, sia quanto alla causa petendi (esclusivamente nella seconda rilevando come fatti costitutivi la
presenza e l’entità del proprio impoverimento e
dell’altrui locupletazione, nonché, ove l’arricchito
sia una P.A., il riconoscimento dell’utilitas da parte
dell’ente), sia quanto al petitum (pagamento del corrispettivo pattuito o indennizzo). Ne consegue che, nel
procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo – al
quale si devono applicare le norme del rito ordinario,
ai sensi dell’art. 645, secondo comma, e, dunque, anche
l’art. 183, quinto comma, c.p.c. – la domanda di arricchimento senza causa avanzata con la comparsa di costituzione e risposta dall’opposto (che riveste la posizione sostanziale di attore) è ammissibile soltanto
qualora lo sia stato lo stesso opponente a introdurre
nel giudizio, con l’atto di citazione, un ulteriore tema di indagine, tale che possa giustificare l’esame di
una situazione di arricchimento senza causa. In ogni
altro caso, all’opposto non è consentito di proporre,
neppure in via subordinata, nella comparsa di risposta
7

terminati, si differenziano, strutturalmente e tipolo-

o successivamente, un’autonoma domanda di arricchimento
senza causa, la cui inammissibilità è rilevabile d’ufficio dal giudice.
10. Il riferito principio di diritto deve trovare

l’azione d’ingiustificato arricchimento è stata introdotta per la prima volta nel giudizio dall’opposto al
decreto ingiuntivo, attore sostanziale, senza che ciò
fosse giustificato dall’opposizione al decreto. Il motivo deve essere pertanto rigettato.
11. Il terzo motivo, che sollecita il regolamento
delle spese conseguente alla pronuncia, non contiene
alcuna autonoma censura alla sentenza impugnata ed è
inammissibile.
P. q. m.

La Corte rigetta il ricorso, e condanna la ricorrente al pagamento delle spese liquidate in g 5.200,00,
di cui 5.000,00 per compenso, oltre agli oneri accessori di legge.
Così deciso a Roma, nella camera di consiglio della
prima sezione civile della Corte suprema di cassazione,
il giorno 26 settembre 2013.

applicazione anche nella presente fattispecie, in cui

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