Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25369 del 20/09/2021

Cassazione civile sez. I, 20/09/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 20/09/2021), n.25369

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17640/2020 proposto da:

A.J., elettivamente domiciliato in Lecce, alla via

Scarambone n. 34/A, presso l’avvocato C. Castrignanò, che lo

rappresenta e difende, per procura in atti;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– resistente –

avverso la sentenza n. 1233/2020 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 03/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/04/2021 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Napoli ha respinto il gravame proposto da A.J., cittadino (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale di Napoli che confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale aveva negato alla richiedente il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il ricorrente ha riferito che la sua partenza dalla (OMISSIS) è connessa alla morte del padre e alla conseguenziale pretesa degli (OMISSIS) di farlo succedere al de cuius come membro dell’associazione segreta. A supporto della decisione di rigetto, la Corte di Appello ha ritenuto il ricorrente privo di credibilità perché, in effetti, il padre era morto quando il ricorrente era già in Italia, come affermato dallo stesso in prima battuta, con successivo inefficace tentativo di mutare versione. La Corte d’appello ha reputato, pertanto, insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale richiesta, l’assenza di una situazione di violenza indiscriminata nella zona di provenienza e non ha ravvisato neppure la ricorrenza di gravi motivi di carattere umanitario.

Contro la sentenza della Corte d’appello è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello: (i) sotto un primo profilo, per violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 10, lett. c) in combinato disposto con l’art. 24 Cost., comma 2, per mancata assunzione dei mezzi di prova, in particolare, per il mancato accoglimento della richiesta istruttoria dell’audizione del richiedente in sede di appello; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 9, in combinato disposto del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, in particolare, si contesta che le fonti utilizzate dalla Corte d’appello non siano complete e non siano aggiornate; (iii) sotto un terzo profilo, per violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 3 e 7, anche in relazione alla violazione del diritto di difesa e per difetto di motivazione.

Il primo motivo è inammissibile, perché generico, in quanto il ricorrente non ha dedotto fatti nuovi a sostegno della domanda né ha precisato gli aspetti intorno ai quali intendeva fornire chiarimenti attraverso una nuova audizione (Cass. n. 21584/20).

Il secondo motivo è inammissibile, perché il richiedente contesta le fonti utilizzate dall’organo giudicante in termini di mero dissenso e senza riportare specifiche fonti alternative.

Il terzo motivo è inammissibile, perché solleva censure di merito sull’accertamento di fatto espresso dalla Corte d’appello in riferimento alla situazione della (OMISSIS) alla luce delle fonti consultate.

La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 settembre 2021

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